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VELA OCEANICA

Andrea Mura: sogno Vendée Globe

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Roberto Imbastaro

Vela, Vento di Sardegna - Grande festa ieri sera a Roma al Circolo Canottieri Aniene di Roma per rendere i giusti onori ad Andrea Mura, fresco vincitore della Route du Rhum e primo italiano ad imporsi nella classica regata transoceanica che ha portato i concorrenti da Saint Malo a Guadalupa. Molte le domande che tutti volevano porre ad Andrea, sulla regata, sulla barca, su come ha affrontato questa esperienza per lui nuova. “In effetti era la prima volta che affrontavo una regata in solitario e non è stata una decisione facile, anche dal punto di vista emotivo. Nell’ultimo giorno utile per confermare la mia iscrizione ed inviare alla Pen Duick (l’organizzatore ndr) il bonifico di 4.500 euro ho avuto molti dubbi e solo nel pomeriggio mi sono convinto a farlo”.

All’inizio della serata un filmato, con molte immagini realizzate a bordo, ha reso evidenti a tutti i presenti le difficoltà che Vento di Sardegna ha dovuto affrontare. Claudio Castellani, presidente di Intermatica, uno degli sponsor principali che hanno fornito supporto ad Andrea Mura, ha evidenziato il sentimento comune: ”E’ un pazzo e tutto il nostro staff ha seguito la corsa con un sentimento prevalente: la preoccupazione. Lo abbiamo visto fare evoluzioni da acrobata per sistemare le telecamere e le macchine fotografiche in punti inaccessibili, ma ha avuto ragione lui. E’ riuscito a trasformare questa sua traversata in un evento mediatico, rimanendo sempre in contatto con tutti ed inviando immagini e foto che hanno documentato praticamente giorno per giorno la sua avventura”.

Ma Andrea Mura ha spiazzato un po’ tutti parlando delle difficoltà di questa regata:” Il Mediterraneo è più pericoloso – ha puntualizzato – perché molto più imprevedibile. Da noi quando si incontrano groppi così neri come quelli che avete visto nel filmato il vento può passare da 5 a 50 nodi in un momento. In Atlantico questo non è mai avvenuto. Anzi dopo i primi che ho affrontato, non ho più nemmeno dato i terzaroli, ho solo un po’ lascato le vele”.

Sulla solitudine un’altra sorpresa:” Mi avevano raccontato un po’ tutti che avrei avuto momenti in cui avrei dato tutto quello che avevo per poter tornare a terra. Non è stato così. Avrei pagato qualunque cosa per dormire, questo è vero, perché la cosa che ho più sofferto è stata la mancanza di sonno. Ma a volte era necessario stare alla barra continuamente, perché i cambi di vento repentini nell’attraversamento di alcune perturbazioni, non potevano essere gestiti con il pilota automatico”.

Il futuro? Innanzitutto la Jacques Vabre, per la quale però non esiste una categoria particolare come la “Rhum” dove Vento di Sardegna ha potuto concorrere. Ma gli organizzatori ci stanno pensando, proprio su richiesta di Andrea Mura e, non è ancora ufficiale, ci potrebbe essere una categoria “Café”.  Se si farà Andrea sarà in coppia con il “socio”, l’inseparabile Guido Maisto.

“Ma il sogno vero è il Vandée Globe – ammette Andrea alla fine – e vorrei acquisire un Imoca 60, nuovo o usato, per poter fare questa regata che è la numero uno al mondo. Non per niente la chiamano l’Everest della vela”.  Il budget per un’impresa del genere è sicuramente più importante di quello necessario per una Route du Rhum e non sarà facile mettere insieme la cifra necessaria. Ma Andrea è ora circondato dall’affetto degli italiani, Presidente della Repubblica compreso, da un team tecnico di prim’ordine, che gli ha messo a punto una barca praticamente perfetta, e da una comunicazione, affidata al “veterano” Max Procopio, una garanzia anche per gli sponsor, presenti e futuri.


03/12/2010 11:14:00 © riproduzione riservata






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