La favola di Natale di Quikpoint Azzurro finisce nella notte stellata della Tasmania. La più piccola barca della flotta si è arresa, nella risalita del Derwent, ai 4 nodi di vento incontrati nella parte finale. Esulta Paul Clitheroe, il guru della finanza e presentatore televisivo conosciuto come “Money Man”, che piazza al primo posto il suo TP 52 Balance.
Per il 34 piedi che Shane Kears ha comprato mezzo affondato per 23mila dollari, passando semplicemente la sua carta di credito, considerare il terzo posto una sconfitta è però un tantino eccessivo. Non avrà vinto la Tattersall’s Cup, ma è arrivato terzo assoluto in IRC, primo in ORC, primo tra i Corinthian.
Per Paul Clitheroe, il vincitore, una notte insonne, con gli occhi incollati sul video a controllare il tracking del rivale. “Mi hanno fatto stare sveglio – ha commentato Clitheroe – fino a quando ho capito che non potevano fare 22 miglia in mezz’ora con 4 nodi di vento anche se sono una piccola grande barca”. A quel punto ha telefonato al suo equipaggio mettendolo su un aereo per tornare ad Hobart a ritirare il premio. “In quale sport – ha concluso Paul Clitheroe – puoi vedere un moderno 52 piedi in carbonio competere con un 34 piedi comprato con una carta di credito? Si dovrebbe vincere in 5 minuti ma non è stato così. E’ stato dirompente”.
Forse è stata un po’ la rivincita, incompiuta, della vela “militante” contro la vela “ricca” che fa spettacolo, riempie le pagine dei giornali, e allo stesso tempo uccide la vela, relegandola nell’immaginario collettivo come “sport per ricchi”. Ma se avrete la compiacenza di scorre l’elenco dei vincitori, noterete che Quikpoint Azzurro ha vinto tanto (in 3 classi) mentre Maserati non ha vinto nulla. E un altro tassello in favore dei tanti Davide della vela lo ha messo la seconda barca cinese Shuguang Haiyang (Un’altra barca cinese, Ark 323, si è schiantata alla partenza), che ha vinto in classe Crociera.
Ma questo 2015 non è stato un anno memorabile per la vela. Per quanto ci riguarda abbiamo avuto come picchi estremi la soddisfazione di un Giancarlo Pedote vincente in una grande classica e la delusione di un Andrea Mura scaricato dagli sponsor.
Allargandoci al mondo, abbiamo un’America’s Cup che vola su piccole barche in un paradiso fiscale, e una Federazione Internazionale assolutamente assente nella tutela dei propri atleti lasciati a gareggiare nelle acque/fogna di Guanabara. Ma la perla di fine anno, questa si amarissima, l’Isaf l’ha confezionata ai mondiali giovanili che si stanno disputando in Malesia.
Niente visto per due giovani atleti israeliani che non hanno potuto gareggiare nel windsurf e difendere, oltretutto, il loro titolo di campioni del mondo. Per partecipare Israele avrebbe dovuto rinunciare alla bandiera e all’inno nazionale. Ovviamente non lo ha fatto e ha ritirato i suoi atleti. Isaf ovviamente assente da ogni presa di posizione. E non è mica la prima volta. Tanto per non andare molto indietro nel tempo, la stessa cosa era accaduta al mondiale RS:X in Oman ad ottobre, dove solo un’atleta israeliana era riuscita a gareggiare perché provvista anche del passaporto austriaco. Ma sul tabellone, accanto al suo nome, non c’era ISR, bensì la sigla RSX, come la tavola!!!
Ma il silenzio è d’obbligo, oltre che d’oro per l’ISAF. Già dopo Pechino la vela ha rischiato di essere esclusa dalle Olimpiadi. Troppi costi e poca resa televisiva con conseguente abbandono degli sponsor. Si è salvata in Brasile con qualche aggiustamento, ma né i Nacra 17 né la vicinanza alla costa contribuiranno a renderla appetibile. E i voti di tutte le nuove nazioni, molte asiatiche e molte islamiche, che si stanno affacciando a questo sport servono per mantenere in vita le cariatidi della vela, occupate solo a mantenere in piedi un tempio che si sta sgretolando.
Buon 2016!
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