La bellezza del viaggio è nell’atto stesso di viaggiare. Si gode mentre si va e si gode quando si arriva. Soprattutto perché si sa che un altro viaggio sta per cominciare. La sintesi del momento che sta vivendo Gaetano Mura e tutta qui. Ci facciamo raccontare com’è andata la Les Sables Horta Les Sables , ma il suo cervello (per non dire l’anima) è già alla Jacques Vabre, la mitica Route du Café.
Gaetano viene come tanti navigatori oceanici, dai Mini e proprio partendo dalla sua partecipazione alla Mini Transat del 2009, inizia a raccontarci la sua avventura.
“Due anni dopo la partecipazione alla Transat Mini del 2009 presento – l’8 agosto 2011 nel mio paese, Cala Gonone – il mio progetto di navigazione per i prossimi tre anni. Non ho lo sponsor, ma tante idee. Sono passati due anni da quella serata estiva e in questi 24 mesi sono riuscito a trovare gli sponsor, ad iniziare dal main-sponsor Bet1128, e realizzare i primi obiettivi: le regate nel Mediterraneo nel 2012, primo posto alla Palermo Montecarlo e secondo alla Middle Sea Race, e quelle oceaniche nel 2013. La prima, la Les Sables Horta Les Sables che mi ha dato la soddisfazione di salire sul podio nella seconda tappa, e la seconda, la Transat Jacques Vabre, che sto preparando. Due anni intensi e ricchi di sacrifici e gioie. Il lavoro e l’impegno da spendere è ancora tanto, ma posso fare un primo bilancio”.
Le regate nel Mediterraneo non ti hanno appagato?
“Si, sono soddisfatto delle prime due regate in Mediterraneo, la Palermo Montecarlo e la Middle Sea Race, ma per un navigatore nel cuore c’è soprattutto l’ Oceano. Non è stato facile arrivarci, in tutti i sensi. Ma il 4 luglio con bet1128 e insieme al mio compagno di regata Sam Manuard ero sulla linea di partenza della Les Sables Horta Les Sables”.
Finalmente l’Oceano e la partenza da Les Sables d’Olonne. Una prima tappa dalla quale avete imparato tanto.
“Una super-partenza, in testa. Tutto bene. Poi a Capo Finisterre abbiamo perso qualche posizione. Il passaggio di Finisterre è sempre molto delicato: a volte si può essere spostati di poche miglia per avere intensità di vento e di onda diverse. Noi abbiamo avuto 28/30 nodi di vento, con punte a 35, e un onda ripida molto corta. In quelle particolari condizioni abbiamo pensato che la vela giusta a prua sarebbe stato lo spi medio terzarolato e due mani alla randa, ma avevamo a bordo uno spi medio senza possibilità di essere ridotto: abbiamo dato il cinque, forse un po’ sotto involati a prua e una sola mano alla randa anziché 2. Una configurazione forse non ottimale per un'onda così corta nella quale la barca tende inevitabilmente a infornare. Certo che con 30/35 nodi di vento, la barca che fa punte di 22 nodi, sembra un bel andare, ma il livello generale è molto alto tra barche e marinai e mezzo nodo fa la differenza. Abbiamo incassato il colpo. E senza dirci niente, abbiamo iniziato ad attaccare. Sapevamo che la bonaccia finale avrebbe rappresentato un'opportunità. Così è stato. L'abbiamo sfruttata. Concludendo con un soddisfacente sesto posto”.
Nella seconda tappa, però, avete messo a frutto le esperienze della prima?
