Vela, Mini 6.50 - A La Trinité-sur-mer la presentano come “Il gran ritorno dei Mini 6.50” e, in effetti, questa prima edizione della "La Trinité/Plymouth", attraverso la Manica, potrebbe diventare un appuntamento importante per questa classe. Solo una settimana dopo questa regata c’è il Fastnet e quale migliore occasione di questa per mettere alla prova le barche? Oltre tutto questa prova è stata subito inserita nel calendario ufficiale di Classe e, quindi, farà punteggio e classifica. Si andrà da La Trinité-sur-mer a Plymouth attraverso un percorso impegnativo sia per il traffico merci, sia per le difficoltà in partenza che spaventano chiunque non sia nato da questa parti.
E Giancarlo Pedote, che invece è nato a Firenze, aiutato dai suoi studi in filosofia ha deciso di non preoccuparsi e, visto che la regata è in doppio, di mettere a bordo del suo proto “Prysmian” un indigeno:” E’ vero, corro con un francese, Remi Aubran, ma non è vero che non mi preoccupo. Questa è senz'altro una regata difficile, con il passaggio tra Pointe du Raz e lo Chenal du Four, con un coefficiente di marea di 105. Sarà difficile avere i due passaggi con la buona corrente. Ci sono tanti scogli e chi più si avvicina a terra a volte più guadagna. Ma può anche mettere facilmente la chiglia sui sassi”.
Si parte domani mattina, con un meteo ancora incerto per il passaggio di una bassa pressione. Ma non è solo il meteo a far paura. Queste 280 miglia non sono uno scherzo. Si parte da La Trinité sur Mer e si attraversa la baia di Quiberon, il sud della Bretagna, il mar d'Iroise con il passaggio del raz de Sein e del canale del Four. Poi la traversata della Manica e l’arrivo a Plymouth. Due giorni di navigazione durante i quali si dovrà tener conto dei capricci del meteo, anticipare le maree e le correnti associate, stare attenti a non essere tagliati in due da qualche cargo e, ovviamente, far andare la barca il più veloce possibile.
Ci riuscirà il nostro portacolori nei “Serie” Andrea Pendibene, ora atleta (orgoglioso) della Marina Militare? “Abbiamo voglia di far bene, per noi e per tutta la Marina”. C’è il desiderio di riscatto nella sua voce, dopo la delusione dell’ultima regata francese:” Alla Pornichet Select650 per me la regata non è mai cominciata. La rottura del fiocco non mi ha permesso di concludere e essendo l'unica vela di prua non era possibile continuare senza. Ora siamo qui e abbiamo fatto una serie di uscite per capire meglio la zona dello start nel golfo di Quiberon, zona di navigazione non facile già adesso. Figuriamoci in regata!”
Sulle difficoltà di questa gara non ha dubbi:” Sarà una regata molto tecnica e difficile – ci dice - paragonabile ad una tappa della Solitaire du Figaro. 280 miglia con la traversata della Manica con tre zone di passaggio assai complicate per la forte corrente e gli scogli affioranti: La Teniouse, il canale tra Quiberon e l'isola di Huat, Raz de Sein e poi Ouessant. Zone in cui si deve passare a canna e non esitare. Per questo abbiamo fatto tanta navigazione prima di partire e porteremo qualche pasto caldo in più. E' da gennaio che siamo in Francia, prima a La Rochelle e poi seguendo le regate a Locmiquelic, Pornichet, La Trinite. Daremo il massimo e proveremo a osare dove possibile, sapendo che si naviga in mari e terre non facili e questi bretoni conoscono tutti i passaggi, gli scogli, le correnti, le rotazioni e ci navigano a occhi chiusi”.
Ad aiutarlo a bordo non avrà però un bretone, ma la sua co-skipper abituale, la quasi venticinquenne Giovanna Valsecchi, fulminata dalla “course au large” non sulla via di Damasco ma sulla rotta che da Genova l’ha portata a La Grande Motte. Viene dai Laser ma eccezionalmente (per essere italiana) ha scelto di staccarsi dalle boe e fare il gran salto. Nonostante il suoi 59 chili, l’aspetto etereo e i capelli biondi che non la farebbero sfigurare su nessuna barca ormeggiata d’estate a Ponza (i romani capiranno…) è bene starle alla larga in regata per non essere sverniciati. D’altronde è normale: l’altura l’ha studiata alla “Scuola Pendibene”.
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