venerdí, 22 marzo 2019

VOLVO OCEAN RACE

Gli ultimi dati: micro-plastiche nelle acque più remote del pianeta

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redazione

Il programma scientifico della Volvo Ocean Race ha trovato alti livelli di plastica in aree dell’Antartico dove non erano mai stati condotti test prima d’ora.

I dati sono stati resi noti nell’ambito del Volvo Ocean Race Ocean Summit, dove esperti si sono dati appuntamento per esaminare i problemi e le possibili soluzioni sul team dell’inquinamento da plastica, e che si svolge durante lo stopover di Newport, negli USA.

I campioni raccolti mostrano nell’area di Point Nemo la presenza di particelle di micro-plastica fra le 9 e le 26 particelle per metro cubo d’acqua. Man mano che le barche si sono avvicinate a Capo Horn, alla punta meriodnale del Sudamerica, questi valori sono saliti fino a 57 particelle per metro.

Un livello pari a 45 è stato invece registrato a una distanza di 452 chilometri da Auckland, in Nuova Zelanda e da dove è partita la settima tappa della regata, mentre sono state solo 12 le particelle rilevate a 1000 chilometri dalla località brasiliana di Itajaí, dove si è conclusa la tapp. Il divario nelle misurazioni può essere spiegato dalla presenza di correnti oceaniche che trasportano le microplastiche anche per lunghe distanze.

Il livello maggiore finora riscontrato è di 357 particelle per metro cubo nel Mar Cinese Meridionale, a est di Taiwan, dove si trova una delle più grandi concentrazioni di rifiuti degli oceani. 

Il dottor Sören Gutekunst dell’Istituto per le Ricerche Marine GEOMAR di Kiel, fondato da Future Ocean, ha analizzato i dati preliminari in laboratorio e ha dichiarato: “Si tratta dei primi dati che la comunità scientifica ha potuto analizzare e che provengono da una parte abbastanza inaccessibile del pianeta. Sfortunatamente mostrano quanto lontano e quanto in maniera grave le micro-plastiche sono ormai diffuse in oceano, raggiungendo quelle che finora molti consideravano come zone non coinvolte da problema, con acque incontaminate.”

I campioni sono stati raccolti durante la settima tappa, la più lunga del giro del mondo con le sue 7.600 miglia, da Auckland a Itajaí dai team di Turn the Tide on Plastic e AkzoNobel. Le barche sono in grado di registrare anche altri dati fra cui la temperatura dell’acqua, il contenuto di CO2, la salinità e le alche che possono dare un’indicazione dell’acidificazione degli oceani.

Anne-Cecile Turner, a capo del Programma Sostenibilità della Volvo Ocean Race, ha aggiunto: “Quest’informazione è estremamente utile perché aiuta a far capire meglio come la plastica si degradi negli anni e come venga trasportata dalle correnti oceaniche anche in luoghi remoti. E’ anche un monito della pressante necessità di far fronte all’inquinamento da plastica da parte dei governi, delle aziende e degli individui che hanno tutti un ruolo nella risoluzione del problema.”

Point Nemo è così lontano da qualsiasi terra abitata che spesso gli essere umani più vicini sono gli astronauti della Stazione Spaziale Internaionale, che viaggia in orbita a una distanza massima dalla terra di 258 miglia (416 chilometri), mentre la terra più vicina è a 1.670 miglia (2,700 chilometri).

Jeremy Pochman, Co-fondatore e Direttore Strategico di 11th Hour Racing, uno dei partner del Sustainability Programme della Volvo Ocean Race ha dicharato: “Abbiamo considerato gli oceani come una risorsa inesauribile per troppo tempo. I dati che sono stati raccolti dalle barche mostrano che le microplastiche hanno ormai raggiunto anche le aree più remote del pianeta. Un chiaro segno che tutti gli oceani sono sotto una pressione fortissima. Questi dati, che sono disponibili a tutti i ricercatori e al pubblico, mettono in lice i pericoli dell’uso di plastica monouso. Uno dei punti su cui ci si deve impegnare per trovare soluzioni per un’economia circolare.”

Le informazioni che vengono dal Programma Scientifico della Volvo Ocean Race, che riunisce un consorzio scientifico d’eccellenza , ha come scopo una migliore comprensione del clima e degli oceani. Le micro-plastiche sono spesso visibili a occhio nudo e possono richiedere migliaia di anni per degradare. Raccogliendo dati sui loro livelli, si possono aiutare gli scienziati a meglio comprendere la portata del problema dell’inquinamento da plastica e del suo impatto sulla vita marina.  

Stuart Templar, direttore per la sostenibilità di Volvo Car Group, ha detto che: “Volvo Car è orgogliosa di essere al fianco di questo innovativo progetto scientifico di ricerca sull’inquinamento marino globale. Questi ultimi dati mostrano che l’impatto dell’uomo ha raggiunto le zone più remote dei nostri oceani. Il tempo dell’inazione è finito.”

Il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race è finanziato da Volvo Cars, che dona €100 dai primi 3.000 esemplari venduti della nuova Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race edition.

Il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race si svolge in collaborazione con 11th Hour Racing, la Mirpuri Foundatione altri partner principali come Volvo, AkzoNobel, Bluewater, Stena Recycling e Ocean Family Foundation.


17/05/2018 20:24:00 © riproduzione riservata








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