Vela, Matteo Miceli - Saltato il ginocchio, saltato l'Everest. La spedizione di Matteo Miceli con l'organizzazione Top to Top verso l'Everest è terminata a Nacme Bazar, a 3440 metri, dopo aver valicato l'ultimo passo ad oltre 4.000 metri da dove si gode una vista impareggiabile del tetto del mondo. Rientro in Italia per Matteo e, molto probabilmente questa mattina stessa, l'operazione al ginocchio per asportare i frammenti "vaganti" che lo hanno tormentato in queste settimane trascorse in bicicletta (con qualche caduta di troppo) e a piedi da Calcutta fino alle pendici dell'Everest. "E' finita a Katmandu. Finita la pedalata e finito il mio ginocchio. Dopo una giornata di totale riposo il mio ginocchio infortunato stava anche un po' meglio ma non ero assolutamente in grado di continuare la spedizione insieme agli altri senza comprometterla".
L'arrivo a Katmandu è stato liberatorio, anche perché la fatica (ginocchio a parte) si stava facendo sentire per i 4 componenti della spedizione che hanno bruciato le tappe arrivando con una settimana di anticipo nella capitale del Nepal.
"Il nostro grido di battaglia era da giorni see you Katmandu e quando siamo arrivati lo abbiamo ritmato a squarciagola. Siamo rimasti lì alcuni giorni per svolgere la nostra consueta attività di sensibilizzazione all'ambiente ed i pulizia insieme agli studenti. Sono stati anche molto interessanti gli incontro con le autorità locali, che hanno molto apprezzato il senso della nostra spedizione e del nostro impegno".
Il percorso per arrivare fino in Nepal da Calcutta è stato impegnativo e bellissimo:" La partenza da Calcutta è stata fantastica. Uno spettacolo di colori con innocui festoni e pericolosi palloncini pieni d'acqua. Un'usanza locale dettata magari dal gran caldo che però mi ha messo un'angoscia terribile per il terrore di scivolare a pochi metri dalla partenza. Tappe infinite in India con un caldo pazzesco. Ho sognato spesso di planare con l'Este 40. La vela sarà anche più complicata, ma è sicuramente uno sport di comodo lusso rispetto alla bicicletta. Polvere, strade impossibili, orde di camion, clacson impazziti: questa è l'India! Un posto dove tutti vanno da qualche parte e non si capisce dove. Molto sporca e molto disordinata ma assolutamente fantastica ed accogliente".
Ora un po' si stop e di riposo dopo l'intervento:" Si, ma inizierò la rieducazione fisica subito dopo l'intervento e spero di bruciare i tempi di recupero. D'altronde se un calciatore ce la fa in un mese, un velista può sperare di venirne fuori in 15 giorni, tanto per ribadire la superiorità del nostro sport! Battute a parte inizierò davvero immediatamente la rieducazione per non perdere il tono muscolare e poter essere in grado di regatare il più presto possibile".
Il progetto di sensibilizzazione dei giovani verso le tematiche ambientali proseguirà ovviamente anche in Italia: "Questa esperienza con i giovani thailandesi, indiani e nepalesi mi ha molto arricchito e riprenderò presto i miei incontri con i giovani delle scuole della Provincia di Roma, ai quali potrò anche raccontare l'esperienza diretta con i loro coetanei di quei paesi, così diversi da loro, ma così simili nelle aspettative quando si parla di ambiente. Un progetto che penso si estenderà anche ai giovani siciliani, che incontreremo durante il Giro della Sicilia con la Targa Florio del Mare, e che già lo scorso anno abbiamo coinvolto, nei porti toccati dalla regata organizzata dallo Yacht Club Favignana, grazie ad un'iniziativa del presidente dello YC Chiara Zarlocco".
Con al timone Marco Gradoni affiancato da Margherita Porro e Maria Giubilei, il team Luna Rossa 1 è stato l'equipaggio da battere per tutto il pomeriggio. Dietro di loro al team senior guidato da Peter Burling Ruggero Tita
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