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Vendée Globe: Maitre Coq, Matteo Miceli e il pollo sbagliato

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Roberto Imbastaro

I polli non volano. E nemmeno i tacchini. Ma l’Imoca 60 di Jeremie Beyou invece si, grazie alle sue ali, ovvero ai foil. Sta per arrivare terzo a Les Sables d’Olonne in questo velocissimo Vendée Globe, con il suo Imoca 60 Maitre Coq, mega azienda che produce preparazioni alimentari con carni di polli e tacchini già precotte e pronte all’uso. “Maitre Coq vous simplifie la vie”, recita il sito dell’azienda. E a Jeremie l’ha semplificata davvero mettendogli a disposizione un Imoca 60 con i foil. Memore de “La Mora, la gallina caphornier di Matteo Miceli, so che lo skipper di Ostia salterà nel pozzetto pensando che la sua idea era giusta e che un pollo può cambiare il destino di un velista. Ma deve farsene una ragione: “Gallina viva non porta sponsor”. Cotta e fritta invece si. Lo sponsor ideale per Matteo sarebbe invece stato il prossimo in dirittura d’arrivo, ovvero Virbac, altra barca con i foil che, forse, si appresta ad arrivare quarta. Al timone l’immarcescibile Jean-Pierre Dick, ex figlio di papà (Pierre-Richard è stato il fondatore dei Laboratoires Virbac) ed attualmente presidente della società che lo sponsorizza e che si occupa del benessere animale, sia da compagnia sia da reddito. L’azienda ha un fatturato di 853 milioni di euro (dati 2015) e spenderne qualcuno per far felice il proprio presidente non è certo un reato. Certamente, rispetto ai primi tre in classifica, Jean-Pierre non sta facendo una figura splendida. Si sta contendendo il quarto posto all’ultimo respiro con  due vere bestie della vela, Jean Le Cam e Yann Elies. E loro non hanno i foil. Ma la cosa non sembra disturbarli. Yann è a poche miglia da Jean-Pierre e Jean attaccato a lui. Eccoli i vincitori del Vendée Globe, quello delle barche normali, forse quello vero. O forse è quello dei poveri... se si possono chiamare così, visti i budget comunque milionari. Due marinai che non mollano di fronte a nulla. Ve lo ricordate Jean Le Cam con la barca rovesciata a 200 miglia da Capo Horn? Salvato non dai soccorsi, ma da un commovente Vincent Riou arrivato per primo sulle sue coordinate. E Yann Elies, con il bacino fratturato tra l’Australia e l’Antartide, immobile in barca, senza antidolorifici, in attesa del salvataggio compiuto solo dopo qualche giorno dalla Marina australiana? Possono questi due aver paura di barche più potenti? Ma se tutto andrà come deve, le barche con i foil avranno conquistato le prime quattro posizioni. Rimane solo la barca di Andrea Mura… pardon, di Pieter Heerema, che ancora deve passare Capo Horn. Ma sei hai 65 anni, un patrimonio familiare di 550 milioni di euro, la possibilità di assumere Michel Desjoyeaux come istruttore e il sogno incoffessato di essere un navigatore solitario, puoi anche comprarti una barca con i foil e magari farcela. Piano, ma farcela. In quale altro sport può accadere una cosa del genere? E non mi dite che è un bene! Riepilogando la classifica: prima una banca, seconda una casa di moda, terzi polli e tacchini, quarti i prodotti veterinari. Poi i mega-sponsor spariscono. Quinta Queguiner – Leucemie Espoir di Yann Elies e sesta Finistere Mer Vent di Jean Le Cam . Vive la voile! E se volete vedere in diretta l'arrivo si Maitre Coq, basta andare sul sito dell'azienda francese. Ma se siete velisti e vegani ve lo sconsiglio caldamente.


22/01/2017 17:48:00 © riproduzione riservata






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