Vela, Ufo 22 - E’ proprio vero che ogni Centomiglia è diversa. Che ognuna regala sorprese ed emozioni e che sembra, ogni volta, smentire le previsioni, sia riguardo ai favoriti che meteorologiche.
La 61° appena conclusa sarà ricordata per il successo assoluto di Raffi.ca, quello scafo che vinceva alla fine degli anni ’90 con i colori del Circolo Vela Gargnano. Ora è ungherese ed è un po’ di volte che i magiari ci provano. Ma il vento e le condizioni hanno sempre stroncato ogni velleità di successo. Questa volta, invece, tutto è andato liscio: niente scuffie clamorose, niente scelte perdenti, niente rotture. E’ stata la regata di Raffi.ca. La prima a prendere il vento e a dare un gap in termini metrici che sono diventati chilometri. A bordo il tattico locale Roberto Benamati, il primo a portarla alla vittoria nel ’97 quando fu investito del ruolo di timoniere. Gli anni successivi la barra fu affidata a Luca Valerio che in questa edizione è stato il diretto avversario più temibile a bordo di Wild Lady, la signora selvaggia che indossava lo scettro del 2010.
E’ stata una Centomiglia lenta, con i primi a tagliare il traguardo dopo quasi 9 ore. Ma ancora una volta, è stata soprattutto la regata dei “piccoli”. Quelli a cui non fa paura la notte, che trasformano l’avventura in racconto epico, che per loro arrivare sa già di vittoria.
Per gli Ufetti, la Cento è sicuramente una regata complicata ma vi partecipano sempre. E’ un allenamento unico, importante, dove anche l’aspetto psicologico gioca un ruolo fondamentale. Si mettono a dura prova le attrezzature, le vele, ma soprattutto la resistenza umana, la capacità di restare concentrati qualunque cosa accada, di non perdere le speranze. La capacità di non mollare mai. Nasce così la Centomiglia perfetta, quella in cui tutto gira e tutti sanno che il giorno è arrivato.
Ieri era quello di Turboden. Roberto Bini alla barra, la figlia a prua e l’inseparabile Paolo Bertuzzi nel ruolo di tattico e di tailer. Dieci ore, 33 minuti e 33 secondi per compiere il giro del lago: da Bogliaco a Navene passando per la nuova boa di Campione cercando di evitare il buco d’aria che inghiottisce, poi giù, verso Acquafresca e verso quelle due boe posizionate davanti alla piazzetta di Bogliaco da attraversare per iniziare l’altra metà della corsa. Ancora sud, con un altro check point a S. Sivino e allora si può iniziare a pensare che forse è proprio l’oggi a regalare il successo. Ma la risalita è ancora difficile, le scelte importanti e le isidie nascoste tra le increspature di un’Ora che non arriva.
Non è stata tutta in discesa la Cento per Turboden ma l’equipaggio ha saputo contrastare anche i momenti difficili quando la distanza dagli avversari sembrava perdere tutta la sua sicurezza.
Otto le barche in gara e cinque al tragurado, segno che resistere era quasi impossibile.
In seconda posizione, dopo 16 minuti, taglia Nexis di Luca Brighenti e a completare il podio c’è Dadeli di Emanuele Carbonelli. Posizioni invertite per loro rispetto a sei giorni prima nel Trofeo Gorla.
La Cento è arrivata in fondo anche per Era ora di Enrico Pasquale e per Wet&Pretty di Raffaele Gugole. Per gli altri la gioia di esserci stati ancora una volta e quel pizzico di rammarico che il giorno dopo ti fa già pensare agli errori da non commettere più il prossimo anno.
A conquistare il titolo della 40ª Trans Benaco Cruise Race è stato Wilma (GER 193), Melges 32 armato dal Circolo Vela Torri e timonato da Carlo Cavagna, capace di completare le due prove con un tempo complessivo di 7 ore, 30 minuti e 22 secondi
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A 47 giorni dal via del 6/9, ben sei skipper hanno rinunciato al sogno di prendere parte alla regata più estrema della vela oceanica, mentre altri sei stanno attraversando l'Atlantico cercando di completare in tempo la qualificazione obbligatoria
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