I Cantieri Navali di La Spezia (www.cnlaspezia.com), situati sulla sponda orientale dell’omonimo Golfo, nascono ufficialmente nel 1966, su un’area un tempo utilizzata anche come base per l’ammaraggio degli idrovolanti. Nel 1996 il cantiere viene acquisito dall’imprenditrice Antonia Papacena che, nel corso degli anni e con i successivi ampliamenti, estende la superficie fino a oltre 23.000 metri quadrati, interamente dedicati al rimessaggio e alla manutenzione di imbarcazioni da diporto. Oggi il cantiere, raggiungibile in poco più di 2 ore d’auto da Milano, può contare su due travel lift da 140 e 450 tonnellate per l’alaggio e il varo di scafi con pescaggio di oltre 6 metri. Al suo interno sono presenti la falegnameria, officine meccaniche, selle e invasi per ogni tipo di barca, oltre ad attrezzisti, maestri d’ascia e manodopera specializzata in ogni tipo di lavorazione.
Sono ben quattro gli scafi appartenenti alla flotta di imbarcazioni storiche della Marina Militare presenti contemporanemente nei piazzali del cantiere, a cominciare da Tarantella del 1969, sloop bermudiano lungo 16,70 metri costruito dal cantiere Carlini di Rimini su progetto di Sparkman & Stephens. Nel dicembre 2023 la barca è stata donata alla Marina dall’ex armatore tedesco Peter Schmidt, che ne è stato proprietario per ben 30 anni. Accanto a lei il Sangermani Chaplin del 1974, cutter bermudiano progettato da Carlo Sciarrelli, anch’esso donato alla Forza Armata nel 2008 dalla famiglia genovese Novi. Quest’anno Chaplin festeggia 50 anni dal varo. Prossima alla consegna, dopo un inverno di lavori, lo yawl bermudiano Artica II del 1956, costruito da Sangermani su progetto Illinghworth-Giles, vincitore in quell’anno della regata Torbay-Lisbona. L’intervento più importante è stata la ricostruzione della coperta in teak. Infine lo yawl bermudiano Stella Polare del 1965, un altro Sangermani lungo 21 metri nato dalla matita di Sparkman & Stephens, da sempre adibito all’addestramento velico degli ufficiali dell’Accademia Navale. Entro l’estate le imbarcazioni torneranno in mare per partecipare ai raduni di vele d’epoca e compiere le previste campagne di addestramento a favore dei futuri comandanti di Marina.
I Cantieri Navali di La Spezia ospitano ogni anno sui loro piazzali dal 20 al 30 per cento di imbarcazioni d’epoca e classiche. Basti pensare che nelle scorse stagioni qui hanno trovato ricovero e assistenza veri e propri scafi iconici nella storia della vela, a cominciare dalla goletta a tre alberi di 42 metri Croce del Sud del 1931, da sempre legata alla famiglia Mentasti delle acque minerali San Pellegrino. Anche il gaff schooner Deva del 1930, ex Te Vega, maestosa goletta in acciaio lunga 40 metri costruita dal cantiere tedesco Krupp e Invader, l’ex vascello da esplorazione del 1905 che ha ospitato a bordo divi del cinema come Douglas Fairbanks, Charlie Chaplin e Paulette Goddard, hanno spesso fatto tappa in cantiere. A questi si aggiungono altri scafi incontrati ai raduni di vele d’epoca come i Sangermani Sahib del 1957 e Viola del 1958, la piccola Alcor del 1964, il Colin Archer del 1908 Aurora, lo splendido Fife Ellad del 1957, Rosalù, Bianca e tante altre.
Dal 2020 alla guida del cantiere c’è il giovane Marco Agnese, ventinovenne figlio di Antonia, monegasco di nascita, laureato a Pisa in giurisprudenza e grande appassionato di nautica d’epoca. Dal 2009 la sua famiglia arma infatti Aleph, yawl bermudiano lungo 16 metri costruito in fasciame di pino e mogano Honduras nel 1951 dal noto cantiere tedesco Abeking & Rasmussen. Per quasi 40 anni la barca è appartenuta allo yachtsman Mario Pirri, che con Aleph ha attraversato 4 volte l’Oceano Atlantico di cui tre in solitario. A questa si affiancano anche un Riva Junior del 1971 e un motoryacht Montecarlo 30, anch’esso nato dalla matita del pioniere della nautica Carlo Riva. A Marco Agnese il compito di traghettare il cantiere nel futuro. I prossimi investimenti prevedono infatti la costruzione di 3 nuovi moli in sostituzione dell’attuale vasca a mare, di un nuovo impianto all’avanguardia di depurazione delle acque e la realizzazione di due vasche larghe rispettivamente 10 e 14 metri per 60 metri di lunghezza. Nuovi capannoni, dotati di pannelli fotovoltaici, eleveranno fino a 10.000 metri quadrati la superficie al coperto. Braccio destro di Agnese è il lunigianese Moreno Cantinotti, cui è affidato il ruolo di direttore operativo.
Recentemente anche Tulli del 1960, motorsailer armato a ketch lungo 14,95 metri, è entrato in cantiere per una serie di interventi all’impiantistica e per il rifacimento di una porzione dell’albero di mezzana, ammaloratasi a causa di distaccamenti. La barca ha ripreso il mare a partire dal 2021, dopo che per 35 anni era rimasta ricoverata presso i Cantieri Sangermani che l’avevano costruita. Qui è stata ritrovata da due professionisti milanesi che, dopo essersene innamorati, hanno commissionato a Sangermani un restauro integrale. A bordo di uno storico motoryacht modello Super Polaris dei Cantieri di Pisa del 1967, lungo 13 metri, si è intervenuti sostituendo lo specchio di poppa con legno massello di mogano, seguito dal ripristino delle fiancate con prodotti epossidici e dalla classica verniciatura finale con la tecnica rullo-pennello. Nello stesso capannone al coperto è presente anche un altro scafo che ha fatto la storia della nautica da diporto. Si tratta di Marinai d’Italia, un motoryacht Baglietto del 1964. La barca appartiene al cantiere ed è oggi disponibile ad essere ceduta ad un nuovo armatore desideroso di commissionare un importante restauro che possa consentirle di tornare a navigare in sicurezza. ph. Paolo Maccione
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