Dopo la sentenza di oggi della Corte Suprema dello Stato di New York che stabilisce che la 33ma America's Cup si debba comunque svolgere nell'emisfero nord perde qualche pezzo la strategia di Oracle. Febbraio, salvo rare eccezioni, non è propriamente il mese adatto per mettere in acqua un mostro da 90 piedi. Nella nota diffusa oggi da Alinghi, nella quale si accetta, in caso di un mancato accordo sulla data, di regatare comunque nel febbraio 2010, c'è una piccola nota in coda che recita:"La località viene decisa dal Defender dell'America's Cup e sarà resa pubblica sei mesi prima della sfida". Qualcosa di strano si percepisce, ed è la ragione per cui Oracle non ha mai fornito il vincolante Custom-House Registry che il giudice Shirley Werner Kornreich ha oggi imposto di presentare e consegnare al più presto ad Alinghi. In caso di non conformità del certificato, Oracle rischia la squalifica. Il giudice Kornreich ha anche ordinato ai due contendenti di cercare un mediatore entro una settimana per trovare una data condivisa per la sfida che, in caso di non accordo, rimane comunque fissata per febbraio 2010. Tom Ehman, portavoce di Alinghi si è detto soddisfatto della sentenza con una di quelle dichiarazioni avvilenti e ritrite (rilasciate a fasi alterne sia da Alinghi che da Oracle) che esprime la contentezza del team per "la notizia che l'America's Cup tornerà in acqua, quello che noi abbiamo sempre voluto". A Barry Ostranger, avvocato di Alinghi, è invece sfuggita, dopo le dichiarazioni di rito un "non sarà Valencia". E l'emisfero boreale in inverno ha anche posti caldi, ma molti di più sono quelli freddissimi. Aspettiamo il Custom-House Registry di Oracle e ad agosto ne sapremo di più.
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