“Il traffico marittimo del Medio oriente e quello degli Stati Uniti passano dal canale di Suez per intercettare la via più breve per il nord Europa. Se in Italia avessimo una infrastruttura ferroviaria realmente forte e capace di trasportare velocemente quella merce in Germania, Olanda e così via, non ci sarebbe ragione di arrivare nei porti del nord Europa. Il problema non è il dottor Moretti. A mancare non sono i treni, ma una politica ferroviaria. Ai privati si può chiedere di fare i treni ma lo Stato deve garantire i binari”. Queste le parole di Paolo d’Amico, presidente degli Armatori Italiani, intervistato oggi da Francesco Paolo Li Donni per il Corriere dei Trasporti. D’Amico ha parlato anche della situazione dei porti nel nostro paese: “In Italia si fa un gran parlare di investimenti nelle infrastrutture e poi sui porti non si riesce a decidere. Nei porti il federalismo non c’è, tanto meno l’autonomia finanziaria. Credo che il vero problema stia nella volontà del nostro ministro dell’economia. Sono convinto che Tremonti voglia vedere prima l’efficienza nei nostri scali per poi decidere cosa fare. Alcuni porti in Italia sono nati semplicemente perché nei pressi vi era magari una sola industria e non un vero e proprio bacino produttivo. Un fenomeno che si è sviluppato rispondendo a logiche clientelari piuttosto che industriali”. Il presidente degli Armatori ha concluso con una battuta sull’Ecobonus: “L’Ecobonus era un gioco vincente, funzionava e rimane una leva importante per l’autotrasporto, anche se per noi non ha una ricaduta diretta se non in termini di aumento del traffico. Non vedere questo incentivo come legge strutturale lascia pensare”.
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