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VOLVO OCEAN RACE

Volvo Ocean Race: Puma vince ad Itajaì

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redazione

Vela, Volvo Ocean Race - In un autentico finale mozzafiato il team americano PUMA Ocean Racing powered by BERG guidato dallo skipper Ken Read ha tagliato la linea del traguardo alle 19.09.51 GMT (le 21.09.51 italiane) di ieri sera, venerdì 6 aprile 2012 dopo 19 giorni, 18 ore, 9 minuti e 50 secondi e oltre 7.500 miglia di navigazione, battendo per soli 12 minuti e 38 secondi gli spagnoli di  Team Telefónica, aggiudicandosi la quinta tappa della Volvo Ocean Race da Auckland a Itajaì. Per il team americano si tratta della prima vittoria di tappa nella Volvo Ocean Race 2011/12 che gli vale 30 punti nella classifica generale, sempre guidata dagli spagnoli. Intanto nel pomeriggio i francesi di Groupama sono ripartiti con un armo di fortuna dal porto uruguayano di Punta del Este e CAMPER prevede di lasciare questa notte Puerto Montt, in Cile. Entrambi i team riprenderanno la regata verso il Brasile.

PUMA ha resistito con forza fino alle miglia finali ai continui attacchi di Telefónica ed è andato a guadagnarsi una vittoria storica nella quinta tappa, la più dura e impegnativa a ragione considerata come la frazione regina del giro del mondo a vela. Il team a stelle e strisce ha tagliato la linea di Itajaì con un margine di soli 12 minuti e 38 secondi sugli spagnoli guidati da Iker Martinez, comunque protagonisti di uno dei più grandi recuperi nella storia dell’evento. Dopo oltre 7.500 miglia di navigazione in condizioni quasi al limite nel Pacifico meridionale e oltre il mitico Capo Horn, PUMA ha tagliato la linea del traguardo di Itajaì sotto un cielo azzurro e un sole splendente ottenendo la sua prima vittoria nella Volvo Ocean Race 2011/12. E’ stato un finale assolutamente mozzafiato, una battaglia per la prima posizione, in una tappa che ha visto cinque delle sei barche costrette a fermarsi per riparare i danni subiti.

PUMA Ocean Racing powered by BERG ottiene 30 punti per la vittoria, che lo porta a 113 punti nella classifica generale, ovvero 34 alle spalle dei leader, malgrado sia stato costretto al ritiro nella prima tappa a causa di un disalberamento in pieno atlantico del sud.

Sui visi degli undici velisti a bordo erano chiari soddisfazione e sollievo, dopo oltre 20 giorni di dura navigazione e di stress, Non appena arrivato a terra lo skipper Ken Read ha dichiarato: “Non ho mai visto un benvenuto simile. Non so chi siano tutte queste persona ma sembra che ci conoscano, quindi non vedo l’ora di conoscere loro. Non ho mai fatto uan tappa oceanica così dura in vita mia. Abbiamo finito il cibo un giorno e mezzo fa quindi non abbiamo più potuto mangiare. E’ stata davvero dura.” Lo skipper originario del Rhode Island ha anche speso qualche parola per i suoi avversari meno fortunati. “Il nostro pensiero va ai team che hanno avuto dei danni. Sappiamo cosa vuole dire ed è ancora peggio quando succede in un posto come il pacifico meridionale.”

PUMA è stato protagonista di una crescita costante, dopo il duro colpo subito nella prima tappa, tanto che nelle ultime quattro regate, siano esse tappe oceaniche o In-port race, non ha mai ottenuto piazzamenti peggiori del secondo posto.

Comunque soddisfatto, lo skipper basco di Telefónica Iker Martinez: "Già il fatto di essere qui è fantastico, non ci sembrava possibile. Ogni tappa ha dimostrato che non solo è necessario avere un buon equipaggio ma anche il migliore shore team e noi ce l’abbiamo, come si è visto. Siamo molto stanchi e anche la barca lo è. Avrà bisogno di molti lavori e lo shore team avrà molto lavoro da fare.” Grazie alla seconda posizione nella quinta tappa Team Telefónica consolida la sua leadership nella classifica generale provvisoria con 147 punti.

