Francis Le Goff è direttore di corse della Solitaire du Figaro per il 5° anno consecutivo, dopo 5 anni come assistente del precedente regista Gilles Chiorri. Ha un'idea molto ferma della filosofia della manifestazione, con il massimo rispetto per la correttezza sportiva. La sua responsabilità si estende alla definizione dei percorsi, alla loro durata e alla loro difficoltà. Per questa 51a edizione, la crisi sanitaria ha impedito le solite peregrinazioni verso l'Inghilterra, la Spagna o l'Irlanda. Alla fine, tre lunghe regate tutte francesi e una più corta, che hanno deliziato i solitari, tra cui una terza prova che è piaciuta tanto a Francis, con i suoi innumerevoli colpi di scena, e la qualità di tutti i partecipanti, che si rimettevano in gioco continuamente cambiando le loro scelte precedenti.
"Abbiamo avuto una grande terza tappa. Poco vento, 25 nodi al massimo, e tempo totalmente imprevedibile. Mi è piaciuto tutto di questa fase. La corsa è stata forzata all'inizio a causa dello schema di separazione del traffico del Pas-de-Calais. Questo ha permesso a molti skipper di mostrare la loro ottima padronanza della barca. Poi la partita si è aperta dopo Dieppe. E' stato bello. Mi è piaciuto molto. I concorrenti hanno provato molto, adattandosi al percorso, alle condizioni del mare e del vento, che erano così mutevoli. Lo spettacolo e la suspense erano onnipresenti, nella Baie de Seine Senna, attraversando Barfleur e La Hague, nel nord della Bretagna, e con quest'ultima giornata emozionante e imprevedibile. Alla fine, è stato l'ultimo colpo inaspettato che ha dato i suoi frutti! La quarta tappa (un circuito nel mare della Loire-Atlantique), il cui percorso è ancora da definire in quanto il tempo è incerto e ci sono grossi limiti di tempo a causa del programma onshore della regata e dei problemi con le chiuse, lascia aperte molte possibilità sulla classifica finale. Armel ha un vantaggio di soli 10 minuti. Fred Duthil conosce bene la zona, e il tempo, combinato con le alte maree, e quindi le potenti correnti da anticipare, possono causare distacchi significativi. Quindi, dopo 1.500 miglia di corsa, c'è ancora tutto in gioco!"
Anche Alberto Bona si prepara a questa quarta tappa con la sua Sebago e fa un'analisi di quella appena conclusa:" Una terza tappa in cui avevo riposto molto speranze. Ed è stata dura, nonostante fosse di rientro nelle coste un pò più conosciute anche da parte mia. I passaggi fondamentali da evidenziare, un inizio molto dispendioso a livello energetico, una lunga fase di bordeggio contro gli scogli a 20 nodi, incroci notturni a Cap Gris-Nez, tutti incollati l’uno all’altro a fare virate a ripetizione. Dopo, al contrario, i pericoli erano rappresentati dalle scelte da farsi vista la mancanza di vento.
Abbiamo studiato molto questo momento con il meteorologo, se restare in costa o andare a largo per aspettare il nuovo flusso sinottico da sud-est che doveva entrare. Ha pagato la scelta di rimanere in costa per aspettare l’entrata della termica, e sono contento della gestione di questo pericolo. Secondo punto fondamentale era il passaggio a Raz Blanchard, dove la corrente è molto forte, io e Xavier siamo stati gli unici a rimanere esterni perché eravamo più a nord, una scelta quasi obbligata ma che si è rivelata buona in seguito.
E poi una volta che il flusso da est si è spento, agganciate le coste bretoni, è iniziata la fase complessa: in testa di flotta era molto dura, soprattutto la gestione del margine con la bonaccia, la depressione ha creato dei venti variabili per tutta la notte, per noi era la terza in mare perciò iniziava a farsi sentire la stanchezza, e sapere di non poter mollare niente, non potersi riposare, combattere con le ariette, oltretutto con la corrente contro, praticamente si facevano dei bordi piatti senza avanzamento.
Alla punta, con poca aria annunciata da sud, sono passato in tempo e rimasto agganciato alla testa.
Ed infine Penmarch, ultima notte, tutte le previsioni sono saltate, nessuna certezza, perciò sono rimasto abbastanza conservativo, con qualche errore dovuto alla stanchezza, direi che sono uscito bene dalla situazione.
Di giorno, con l’ennesimo calo di vento, le carte si sono rimescolate ancora una volta, sono rimasto attaccato alla testa con tutte le forze. È stata certamente la fase nella quale in cui essere più lucidi, non farsi abbattere dal fatto che qualcuno fosse passato davanti soprattutto, difficile da accettare.
Da una regata trascorsa tutta nel gruppo di testa, riesco comunque a chiudere al 12° posto, a ridosso dei dieci. Certamente un momento di svolta per la mia esperienza in Figaro: finalmente mi rendo conto di poter tenere il passo con i migliori per 4 lunghi giorni".
Capitale Europea dello Sport 2026, la città ha il tempo per trasformare rischi in trionfo, bilanciando spettacolo, economia e comunità – un banco di prova unico per dimostrare che la Coppa America può rigenerare senza dividere
Assegnati i premi dopo una sola giornata di prove. Nel golfo di Napoli che ospiterà l’America’s Cup 2027 circa 100 velisti da 8 nazioni
Tra i protagonisti spicca Raven, il rivoluzionario Baltic 111 semi-foiler, dotato di T-foil simili agli AC75 e già collaudato con diversi attraversamenti oceanici. Con una media prevista di oltre 25 nodi, potrebbe puntare al record monoscafi sulle 24 ore
Le condizioni particolarmente calme di ieri hanno permesso all’equipaggio di notare il danno al foil di dritta, lo stesso che aveva urtato ad alta velocità una grande rete da pesca con i suoi galleggianti durante il passaggio sotto Capo Leeuwin
Sabato 31 gennaio, presso la Fondazione Officine dell’Acqua di Laveno Mombello torna “Tra Legno e Acqua”, l’autorevole convegno nazionale dedicato al mondo delle imbarcazioni storiche e della marineria tradizionale