La giornata conclusiva del Salone Nautico di Genova 2025 si è chiusa tra entusiasmo, dichiarazioni ufficiali e qualche interrogativo che resta sul futuro dell’evento. L’affluenza è stata buona, con un flusso costante di visitatori fino all’ultimo giorno, a conferma che la nautica continua ad esercitare fascino e attrazione non soltanto sugli addetti ai lavori ma anche sul grande pubblico. 124.248 sono stati i visitatori registrati (+2,8%), dato che si unisce ai numeri di un evento che ha raggiunto la sua piena affermazione: oltre 1.000 imbarcazioni esposte, 23 nuovi cantieri, espositori da 45 Paesi hanno trasformato il Salone in un palcoscenico unico per l’innovazione internazionale e per il Made in Italy. Il pubblico ha premiato in particolare le prove in mare, con 4.050 uscite, mentre sono state 123 le novità di prodotto, tra cui 96 première, hanno scandito il ritmo della sei giorni. A completare il quadro, 132 convegni ed eventi, il programma Forum25 patrocinato dalla Commissione Europea, e un forte richiamo mediatico con 1.245 giornalisti internazionali accreditati, 4.795 articoli pubblicati su stampa e web e 2.508.458 visualizzazioni delle pagine Facebook e Instagram
I punti di forza
Il Salone ha confermato il suo ruolo di vetrina internazionale per cantieri, accessoristi e istituzioni. Le aree dedicate alla vela, alla motonautica e agli sport acquatici hanno offerto un’immagine dinamica di un settore che, nonostante le difficoltà globali, resta in crescita. Interessante anche la presenza sempre più marcata della tecnologia: barche elettriche e soluzioni ibride hanno avuto visibilità, segno che l’industria sta cercando di interpretare le nuove esigenze ambientali.
Sul piano organizzativo, gli spazi rinnovati hanno permesso una fruizione ordinata degli stand, e molti espositori hanno lodato la qualità del pubblico, composto da curiosi ma anche da potenziali acquirenti concreti.
Le ombre
Non sono mancati, però, i punti critici. Il Salone di Genova resta un appuntamento importante ma non sempre riesce a reggere il confronto con altre rassegne europee, più snelle e meglio integrate con i calendari internazionali.
Alcuni espositori hanno sottolineato la difficoltà di attrarre operatori stranieri di primo livello, nonostante l’evento venga definito “internazionale”.
Sul fronte dei contenuti, i convegni e i forum hanno toccato temi rilevanti (sostenibilità, formazione, sicurezza in mare), ma spesso si è avuta l’impressione di assistere a dibattiti più celebrativi che realmente propositivi. La presenza istituzionale, forte e costante, ha garantito visibilità, ma a volte ha tolto spazio a un confronto critico su cosa serva davvero per rendere competitivo il settore nautico italiano nel medio-lungo termine.
Quindi dietro le foto di barche scintillanti e le premiazioni, restano aperte alcune domande: il Salone saprà diventare davvero un punto di riferimento europeo per l’innovazione e il business, o resterà soprattutto una festa di grande richiamo nazionale?
La sensazione, uscendo dai padiglioni, è duplice: da un lato l’orgoglio per un settore che continua a esprimere eccellenza, dall’altro il desiderio di vedere un evento meno autocelebrativo e più proiettato al futuro, capace di trasformare la passione per il mare in opportunità concrete di sviluppo e cambiamento.
Domani giornata conclusiva e classifiche corte in quasi tutte le classi
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