 

Una tappa storica e durissima

La quinta tappa ha mantenuto tutte le promesse, è stata la frazione più dura, più impegnativa fin dalla prima notte dopo la partenza da Auckland quando la flotta ha subito incontrato condizioni terribili, con onde enormi e vento oltre i 40 nodi. Poche ore dopo, con Team sanya come leader, Abu Dhabi è stato costretto a rientrare nella capitale neozelandese per riparare la paratia di prua e mentre Ian Walker lottava per ripartire, le altre cinque barche si dirigevano verso una forte depressione tropicale posizionata a nord-est della Nuova Zelanda. Il co skipper di CAMPER Stuart Bannatyne, al suo sesto giro del mondo la descriveva così: “Senza ombra di dubbio, la prima notte più dura che io abbia mai visto.”

Dopo una discesa veloce verso i Quaranta Ruggenti, la flotta poteva contare su un breve periodo di relativa calma, all’attraversamento di un sistema di alta pressione con venti più leggeri. Abu Dhabi, avendo portato a termine i lavori a tempo di record, poteva riprendere il mare, salvo doversi riparare da una tempesta con 60 nodi di vento, prima di tornare in regata.

A bordo di PUMA erano gli uomini e il loro stato di salute a far riconsiderare la situazione Ken Read, con Casey Smith e Thomas Johanson feriti lo skipepr americano prendeva in considerazione l’idea di uno stop alle Chatham Islands per sbarcarli, ma dopo lunghe consultazioni con l’équipe medica a terra, la spalla slogata di Johanson veniva “rimessa a posto” dal compagno Jono Swain, mentre Smith doveva passare qualche giorno in cuccetta sotto l’effetto di sedativi. Ma per fortuna alla fine entrambi potevano riprendere il loro lavoro a bordo.

Ancora una volta proprio quando era in testa, Team Sanya veniva colpito dalla sfortuna, rompeva un timone e dopo un attento esame della situazione Mike Sanderson era costretto a gettare la spugna e a rimettere la prua verso la Nuova Zelanda. Una volta arrivato a Tauranga, dopo cinque giorni Team Sanya prendere la decisione di spedire la barca via nave fino agli Stati Uniti, per rientrare in regata a Miami.

Intanto la leadership passava di mano, con gli ispano/neozelandsi di CAMPER in vantaggio di 50 miglia su Groupama e PUMA e le condizioni si facevano sempre più estreme, costringendo gli equipaggi a passare in modalità sopravvivenza, più che regata, lungo le 800 miglia del limite della zona di esclusione dei ghiacci, definita dagli organizzatori per eveitre il pericolo iceberg. Il tempo duro continuava anche per il sesto giorno, con le cinque barche tutte sopra le 500 miglia di percorrenza sulle 24 ore.

Dopo due ingavonate spaventose, lo skipper di CAMPER commentava: “se riusciamo ad uscire da questa cosa indenni, arriveremo a terra e penseremo che è stata l’esperienza migliore della nostra vita. Ma adesso, mi sembra proprio una situazione stressante.” Parole profetiche, quelle di Nicholson che poco prima di passare il muro delle 5.000 miglia all’arrivo, era costretto a tirare il freno, per riparare una delaminazione alla paratia di prua, occorsa a causa di una violenta caduta nel cavo di un’onda. Il giorno seguente, quando il materiale per i lavori  stava cominciando a scarseggiare e dopo essersi consultato con il team di progettazione, lo skipper australiano decideva di dirigersi verso Puerto Montt, in Cile e distante 2.500 miglia per effettuare le riparazioni con l’aiuto dello shore team.

Le condizioni continuavano a peggiorare nei giorni seguenti, il trio di testa doveva affrontare temperature gelide, onde enormi e venti fino a 50 nodi. Team Telefónica, in terza posizione, doveva pure rallentare per evitare di peggiorare un danno alla prua. Mentre Abu Dhabi finalmente riusciva a entrare in un buon flusso di vento, dopo essere riamsto intrappolato uìin una bolla di alta pressione 1.400 miglia alle spalle dei leader, Telefónica annunciava l’intenzione di fermarsi dopo aver doppiato Capo Horn.

