Aperta il 29 ottobre 2011, la mostra “Manciù, l’Ultimo Imperatore”, rassegna conclusiva di un ciclo di quattro mostre che nelle sale di Casa dei Carraresi a Treviso hanno raccontato in circa otto anni oltre 2.500 anni di storia del Grande Impero Cinese, ha già superato i 30 mila visitatori e si prepara a sorprendere quanti ancora verranno.
Dal 15 febbraio infatti, la mostra si rinnova, grazie ad un avvicendamento di alcuni tra i reperti più preziosi che, in ottemperanza ad una disposizione di tutela delGoverno Cinese che impone di non lasciarli esposti per più di tre mesi, lasceranno il posto ad altrettanti oggetti rimasti sino ad ora nelle casse.
Saranno i cinque vessilli imperiali di seta finissima, risalenti al regno di Quianlong (1735-1796), ricamati con nuvole (simbolo della presenza dell’Imperatore nel corteo), a lasciare il posto ad altrettanti vessilli sempre in seta, in unadiversa versione con le nuvole invece stilizzate in forma di spirale, ad accogliere i visitatori all’ingresso della mostra.
Anche gli abiti imperiali esposti, delicatissimi, verranno sostituiti con altri finemente ricamati, quali la Veste Imperiale Estiva risalente al Regno di Daoguang (1820-1850), le calzature di Concubina, il set di borsette di seta da appendere alla cintura, come tradizione del popolo Manciù, risalenti al Regno di Tongzhi (1861-1875).
Verrà inoltre mostrata la seconda parte del finissimo e particolare rotolo di seta (facente parte dei 12rotoli dedicati ai viaggi di ispezione dell’Imperatore Qianlong alle regioni della Cina Meridionale e contrassegnato con il numero 9). Il rotolo lungo ben dieci metri, fu dipinto con inchiostri e colori su seta nel 1751 da Xu Yang (1714-1780) e dedicato alla città di Shaoxing, nel Zhejiang; mostra lo svolgersi della vita quotidiana delle province del sud della Cina, con fedelissime riproduzioni di abitazioni, botteghe, attività della città e della vita nelle campagne, abbigliamenti tipici degli abitanti, trasformandosi, esso stesso, in un interessantissimo documento storico e geografico della vita del XVIII secolo nel Celeste Impero, tutto da ammirare.
Anche i due dipinti di Giuseppe Castiglione, il gesuita milanese nato nel 1688 e ritenuto il più grande pittore del Settecento cinese, verranno avvicendati con altri due suoi capolavori, così come i tre ritratti imperiali.
Una mostra nella mostra quindi, nella quale questi reperti andranno ad accompagnarsi nel racconto della storia dell’ultima dinastia del Celeste Impero, la dinastia Manciù (1644 – 1911), abilmente descritta dagli altri spettacolari oggetti tra armi, divise militari, dipinti, documenti, beni personali dell’ultimo imperatore Aisin Gioro Pu Yi cui è dedicata l’ultima sezione della rassegna.
Tra tutti va segnalato il Trono del Celeste Impero per la prima e unica volta nella storia della Cina smontato dalla sua secolare collocazione e rimontato pezzo per pezzo con tutti i suoi preziosi arredi in una sala dei Carraresi, con reperti mai esposti sino ad ora nemmeno in Cina, giunti invece eccezionalmente qui a Treviso, a 12 mila chilometri di distanza, dai palazzi Imperiali di Pechino, grazie al credito del curatore Adriano Màdaro, unico membro non cinese del Consiglio Direttivo Permanente dell’Accademia Cinese di Cultura Internazionale.
La Mostra è stata inserita dal Governo Cinese nel Programma ufficiale dell’Anno della Cina in Italia e delle celebrazioni del Quarantennale dell’apertura delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina.
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