Il Taj Mahal è il più famoso, ma non è l’unico simbolo dell’impero Moghul, la grande dinastia che, dall’inizio del XVI secolo, per tre secoli regnò sull’India del nord e oltre.
Provenienti dall’Asia Centrale – da ricordare che il primo imperatore, Babur, era un discendente di Tamerlano - i Moghul furono grandi mecenati di tutte le arti compreso l’artigianato ed ebbero anche una visione lungimirante della cultura che, sotto di loro, univa le migliori eredità delle tradizioni islamiche e induiste.
A circa 38 chilometri da Agra, nello stato federato dell’ Uttar Pradesh, si trova, oggi disabitata ma ancora piena di mistero e splendida nella sua arenaria rossa, la città di Fatehpur Sikri, la Città della Vittoria. Fatehpur Sikri, oggi Patrimonio dell’Umanità sotto tutela Unesco, fu voluta da Akbar, il più grande e illuminato imperatore Moghul e la città è un inno in pietra alla sua grandezza.
Fu costruita tra il 1571 e il 1585 in onore di Salim Chishti, il celebre santo Sufi e divenne la capitale Moghul per 14 anni, durante il regno dello stesso Akbar.
La città mescola sapientemente gli stili islamico, hindu, cristiano e giainista, a dimostrazione della visione del mondo e del governo di Akbar.
Nove le entrate che portano al palazzo reale: se si entra dall’Agra Gate, ci si trova di fronte al grande cortile in muratura che era il palazzo delle udienze, dove il re riceveva sia i dignitari che il popolo e gli ambasciatori, Diwan-i-am.
Le guide fanno notare un gancio in pietra nel pavimento: si racconta che Akbar facesse legare qui il suo elefante, Hiran, per fargli schiacciare con le zampe la testa dei colpevoli di vari crimini condannati a morte: se l’elefante, per tre volte di seguito, non obbediva, al condannato veniva risparmiata la vita e liberato.
La Buland Darwaza è il monumento più famoso di Fatehpur Sikri e considerata molto sacra dai musulmani.
È un luogo molto famoso ed è la porta più grande di tutta l'India, oltre che una delle più imponenti di tutto il mondo.
Il centro della spiritualità di Fatehpur Sikri è la moschea di Jami Masjid, che servì da modello per altre moschee dell’epoca Moghul e l’interno contiene geometrie, arabeschi e motivi floreali.
Qui il Sancta Sanctorum è la tomba- mausoleo del mistico sufi Salim Chishti, ancora oggi veneratissimo.
Dopo che Akbar e Jodhabai, la sua regina Hindu, riuscirono finalmente ad avere figli dopo una profezia dello stesso Chisti, la tomba del santo Sufi è da allora fino ad oggi un continuo luogo di venerazione.
Qui la gente viene a chiedere ogni tipo di grazia, legando un filo di cotone alla grata in marmo della tomba, soprattutto le donne che chiedono un figlio.
E non si può parlare di un imperatore senza citare l’harem che, a Fatehpur Sikri era ed è un altro monumento bellissimo, a 5 piani, il Panch Mahal.
Le fonti storiche del periodo di Akbar parlano di oltre 5mila donne e pare che solo quelle adibite al servizio della prima regina fossero centinaia.
La donna più importante dell’harem era la madre di Akbar, Hamida Banu Begun, vedova dell’imperatore Humayun e il cui palazzo, dove viveva, era chiamato palazzo d’oro, Sunehra Makan. Il grande Akbar è sepolto ancora oggi nel mausoleo di Sikandra, un villaggio a circa 8 chilometri da Agraed è un altro splendido monumento.
Fatehpur Sikri fu abbandonata circa 15 anni dopo la sua costruzione, a causa della mancanza di acqua. Ma, ancora oggi, rimane la meraviglia di fronte a un capolavoro dell’umanità e alla genialità e grandezza di un re.
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