“Siamo partiti agguerriti, più consapevoli. Concentrandoci sulla strategia e sulla meteo non facile e rimanendo convinti di ogni decisione presa. Una serie di problemi tecnici non da poco, compreso qualche dolore alle mie costole, rotte in una scivolata, non hanno influenzato la determinazione nella ricerca dell'obiettivo. Abbiamo reagito ridendo a tutte le sfighe e questo ha fatto bene al morale e al risultato finale. La decisione fondamentale è stata di andare molto a Ovest, a cercare il vento e approcciare l'arrivo da Nord. Ci saremo aspettati prima il rallentamento del gruppo più a Sud, con MARE e Champagne…., tra gli altri , continuare a vederli viaggiare a 8 nodi ha iniziato a preoccuparci. Ma siamo rimasti convinti della nostra scelta, che ci ha dato ragione. Sul finale, in seconda posizione, il vento ha preso la destra costringendoci a scendere più bassi e avvantaggiando Eärwen che, beneficiando di un angolo migliore, ci è passata avanti. Dispiace inevitabilmente, ma nulla toglie alla gioia di salire sul podio di questa bella regata oceanica”.
Un compagno d’eccezione, Sam Manaurd. Come nasce il rapporto con lui?
“Con Sam è stata la prima regata insieme – avevamo condiviso, dopo la Route du Rhum, la traversata oceanica con il class40 quasi gemella della mia bet1128 ed è stata un’esperienza molto istruttiva che ha dato i suoi frutti, di cui ha beneficiato la mia barca allora ancora in costruzione – e ci eravamo già detti, durante la preparazione, che saremo stati più performanti nella seconda tappa. Infatti ci siamo allenati durante la prima. Devo dire però che, a parte piccoli dettagli, la barca è arrivata pronta a Les Sables d'Olonne. Lo stesso Sam si è complimentato per la messa a punto, la barca ha beneficiato, dal varo fino ad oggi, delle buone scelte fatte e delle diverse collaborazioni. A iniziare dagli allenamenti e della messa a punto con Riccardo Appolloni, in Sardegna e a Malta, e dalle regate in equipaggio alla Palermo Montecarlo e alla Middle Sea Race. Con Sam alla Les Sables si è affinata l’intesa perché ha sposato, con il massimo coinvolgimento, il progetto. Soprattutto, ma non solo, perché ha condiviso quella che è soprattutto una sua grande dote: un istinto speciale per tutto quello che è equilibri e forme. Con Sam c’é prima di tutto un rapporto di amicizia e una bella intesa, requisiti fondamentali per entrambi”.
Obiettivo Jacques Vabre?
“E' ovvio e scontato che si punta in alto. Ma ho anche un'altra ambizione personale come obiettivo, in questa regata, qualcosa di più coerente al mio modo di essere e che mi spinge a fare tutto questo. Si tratta di una grande opportunità e gli ingredienti ci sono tutti: due mesi di preparazione al centro di allenamento per navigatori oceanici a Lorient - è sempre stato un mio sogno - poi un compagno di regata che non ha bisogno di presentazioni, nonché progettista della mia barca, e con il quale c'è un gran feeling. Poi una barca ben costruita e ben armata che ha già dimostrato le sue potenzialità. Al di là del lato sportivo, di altissimo livello, questo lungo viaggio sarà per me una’altra grande esperienza di vita e un’avventura che vale la pena di vivere a pieno. Nella concentrazione di una gara, dove l'obiettivo è sempre e solo andar veloci, è facile dimenticarsi il valore di quello che si sta vivendo. Il massimo é viverne appieno il più possibile. Ci proverò”.
Quanto è importante il lavoro che non si vede, quello a terra?
“In questi due anni, in questi ultimi mesi ho avuto pazienza. E ne avrò ancora perché voglio arrivare a navigare in solitario - la navigazione che preferisco - allenato e con una barca che conosco molto bene. Il primo obiettivo in solitario è la Route du Rhum 2014. In una prestazione agonistica specie dove c’é anche un mezzo, una barca, una macchina, una moto da preparare, e dove il livello generale é alto, il risultato é casuale, ciò che non é casuale é la prestazione. Il risultato si costruisce a terra innanzi tutto, lavorando sodo sulla barca e su se stessi, ma il lavoro più grande, quello che non si riesce mai a spiegare per intero é tutto il resto: gestione e organizzazione a 360gradi del progetto. Sono soddisfatto del lavoro fatto e di questo risultato che per me ha un valore enorme. Continuerò così come ho sempre fatto. Senza smettere mai di crederci”.
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