Bisogna che noi italiani ci mettiamo in testa subito che un record è una cosa seria, prima che ce lo ricordino altri rendendo pubblico internazionalmente uno sputtanamento che è già latente. Un record nella vela è un qualcosa di difficile, di complicato; qualcosa che va conquistato con fatica e con sudore e che richiede tanta, ma tanta preparazione. E’ più facile vincere una regata che fare un record. Per arrivare primi bisogna certo essere preparati al massimo, ma si può in ogni caso tener conto dell’avversario e regolarsi su di esso. Arrivare primi non vuol dire andare al massimo delle proprie possibilità; battere un record si. Un conto è stabilire un record altro è batterlo. E’ una questione di stile. Il caso più eclatante, ma non certo l’unico, è quello di Maserati. A mio avviso la ricerca di una serie di record da stabilire al di qua e al di la dell’Atlantico, non ha fatto bene alla credibilità della vela italiana né a quella di Giovanni Soldini, che bene ha fatto rinunciando alla registrazione della Miami-New York per la media troppo bassa ottenuta. Il polverone comunque è stato tanto, ed è purtroppo solo questo che conta per gli sponsor e che noi, sia come velisti che giornalisti specializzati e non, esaltiamo. Ma il vizietto è di antica data. Per rimanere nello stesso ambito Fiat, anche se non si tratta di vela, stiamo festeggiando il ventennale dell'impresa del Destriero che non ha mai conquistato il Nastro Azzurro. Il Destriero è una barca a motore che negli anni 90 ha tentato di stabilire un record nella traversata dell'Atlantico da Est verso Ovest non riuscendo nell'intento ma stabilendo comunque un record nella traversata di ritorno ad una velocità media di 53.09 nodi. Niente ha a che vedere quindi con il Nastro Azzurro, che era un riconoscimento informale dato alla nave passeggeri che attraversava l'Atlantico nel minor tempo dall'Europa all'America del Nord.
Festeggiamo comunque il ventennale del Destriero per questo record che mi risulta ancora imbattuto e perché questa barca ha dato la possibilità ai nostri cantieri di imporsi nelle costruzioni leggere e veloci.
I record a vela veri sono quelli certificati dal World Sailing Speed Record Council, quelli omologati che appaiono negli elenchi di questa istituzione. Per ora quelli italiani sono solo due: uno di Stealth sul percorso Marsiglia Cartagine di Gianni Agnelli e l'altro di Maserati sul percorso Cadice San Salvador di Giovanni Soldini. Oltre questi due dobbiamo ricordare quello in solitario del franco-italiano Di Benedetto sul percorso Yokoama San Francisco con un cat di 20 piedi. Qui da noi i record non sono ricercati ma vi sono comunque improvvisati recordman che mitificano giri d'Italia o di altre nostre isole e le festaggiano come grandi imprese. Ma questi sono anche i guai di internet. Troppa comunicazione e ognuno dice quel che vuole, tanto uno spazio in rete lo trova sempre. Gli è proprio tutto da rifare.
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