I due battistrada, Groupama e PUMA passavano il più mitico e temuto capo del giro del mondo a una sola ora e mezza di distanza, prima di puntare verso nord e il Brasile. Abu Dhabi faceva registrare una velocità di punta di 40 nodi, prima di dover rallentare sensibilmente a causa della scoperta di un’ampia zona delaminata sulla parte prodiera dello scafo. Navigando con cautela, l’equipaggio di Ian Walker compiva una vera e propria operazione eroica in alto mare, con il prodiere Justin Slattery calato sul lato della barca a fissare gli oltre 30 bulloni passati nello scafo per rinforzarlo e unire le pelli interna e esterna.

Telefónica si fermava quindi nel parco nazionale di Capo Horn, dove l’aspettava il suo team tecnico per una riparazione che durava 17 ore. A causa di un problema alla schiena, il prodiere Antonio Cuervas-Mons, soprannominato Ñeti era costretto a scendere a terra. Gli spagnoli rientrava in gara il primo di aprile, con un ritardo di 412 miglia dai primi, una distanza apparentemente impossibile da recuperare. Tuttavia, mentre il duo di testa formato da Groupama e PUMA era impegnato in un match-race oceanico ravvicinato, Telefónica cominciava un rientro spettacolare, favorito anche da migliori condizioni meteo, e riusciva e riprendere terreno in maniera costante. Il diciassettesimo giorno di regata vedeva gli spagnoli farsi sotto, a un centinaio di miglia da Groupama e PUMA, che continuavano ad alternarsi al vertice quando mancavano meno di 800 miglia a Itajaì, di bolina e con un mare confuso e fastidioso.

Ma, proprio il giorno successivo, la sfortuna colpiva i francesi. L’albero di Groupama si spezzava appena sopra la prima crocetta, quando il team francese guidava per sole due miglia. L’equipaggio riusciva velocemente a recuperare la parte superiore dell’albero e le vele e faceva rotta verso Punta del Este, in Uruguay, distante poco meno di 60 miglia per approntare un armo di fortuna. Montato con l’aiuto dello shore team il moncone, Groupama poteva ripartire proprio mentre a poche miglia dal traguardo si svolgeva una delle battaglie più serrate per la vittoria dell’intera regata fra PUMA e Telefónica. Fra decine di barche spettatori, in uno scenario magnifico, cielo azzurro e sole caldo, i due team davano il tutto per tutto, marcandosi strettissimi a poche decine di metri di distanza in una brezza che andava progressivamente calando. Fino alla prima, storica e meritata vittoria di tappa di PUMA.

Intanto nel pomeriggio i francesi di Groupama sono ripartiti con un armo di fortuna dal porto uruguayano di Punta del Este e CAMPER prevede di lasciare questa notte Puerto Montt, in Cile. Entrambi i team riprenderanno la regata verso il Brasile.

Abu Dhabi invece è stato caricato sulla nave che partirà domani per portarlo a Itajaì.

Ordine d’arrivo quinta tappa, Auckland/Itajaì:

1. PUMA Ocean Racing powered by BERG: 19d 18h 09m 50s

2. Team Telefónica: 19d 18h 22m 29s

3. Groupama sailing team, suspended racing

4. CAMPER with Emirates Team New Zealand, suspended racing

5. Abu Dhabi Ocean Racing, ritirato dalla quinta tappa

6. Team Sanya, ritirato dalla quinta tappa

 

Classifica provvisoria Volvo Ocean Race 2011-12:


1. Team Telefónica, 147 punti


2. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 113


3. Groupama sailing team, 107*


4. CAMPER con Emirates Team New Zealand, 104*


5. Abu Dhabi Ocean Racing, 55


6. Team Sanya, 25


(*Prima della fine della quinta tappa)


07/04/2012 07:41:00 © riproduzione riservata






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