Vela, Trofeo Jules Verne - Ieri si è aperta una nuova settimana, forse la più attesa, sul tentativo di record nel giro del mondo a vela del Team Banque Populaire. Tra otto giorni, infatti, Loïck Peyron e i suoi uomini saranno finalmente nel più ospitale Atlantico. Sarà la fine dell’incubo degli iceberg che stanno perseguitando i loro giorni e soprattutto le loro notti. Di blocchi di ghiaccio ed altre trappole da far gelare il sangue è costellata tutta la strada fino a Capo Horn e questa spada di Damocle aleggia minacciosa sulle 14 teste a bordo di Banque Populaire.
La tensione a bordo è massima perché la possibilità di incontrare un blocco di ghiaccio staccatosi da un iceberg e che galleggia a pelo d’acqua, completamente invisibile ai radar, è molto alta. All’inizio della notte scorsa l’incontro ravvicinato con uno di questi blocchi di ghiaccio ha messo l’equipaggio in seria agitazione. Passato lo spavento si è deciso di togliere vela e di aumentare il controllo a vista. Insomma a bordo si stanno vivendo notti brevi ma ad alta tensione.
Una settimana dopo l'entrata in Pacifico tutti non vedono l’ora che arrivi Capo Horn per mettere fine a una settimana di grande stress, come ha confermato ieri pomeriggio alla radio Thierry Duprey du Vorsent: "Stiamo planando. Siamo sotto randa piena e gennaker dopo una notte con il freno a mano tirato per navigare con cautela in mezzo a iceberg. Ne abbiamo visti un sacco ieri e la scorsa notte sul radar. Abbiamo anche visto il nostro primo growler, un blocco di ghiaccio sommerso, sul far della sera e ci siamo fatti sorprendere. Sapevamo di avere un iceberg a 10 miglia e pensavamo di essere tranquilli. Dopo abbiamo arrotolato la vela di prua per una migliore visibilità e abbiamo intensificato il monitoraggio. Le notti sono abbastanza corte e in queste circostanze va benissimo così. Eravamo tutti un po' ansiosi di vedere i famosi iceberg, ma ora sta cominciando a durare troppo ed è un po' stressante, soprattutto per questo blocco sommerso che abbiamo incontrato questa notte. Ma tra 200/300 miglia dovremmo essere fuori da questa zona, anche se questa settimana resterà per sempre nella mia memoria. Non vedo l'ora di passare Capo Horn, ma per me vedere gli iceberg era un po’ il mio Horn in questo giro del mondo”.
Con prua a sud-est e una velocità di 24/25 nodi, il maxi-tri dovrebbe, oltre ad evitare il ghiaccio, fare i conti con una cresta di alta pressione che genera venti relativamente deboli. Entro mezzogiorno di oggi la situazione dovrebbe finalmente tornare a favore dell’equipaggio che potrà uscirne fuori e puntare ad est sfruttando un flusso d’aria da sud-ovest. Da ottimista naturale, Thierry Duprey du Vorsent non ha mancato di ricordare che questo rallentamento è solo temporaneo ed è servito per non correre rischi: ”Per ora il vantaggio c’è, anche se si è fermato il guadagno in questa dorsale nella quale non siamo andati troppo veloci. Ora passeremo questa zona di venti deboli, dove siamo entrati l’altra sera, e prenderemo un flusso da sud-ovest che ci porterà fino a Capo Horn. Non vediamo l’ora di rimettere la freccia a sinistra e di risalire, anche per ritrovare un po’ di caldo”.
Il vantaggio sul record di Franck Cammas è attualmente sceso a circa 900 miglia.
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