sabato, 24 febbraio 2024


ARGOMENTI
IN EVIDENZA

campionati invernali    manifestazioni    rorc caribbean 600    star    arkea ultim challenge    cambusa    fiv    press    ambiente    altura    ilca    global solo challenge   

VELE D'EPOCA

Rinascono al Cantiere Pezzini di Viareggio le barche storiche firmate Sparkman & Stephens

rinascono al cantiere pezzini di viareggio le barche storiche firmate sparkman amp stephens
redazione

Quattro barche a vela storiche sottoposte a restauro, tutte progettate nell’ultimo mezzo secolo dal leggendario studio di progettazione navale Sparkman & Stephens di New York. È quanto accaduto recentemente presso il Cantiere Pezzini di Viareggio, storica realtà della cantieristica da diporto fondata in Toscana nel 1905. Le barche sono Ojalà II del 1973, costruita in alluminio, gli Swan classici in vetroresina Black Tie del 1981 e Vanessa del 1985 e infine Mait II, realizzata in legno nel 1957. Una dimostrazione di come le maestranze del Cantiere Pezzini siano in grado di intervenire indifferentemente su barche costruite con i principali materiali impiegati per la costruzione navale.

OJALÀ II, PUROSANGUE DA REGATA

Ojalà II è uno sloop Marconi lungo 11,54 metri, costruito in alluminio nel 1973 dal cantiere olandese Royal Huisman su progetto di Sparkman & Stephens. Dal 2009, come accaduto anche quest’anno, il Cantiere Pezzini (www.cantierepezziniviareggio.it) ne ha sempre curato la manutenzione ordinaria e straordinaria. La barca è sempre appartenuta alla famiglia inglese Holland, proprietaria dal 1950 del colosso Amplifon, leader mondiale nel settore degli apparecchi acustici. Innumerevoli le competizioni alle quali ha partecipato, tra cui il Fastnet e la One Ton Cup del 1973, 4 Middle Sea Race (1979-2013-2015-2017), numerose edizioni della Giraglia, Campionati del Mediterraneo, Settimana delle Bocche, Settimana di Alassio e 7 Campionati CIM riservati alle barche d’epoca e classiche. Nel 1977 ha attraversato l’Oceano Atlantico ed è rientrata in Europa l’anno successivo.

Dalla fine degli anni Ottanta la barca è sempre stata gestita dal velista milanese e coordinatore sportivo Michele Frova, classe 1953, ex dirigente di azienda nel settore utensileria, da sempre amico della famiglia Holland. Negli ultimi 12 anni la barca si è presentata sulla linea di partenza di almeno 150 regate. Nel solo 2018, oltre a vincere la Settimana Velica Internazionale di Livorno, la Settimana dell’Argentario e la Settimana di Napoli, ed essere salita sul podio in tutte le regate alle quali ha partecipato, si è aggiudicata le coppe AIVE del Tirreno e il Trofeo Sparkman & Stephens.

IL RESTAURO “A TAPPE” DI OJALÀ II

Il 2009 è stato l’inizio della rinascita di Ojalà II. Il Cantiere Pezzini ha smantellato la coperta originale in compensato marino di mogano, imbullonata a un reticolo di bagli in alluminio e doghe di teak larghe 45 millimetri e 12 millimetri di spessore. Successivamente si è proceduto alla sabbiatura della sovrastruttura e della cinta sul punto di attacco delle lamiere, che sono state così preparate per la saldatura delle nuove lamiere in alluminio dello spessore di 5 millimetri. È seguita la livellatura con stucchi epossidici e l’incollaggio con adesivi poliuretanici del nuovo ponte, composto da doghe di teak dello spessore di 12 millimetri e lunghezza superiore anche a 5 metri. Nel 2013 si è proceduto al rifacimento dell’impianto elettrico, nel 2015 è stato posato il nuovo motore Volvo Penta D2-55 da 55 HP (che ha incrementato di 1 nodo la velocità di crociera), nel 2017 sono state rifatte la cucina e la zona carteggio in legno di teak e il pagliolato. Nel 2019, dopo oltre 200.000 miglia di mare, il vecchio albero in alluminio Sparlight lungo 14,75 metri è stato sostituito da un nuovo albero a due ordini di crocette della Velscaf di Franco ‘Ciccio’ Manzoli, con profilo classico in alluminio e sartiame in tondino. Sempre quell’anno è stata eseguita la prima lamatura del ponte di Ojalà II.   

