Il quinto moro, Andrea Mura, ha presentato ieri la sua nuova barca, quell’Imoca 60' sogno irraggiungibile per quasi tutti i velisti, anche rivolgendosi all’usato sicuro. Invece Andrea ce l’ha sotto gli occhi e ne respira da un po’ di tempo l’odore (magari anche un po’ tossico) nel miracolosi cantieri Persico di Nembro.
La barca che esce dallo stampo è un passo concreto, sostanziale. L’oggetto c’è e lotta insieme a lui. Vuole entrare in acqua tanto quanto lo vuole Andrea.
Strano destino quello di Andrea Mura, che ha raggranellato ogni centesimo guadagnato per spenderlo in barche, fino ad arrivare a questa. Non è che l'Imoca 60' venga acquistata con i suoi soldi, questo è chiaro, ma di sacrifici, per arrivare a questo, Andrea ne ha fatti tanti.
E’ andato avanti come un rullo compressore in questi ultimi 10 anni, aiutato da tanti amici e perdendone anche qualcuno per strada, perché i rulli compressori tendono ad asfaltare chi si pone davanti e bisogna spostarsi.
Il Vendée Globe ce l’ha in testa, con la stessa determinazione di Pasquale De Gregorio, dal quale ha comprato il 50 piedi Wind, poi trasformato in Vento di Sardegna, forse anche per mettere il culo su una barca che aveva fatto la Vendée.
Scorro mentalmente i nomi dei velisti italiani che lo hanno fatto, di quello che lo avrebbero voluto fare e non ci sono mai riusciti e penso a chi aveva mezzi e sponsor disposti a farlo ma si è sempre rifiutato. Lo strano destino di Andrea lo porterà nel primo gruppo, quelli che il sogno lo hanno realizzato.
La barca è uscita dalle matite di Guillaume Verdier, Marc Van Peteghem e Vincent Lauriot Prevost (Verdier/VPLP) e questa è più che una garanzia. Ha ovviamente questa grande novità dei foil, ammessi dalla classe, che metteranno il turbo alla barca nelle andature portanti, e questa prua di gran volume, nata con la voglia abortita di essere tonda come un Mini 6.50. Che bella sensazione vedere un’idea nata da una piccola barca conquistare il mondo.
Tutto bello ma non perfetto, però, perché all’appello manca ancora qualche soldino che va trovato. Il suo programma è interessante: Fastnet, Route du Rhum, Barcelona World Race… ma soprattutto il Vendée Globe, sulla cui copertura mediatica gli eventuali sponsor dovrebbero ragionare bene. E poi ci sono i social da considerare, cassa di risonanza inimmaginabile fino a poco tempo fa.
E se gli investitori internazionali possono contare sui grandi numeri mondiali di facebook e twitter per far conoscere i loro marchi, anche le aziende sarde dovrebbero guardare ai numeri milionari che generano i fan sardi, come è evidente guardando i risultati di Fabio Aru nel recente Giro d’Italia di ciclismo, o, per restare nella vela, di Gaetano Mura alla Roma per 1.
Se il quinto moro è Andrea Mura, il sesto sono proprio loro.
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