Dal porto di Valencia, famoso per l’America’s Cup, a quello assai meno nobile (e commissariato) di Ostia. Dopo l’ennesimo viaggio ritorna in Italia “Fiamma Nera”, l'imbarcazione appartenuta a Benito Mussolini, che ha attraccato ieri sera al Porto di Roma. Era stata sottoposta a sequestro preventivo nel febbraio del 2016 nell' ambito di un'indagine del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina. Rintracciata in Spagna, la barca a vela è ora potuta rientrare dopo mille difficoltà burocratiche. Fa parte dei beni per un valore di oltre 70 milioni di euro sequestrati ad un imprenditore salernitano dopo gli accertamenti patrimoniali delle Fiamme Gialle della compagnia di Fiumicino, che hanno permesso di delineare la pericolosità sociale dell'imprenditore, ma soprattutto la grande sproporzione tra i redditi dichiarati e l'elevato tenore di vita, risultato - secondo gli investigatori - di una carriera criminale basata su ingenti evasioni fiscali, bancarotte fraudolente a catena e truffe. Il Tribunale Ordinario di Roma-Sezione Misure di Prevenzione ha così disposto il sequestro dell'enorme patrimonio accumulato dall'imprenditore che comprendeva anche lo yacht del Duce. In origine il noe era "Konigin II", imbarcazione tedesca dei primi del '900, ancora in perfette condizioni, acquistata nel 1935 dal gerarca fascista Alessandro Parisi Nobile e a cui fu cambiato il nome in "Fiamma Nera" proprio per essere regalata al Duce. Nel 1943, alla vigilia della caduta del regime fascista, la barca fu affondata dal proprio armatore per impedire che cadesse in mano ai tedeschi; fu poi recuperata e restaurata ad opera del conte Sereni e rinominata "Serenella". Dopo una serie di passaggi di proprietà, fu acquistata da una delle società sottoposte a sequestro.
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