LA VELATURA

L’attuale set di vele in dacron realizzato per Ojalà II, sono circa 25 quelle confezionate dal 2009 ad oggi, le consentono di competere indifferentemente nelle regate con certificati di stazza IRC, ORC International e CIM. Sempre quell’anno, a bordo di Ojalà II è salito il velaio Guido Cavalazzi, oggi Senior Designer Consultant nel settore vele classiche per North Sails, amico di gioventù del sopracitato team manager Frova nonchè velaio delle campagne italiane di Coppa America perAzzurra, Il Moro di Venezia e di Luna Rossa fino all’edizione di Valencia. Proprio per Il Moro, nel marzo 1992, Cavalazzi è stato il primo al mondo a realizzare a San Diego un genoa e una randa in laminato di carbonio, fornito dalla Montedison.

BLACK TIE, UN ALTRO 'CLASSIC SWAN' IN RESTAURO DA PEZZINI

Il passaparola conta. Dopo il refitting nel 2020 di Vanessa (leggi qui l’articolo), lo Swan 47 del 1985 di Matteo Salamon, Presidente della Sparkman & Stephens Swan Association, un altro armatore, l’imprenditore milanese Massimo Crovetto, ha scelto di avvalersi del Cantiere Pezzini per il restauro di Black Tie, il suo Swan 47 lungo 14,57 metri del 1981 (il 56esimo sui 70 ‘Swan 47’ varati dal cantiere finlandese Nautor tra il 1974 e il 1985). La barca, di colore nero come uno smoking, ha navigato diversi anni negli USA, poi è giunta in Europa. Entrata in cantiere a novembre 2020 tornerà a navigare entro l’estate. Anche in questo caso l’intervento più importante ha riguardato il rifacimento dei 37 metri quadrati della coperta con teak della Birmania. Tra gli altri lavori la riverniciatura del pozzetto e della tuga con Awlgrip di colore bianco, la sostituzione del plexiglass delle finestrature, boccaporti e oblò, la posa di un nuovo trave in ferro di appoggio in chiglia dell’albero, la riverniciatura degli interni in teak con vernici trasparenti bicomponenti e una mano finale di olio protettivo, la sabbiatura della carena, il trattamento antiosmosi e l’applicazione di antivegetativa, la lucidatura dell’opera morta. Rifatte anche le guide di scorrimento in Tufnol dei boccaporti e delle guarnizioni, invertita l’apertura delle panche del pozzetto, riverniciata la “fascia di bellezza” del paramare e della tuga e rianodizzate le componenti in alluminio di bordo (oblò, pastecche, goiot, ecc.).

LA POSA DELLA NUOVA COPERTA

Come è stato realizzato il nuovo ponte di Black Tie? Dopo lo smantellamento di quello vecchio si è provveduto a realizzare le nuove componenti del pozzetto, tuga, camminamenti laterali e panche, tramite dime in compensato. Il simulacro, tracciato sul pavimento, ha consentito di predisporre fasce di doghe di teak dello spessore di 12 millimetri. Ogni doga, incollata con adesivi poliuretanici previa livellatura e primerizzazione con un fondo isolante epossidico, ha una larghezza di 4,2 centimetri e una lunghezza massima di 6 metri con le attestature (dove termina una doga e ne inizia un’altra) tagliate all’inglese (ortogonali rispetto alla linea di chiglia). Le fasce più lunghe arrivano anche fino a 15 metri. Tramite apposite tabelle tecniche, che tengono conto di temperatura e umidità, sono state stabilite le tempistiche per la posa del nuovo teak. Il tempo di realizzazione è stato di circa 4 mesi. La rinnovata coperta, se trattata adeguatamente, soprattutto se spazzolata trasversalmente rispetto all’andamento longitudinale delle doghe, potrebbe durare ben oltre 15/20 anni.

LE MANOVRE VELICHE

Anche l’armo velico di Black Tie è stato oggetto di ricondizionamento. Dopo lo smontaggio e classificazione dell’attrezzatura, eseguita dall’attrezzista viareggino Francesco Dinelli, si è provveduto alla riprogettazione e semplificazione del piano di coperta e delle manovre veliche. Eliminata la rotaia della randa di cappa, con conseguente tappatura dei fori tramite rivetti svasati usualmente impiegati in campo aeronautico. L’albero in alluminio, originale dell’epoca, è stato sabbiato previa rimozione della canalina, cui è seguito l’isolamento con prodotti epossidici, la spruzzatura disottosmalto poliuretanico, la brasivatura con grana fine e la posa a spruzzo di due mani di vernice Awlgrip Topcoat Off-White. Lucidate anche le parti in acciaio inox e anodizzata la ferramenta in alluminio.

