Ieri Giancarlo Pedote, sollecitato a dire la sua sulla strage di barche e soprattutto sulla strage dei nuovi IMOCA 60 con i foil, aveva chiaramente detto che, nei panni degli organizzatori, non avrebbe fatto partire la regata. Nei panni del corridore, invece, non poteva avere dubbi. Bisognava partire, come ha poi fatto “..e poi si vedrà. Se pensi alla possibilità di non andare, hai già perso in partenza”.
Ed oggi su questo argomento ci torna sulla stampa francese Jeremie Beyou, skipper di Maître CoQ e navigatore oceanico di grandissima esperienza, costretto al ritiro dopo pochi giorni:”Sappiamo che non è mai facile prendere la decisione giusta. Tuttavia abbiamo avuto la sensazione di non essere ascoltati dagli organizzatori e dalla direzione gara. Sapevamo bene che queste condizioni sono al limite per le nostre barche. Si obietterà che con queste noi vogliamo fare il Vendée Globe, il giro del mondo senza scalo, ma la grande differenza è che nei mari del sud, si prende il maltempo alle andature portanti, hai dei margini di manovra per evitare di andare a metterti nella situazione in cui eravamo alla partenza da Le Havre. Lì non c'era scampo. Abbiamo avuto veramente la sensazione di parlare due lingue diverse tra tutti noi corridori, che eravamo in delegazione, e la direzione di corsa. Personalmente la decisione di abbandonare la corsa è stata presa alla luce delle previsioni meteo per i giorni seguenti. Considerati i problemi tecnici che già avevamo, non volevamo rischiare di compromettere tutto il nostro programma futuro”.
Beyou ha poi parlato della navigazione in queste condizioni estreme all’interno di un Imoca 60. “Bisogna sforzarsi per immaginare cos’è la navigazione di bolina dentro una barca come la nostra. All’interno non c’è praticamente nulla ed è difficile fermarsi in qualsiasi posizione. Anche fare un click con il mouse diventa un’impresa. La barca si muove in ogni direzione possibile, e resistere è davvero uno sport estremo. Tenere la traiettoria giusta in queste condizioni è un’impresa pressoché impossibile. So che il livello di preparazione e di esperienza dei primi tre è altissimo, ma questo non mi impedisce di apprezzare la loro performance. E non bisogna dimenticare gli altri, gli Ultime e i Multi 50 che hanno sofferto tantissimo. A questo livello, la traiettoria di Yann e Charlie (Queguiner – Leucemie Espoir n.d.r.) è esemplare. Si sono posizionati idealmente al centro della depressione. Senza contare che chi ha scelto il nord ha preso il mare più difficile, ma anche chi ha preso il sud non ha passato delle belle giornate. Per mantenere il ritmo le onde andavano attaccate davanti, prendendosi in faccia tutto il mare scassa barche che c’era per cavalcare in tempo anche l’onda successiva. Non si poteva riposare. Se perdevi il tempo perdevi la corsa”.
Una considerazione sui foil.
"Prima di rompere, Edmond de Rothschild e Safran hanno dimostrato che stavano andando veloce. Ed attualmente si vede la differenza di velocità tra Banque Populaire VIII e i suoi due avversari. Se fossi in Armel sorriderei. Sapere che è possibile distanziare i tuoi avversari più pericolosi in termini di velocità pura, è un vantaggio incredibile. Penso che i foil rimarranno in questa configurazione, è ovvio. Per gli altri, ci troviamo nello scenario che temevo alle riunioni sulla stazza: per essere competitivi, abbiamo bisogno di lanciare un grande progetto nell'anno del Vendée Globe".
Sulle tante rotture comunque Jeremie parla di bilancio severo. Diverse barche erano ancora in una fase di sviluppo e si sa quanto sia difficile arrivare alla piena maturità di un Imoca, tanto questi scafi sono complicati da ottimizzare prima che diventino affidabili.
“Su queste barche nuove – conclude Jeremie - penso che ci sia una combinazione di due fattori: la prima è che condurre queste barche è diverso da condurre un monoscafo. Se hai navigato su un multiscafo riesci invece a capire presto queste barche sui foil, come sia necessario navigare in scioltezza senza mai sovraccaricarle. La seconda è che penso che gli architetti hanno forse alleggerito troppo le barche: non potendo più giocare con la chiglia e con l’albero, hanno puntato sullo scafo e hanno fatto barche troppo leggere”.
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