Scontata la soddisfazione per la decisione del Governo italiano di non far ripartire per l’India i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ma quali sono i possibili sviluppi di questa decisione che mette in grave difficoltà le relazioni tra l’Italia e l’India?
Pasquale De Sena, professore ordinario di Diritto Internazionale all’Università Cattolica di Milano, ha espresso il suo parere in merito alla controversia internazionale che vede al centro i due marò, i quali per decisione del governo italiano resteranno in Italia. Una scelta, quest’ultima, maturata anche a seguito dell’avvio formale, solo due giorni fa, della costituzione da parte delle autorità indiane del tribunale speciale incaricato di esaminare la competenza giurisdizionale (indiana o italiana) sull’incidente in mare in cui sono coinvolti i marò. Costituzione decisa lo scorso gennaio dalla Corte suprema di New Delhi che ha mutato il quadro rispetto a dicembre, quando i due fucilieri rientrarono per la prima volta in Italia per le festività natalizie; e che ha portato in primo piano l’esigenza espressa dall’Italia che sia un giudice terzo a pronunciarsi. “È ancora presto poter prevedere cosa succederà, dipende da come evolverà la controversia, ma si possono delineare degli scenari, con tre possibili strade percorribili: il tribunale internazionale del diritto del mare; la corte internazionale di giustizia; un tribunale arbitrale ad hoc. C’è poi una quarta strada, quella di una soluzione non giudiziale di stampo diplomatico. Sulla base del Trattato di Montego Bay, ossia la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, o Unclos, sottoscritta e ratificata sia dall’Italia che dall’India, - spiega De Sena - a dirimere il caso potrebbero essere il Tribunale Internazionale del Diritto del Mare con sede ad Amburgo, la Corte internazionale di giustizia o un tribunale arbitrale speciale. Ma la stessa Convenzione prevede anche che si possa arrivare a una soluzione non giudiziale della controversia. L’India potrebbe anche accettare di negoziare su un piano diplomatico, e la transazione potrebbe anche risultare conveniente per l’India, perché a mio giudizio sul piano tecnico-giuridico l’Italia potrebbe avere ragione. Ma ritengo anche che questa sia un’ipotesi non molto concreta, perché in India sussiste un problema di pressioni sul governo centrale da parte delle giurisdizioni locali, che si dichiarano competenti e rivendicheranno il proprio ruolo. Ora, per capire i prossimi sviluppi - conclude l’esperto - molto dipenderà da chi, tra India e Italia, farà il primo passo nella scelta del giudice. Per ora l’Italia ha fatto un primo passo nella formalizzazione della controversia. Vedremo come risponde l’India”.
Fonte: shippingonline.ilsecoloxix.it
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