MAIT II

Prosegue senza sosta da alcune stagioni il restauro di Mait II, storico yawl bermudiano lungo 18,80 metri, costruito nel 1957 dal Cantiere Baglietto di Varazze (GE) su progetto di Sparkman & Stephens. La barca, appartenuta al Commendatore Italo Monzino, fondatore della Standa e mecenate dell’omonimo Centro cardiologico di Milano, è stata la prima barca italiana a partecipare nel 1959 alla regata del Fastnet con a bordo il navigatore Francis Chichester, non ancora Sir. In quella occasione Mait II si piazzò al settimo posto in Prima Classe RORC. Nel 1962 arrivò seconda alla Buenos Aires-Rio de Janeiro e partecipò anche ad alcune Middle Sea Race e alla Cape Town-Rio.

Oggi appartiene all’editore milanese Guido Tommasi. Tra gli interventi più recenti l’ultimazione della posa delle tavole di fasciame in mogano dello spessore di 32 millimetri, trattenute con circa 2000 chiodi in rame (realizzati in cantiere) di 8 millimetri di diametro, lunghi 10 centimetri e ribaditi internamente da altrettante rosette coniche. Tra i prossimi lavori il ripristino della pala e linea d’asse del timone, dell’astuccio dell’elica, del basamento per il nuovo motore e la ricostruzione degli interni progettati dallo Studio Faggioni. Alle attività di cantiere hanno partecipato in prima persona il titolare Massimo Pezzini, lo zio Sandro Pezzini e il viareggino Luca Sessa, l’operaio specializzato presente in cantiere dalla fine degli anni Ottanta.

ph. Paolo Maccione (Barche d'epoca e classiche) 

 


19/05/2021 15:25:00 © riproduzione riservata






I PIU' LETTI
DELLA SETTIMANA

Cambusa: l’hamburger gourmet ha un nuovo Re, Daniele Barra del pub Excalibur di Revello

È giunta alla 6a edizione la sfida di Burger Battle Italia, un contest che da mesi vedeva coinvolti i migliori chef specializzati in hamburger gourmet per contendersi un posto alla finalissima, svoltasi ieri 19 Febbraio al Beer&Food Attraction di Rimini

Arkea Ultim Challenge: due forti perturbazioni preoccupano Charles Caudrelier

Charles Caudrelier (Edmond de Rothschild): "Non sacrificherò il lavoro del team solo per impazienza. Stiamo parlando di 8 metri, 8,50 metri di mare con un vento previsto da 35-40 nodi, il che significa piuttosto 45-50 nodi e 70 in raffiche"

Arkea Ultim Challenge: Armel Le Cléac'h riparte da Rio

Dopo poco più di 48 ore di sosta Armel Le Cléac'h e Banque Populaire XI sono tornati in pista. Hanno lasciato Rio poco dopo le 16:30 UTC e ha ripreso la gara in 3a posizione. Gli skipper parlano del grande rumore a bordo (come in una discoteca)

Lavagna: tutti i vincitori del 48° Invernale del Tigullio

Diciassette prove, tre mesi e sei week end di confronti in acqua, trentadue imbarcazioni iscritte per il 48° Campionato Invernale Golfo del Tigullio

Arkea Ultim Challenge: Eric Peron passa Capo Horn

Per Eric Peron, che ha l'Ultim più vecchio della flotta e senza foil, la traversata del Pacifico è stata la più veloce di tutti i concorrenti, 1 ora e 14 minuti meno di Charles Caudrelier

2024 ILCA senior European Championships: primo giorno di prove solo per ILCA 6

Primo giorno di prove per gli ILCA senior European Championships 2024 di Atene in Grecia. Il vento non è stato clemente e ha costretto ad annullare due prove per gli ILCA 7 mentre le ragazze sugli ILCA 6 sono riuscite a disputare almeno una prova

Arkea Ultim Challenge: Biscaglia impraticabile, stop alle Azzorre per Caudrelier

Il team: "Una grande depressione sta bloccando la strada per Brest. Venti stabili di 40 nodi, con raffiche oltre i 50, e mari di 8 a 9 metri"

S&You e Wanderfun vincono l’Autunno Inverno Salodiano 2023-2024

Concluso il Campionato invernale Protagonist della Canottieri Garda, per la prima volta in gara anche la classe Fun

Cambusa: “Cavolo che zuppa”, i benefici dell’orto e dei legumi nella ricetta della chef Alessandra Ingegnetti

La chef de La Locanda del Mulino a Valcasotto, propone un Piatto ricco di proprietà nutritive e salutari di facile realizzazione ma di grande sapore (grazie anche al formaggio di Valcasotto)

Al Salone del Vino di Torino 2024 torna la notte Rosso Barbera

14 piole incontrano 14 musicisti e 14 produttori di Barbera. Una serata tra note, vino e cucina dà il via al lungo weekend del Salone del Vino di Torino 2024

Utilizzando questo sito accetti l’uso di cookie per analisi e pubblicità.  Approfondisci