Oracle vince l’America’s Cup dopo una straordinaria rimonta che ha portato il team statunitense a recuperare su New Zealand dal punteggio di 8 a 1 fino alla vittoria di questa sera che ferma il punteggio finale sul 9 a 8. Psicologia, errori, bravura, sviluppo del mezzo: tutto si è mischiato e intrecciato in una settimana da incubo per Dean Barker e i suoi uomini, usciti suonati e perdenti da un match già vinto e senza che ne abbiano capito le ragioni. Anche oggi a bordo i neozelandesi sono sembrati lenti e impacciati e con addosso una comprensibile paura. Oracle era invece affamata, decisa e, nonostante abbia perso la partenza e preso un’ingavonata, si è messa alla calcagna di New Zealand sul primo lato di poppa mordendole la scia, non lasciandole acqua, facendole capire che erano loro i più forti, i più veloci, i migliori. Al primo incrocio di bolina li avevano già fottuti. Poi li hanno irrisi. Peccato, perché i Kiwi restano i migliori velisti del mondo e la Nuova Zelanda il vero Paradiso dei velisti di ogni latitudine. Peccato anche per i tifosi, accorsi veramente numerosi a San Francisco e che avrebbero meritato, loro, bel altra conclusione. Bisogna togliersi tanto di cappello di fronte a questi uomini ma anche dare il giusto tributo ai vincitori, che sono stati grandissimi. Ma non siamo contenti. I velisti che oggi sono scesi in acqua su Oracle avrebbero dovuto essere a casa, squalificati. Tutti lo pensano, ma nessuno lo dice. Il business non si è fermato con le squalifiche dei 4 componenti del team per l’imbroglio degli AC 45 e tutti sono stati contenti e silenti. Anche i Kiwi, convinti di vincere a mani basse. Ma la Coppa resta invece nelle mani di chi ha brigato per averla, con un contenzioso che ha sfinito tutti, e nelle mani di chi ha condotto a questo esito disastroso sia economico sia mediatico con soli 3 team e mezzo presenti. Con New Zealand vincente probabilmente si sarebbe voltata pagina e ritornati su vie un po’ più tradizionali. Vedremo ora cosa proporranno le fervide menti di Coutts e sodali.
In occasione della 25ª edizione dell’Argentario Sailing Week – Miramis Trophy, in programma dal 24 al 28 giugno, Miramis rinnova la partnership con lo Yacht Club Santo Stefano assumendo per la prima volta il ruolo di title sponsor della manifestazione
Francesca ha dipinto un quadro della vita a bordo con vento forte e mare grosso, mentre era all'inseguimento dello skipper italiano Ambrogio Beccaria su Allagrande MAPEI, che si trovava a poche miglia davanti a lei in quarta posizione
La vittoria assoluta nella categoria X2, al calcolo dei tempi compensati ORC, è andata a Tokio, J99 di Massimo Minozzi e Pietro Scarpa. Nella categoria ORC XTutti la vittoria assoluta è di Oxygen, X-35 del trevigiano Andrea Gozo
Alla rilevazione del 10 giugno, la skipper italo-americana navigava a circa 125 miglia dal leader Sam Goodchild (MACIF Santé Prévoyance), ma soprattutto a sole 15 miglia dalla terza posizione occupata dalla francese Violette Dorange
L'appuntamento, organizzato dalla LNI– La Spezia su delega della FIV, porterà gli equipaggi a sfidarsi nelle acque del Golfo della Spezia fino a domenica 7 giugno, con un programma che prevede fino a otto prove complessive
Progettato per rimanere sotto la soglia dei 24 metri di lunghezza, lo Swan 80 nasce con l'obiettivo di offrire le prestazioni e il prestigio di un maxi yacht mantenendo una maggiore semplicità gestionale e operativa
Seconda posizione per lo Yacht Club Costa Smeralda, terzo il RORC Gold. Ino Veritas di James Neville vince in classe SC1, Ran di Niklas Zennstroem primo in classe SC2
Nel gennaio 2025 aveva scritto una delle pagine più memorabili della storia del Vendée Globe, completando il giro del mondo in 64 giorni, 19 ore, 22 minuti e 49 secondi, abbassando di oltre nove giorni il precedente record della competizione
Spettacolo nel Golfo dei Poeti con 16 equipaggi e sette prove disputate
Una rete da pesca costringe AMbrogio ad immergersi. Dopo aver messo l’imbarcazione alla cappa per garantire un minimo di stabilità, lo skipper si è preparato a un’immersione sotto lo scafo per raggiungere la chiglia e liberarla dall’ingombro