C’è chi, come i protagonisti della Vendée Globe, soffre il caldo equatoriale e chi, come gli equipaggi impegnati nella seconda tappa della Volvo Ocean Race, stà congelando nel profondo sud dell’Indiano. Ma vela fredda o calda non si riferisce solo al meteo. Sono due regate, affascinanti entrambe, ma la sfida dei solitari della Vendée ha tutto un altro fascino a, forse,scalda davvero un po’ di più i cuori. Un personaggio solo in balia delle onde, contro un equipaggio di superprofessionisti su barche ipertecnologiche. La follia creativa di una corsa anche contro se stessi o l’organizzazione di un team che deve correre più veloce di altri per il business? Abbiamo dato più spazio alla corsa francese che a questo giro del mondo internazionale zeppo di sponsor, è vero. E, se possibile, ce ne scusiamo anche con i nostri lettori, ma la penna va anche dove la porta… la ragione. Perché la Volvo Ocean Race è una corsa pensata, nel suo attuale percorso, prima del crollo finanziario e della conseguente caduta dei consumi. Si chiama Volvo, ha in testa due barche svedesi della Ericsson, nel mezzo due della compagnia telefonica spagnola (una Blu, più avanti, una Nera quasi in fondo alla classifica), una barca della Puma, una con il logo del Gruppo Delta Lloyd (dentro c’è anche ABN Amro e il sito originale è in olandese), una russa ed infine una barca cinese, anzi Cino-Celtica. La passerella finale verrà fatta in due regate (oceaniche??) tra Goteborg, Stoccolma e San Pietroburgo. Ma le prossime tappe saranno forse le più importanti per l’organizzazione: quelle di Cochin, in India, di Singapore e di Qingdao, il porto olimpico cinese. E sul sito della Volvo Ocean Race, ma anche su quelli dei team, si magnificano le opportunità di business per gli sponsor, che avranno imperdibili opportunità di marketing.E’ la prima volta per un evento che ha una storia lunga 33 anni - si evidenzia da parte dell’organizzazione - che la regata visiterà porti su una nuova rotta che include l’India, la Cina e il sud est asiatico. La Volvo Ocean Race - recita il sito - è il miglior connubio tra il glamour a terra ed il dramma e la resistenza in mare. Non siamo certo contrari alle sponsorizzazioni nella vela, anzi; riteniamo che senza di loro non ci sarebbe stata nessuna evoluzione in questo sport. Ma quando anche una regata gloriosa e inimitabile come la Whitbread – il nome originale della VOR – è assolutamente dipendente dal credito, dalle assicurazioni, dalle case automobilistiche che stanno vedendo i loro titoli crollare in borsa e non troveranno più all’arrivo in questi porti il mercato per il quale avevano investito, il futuro di questa regata ci appare quanto meno incerto.
Ma intanto Ericsson 4, timonato da Torben Grael, va, ed è stata la prima a passare il cancello posto a 58 gradi di longitudine est raccogliendo 4 punti. Ora Grael punta a nord per le 2200 miglia che lo separano da Cochin. Anders Lewander con la gemella Ericsson 3 è passato secondo al waypoint ed ha incassato 3,5 punti.
Torben Grael, il brasiliano medaglia olimpica e, per noi italiani, soprattutto tattico di Luna Rossa, impegnato al timone di Ericsson 4 in questa che è la sua seconda VOR dice:”Siamo ben preparati e abbiamo una buona barca. A terra hanno sistemato bene la barca per questa seconda tappa. Abbiamo avuto una buona partenza e navigato bene. E' tutto questo messo insieme ci ha fatto arrivare per primi al cancello”.
I due Ericsson sono stati gli equipaggi che hanno scelto una rotta più meridionale rispetto agli altri Team. Una scelta difficile, perché, se è vero che la rotta è più diretta, ci sono anche maggiori pericoli. Le condizioni per le due barche svedesi sono state infatti molto difficili con venti costantemente sopra i 25 nodi ed un mare confuso e molto ripido. Hanno affrontato anche una bella burrasca con venti fino a 40/50 nodi e qualche vela esplosa ma senza gravi danni.
“E'stata una dura in questi cinque giorni fino al cancello - ha detto Horacio Carabelli da Ericsson 4 – la burrasca ha reso molto difficile controllare la barca. E’ arrivata anche la grandine e se ne è accumulata un centimetro nel cockpit”
Ora gli equipaggi filano su rotte tranquille verso nord, verso l’India, con Ericsson 4 in testa, seguita da Ericsson 3 a 12 miglia e da Green Dragon a 31. Puma ha avuto un problema allo scafo che fortunatamente è riuscito a riparare, anche se ha dovuto cedere posizioni. Ma quello che rende felice l’equipaggio, oltre ad aver ripreso ad andare forte, è che ora possono vivere senza la polvere di carbonio che si infilava dappertutto. Molti dicono che la VOR ha perso di interesse con questo nuovo percorso: niente Australia e Nuova Zelanda, pochi 50 se non per il cancello. Forse è vero visto che sulla corsa c’è poco da dire. Non possiamo certo augurarci emozioni dai pirati della Malesia. Che dire? Ridateci la Whitbread!
In mare si disegna un campo di regata perfetto. A terra, invece, si gioca una partita molto più complessa, dove il vento conta meno delle aspettative – e delle diffidenze – di chi quel tratto di costa lo vive ogni giorno
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