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ALINGHI

Per l’America’s Cup è necessario il “Processo Breve”

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Roberto Imbastaro

Vela, America's Cup - Per l’America’s Cup chiediamo il “processo breve”. Non ce ne vogliano né Bersani né Di Pietro, ma Berlusconi ha perfettamente ragione nel chiedere una data certa di fine processo. Problemi personali???? No, piuttosto problemi planetari, come dimostra il protrarsi del contenzioso tra Alinghi ed Oracle senza questa indispensabile norma. Il sistema giuridico americano è tristemente noto per gli appelli che possono durare decenni.

 

Ed è un sistema giuridico che, dopo averti condannato a morte, riesce a tenerti anche 30 anni inattesa di esecuzione. Se la Coppa America deve morire, vorremmo sapere almeno una data certa di decesso, per non continuare, tra una trentina di anni, a scrivere ancora le stesse cose.

 

Non sappiamo se negli USA esista la decretazione d’urgenza, ma se Obama non vuole che il sistema giudiziario americano venga travolto per i prossimi anni dalle cause legali che si intenteranno Ellison e Bertarelli, dovrà provvedere ad emanare qualcosa di simile al nostro tanto discusso “processo breve”, per togliere la Suprema Corte di New York da questa impasse.

 

Ma cosa commentare prima del comunicato di Alinghi, che abbiamo riportato in calce, emesso dopo l’ennesimo ricorso in tribunale di Oracle? Che forse la voce che il Team americano è in difficoltà nel presentarsi al pieno delle sue possibilità alla sfida di Valencia ha più di qualche fondamento. Ancora problemi di assetto con la nuova ala rigida - si vocifera -  molto difficoltosa nella sua messa a punto. Qualche mese in più di tempo (dopo aver tanto insistito per il rispetto della data stabilita a norma di Deef of Gift) farebbe enormemente comodo al Team di Ellison. E mentre prima era Oracle a strepitare perché la sfida avvenisse in questa data certa, ora è Alinghi ad invocarla.

Ognuno tira l’acqua al suo mulino, com’è ovvio. Ras Al Khaimah era la sede ideale per Alinghi5 (ma qualcuno dovrà sempre spiegarmi da quando è finita nell’emisfero sud del globo… a norma di Deed of Gift era ineccepibile) e Valencia lo era per il più muscoloso maxi-tri di Oracle.

Ha vinto la tesi di Oracle ma ora le parti si sono quasi invertite. Alinghi è pronta a regatare l’8 febbraio a Valencia, Oracle no. Quindi gli Svizzeri tengono il punto e gli americani le provano tutte e la tempistica di questa sua nuova denuncia lascia qualche dubbio (o certezza).

 

Esiste ora una giuria nel pieno delle sue prerogative, perché non lasciare decidere a lei?

Perché ricorrere nuovamente alla Suprema Corte di New York cosa che, anche se legalmente ineccepibile, impedirà molto probabilmente di regatare l’8 febbraio? Speriamo vivamente che la Corte di N.Y. rimandi tutto ai giudici che lei stessa ha imposto e che i due team hanno nominato consensualmente, e speriamo anche che questi decidano immediatamente, avendone tutte le competenze tecniche per farlo. Ci sarà sempre chi, in momentaneo svantaggio, tenterà di prendere tempo e queste tattiche non sono più ammissibili. Lo ha fatto Alinghi in passato, e questo, oggi, è l’obiettivo principale di Oracle. Senza alcuno scandalo, perché in questa vicenda se ne sono oramai viste di tutti i colori.

Il problema vero è che nessuno vuole perdere in acqua, men che mai Oracle. L’immagine di Alinghi (leggi Bertarelli) sconfitto sul campo di regata subirebbe ovviamente contraccolpi negativi, ma non ne uscirebbe mediaticamente con le ossa rotte, quella di Oracle (leggi Ellison) si. E forse per gli americani a questo punto la vittoria in tribunale è la strada migliore da perseguire e ci stanno provando. D’altronde lì giocano in casa.... e senza la prospettiva del nostro meritorio "processo breve".

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Mentre Brad Butterworth, skipper di Alinghi, insieme ai rappresentanti della Société Nautique de Genève, partecipava a Singapore, al meeting per risolvere le controversie ancora in essere in vista dell'inizio delle regate della 33a America's Cup, prevista per l'8 febbraio prossimo, in presenza anche di David Tillett, presidente della Giuria dell'America's Cup nominata dall'ISAF e di David Kellett rappresentante dell'ISAF stessa, BMW Oracle ha abbandonato unilateralmente le trattative e ha presentato la sua nona causa legale di fronte alla Suprema Corte di New York, nel tentativo di squalificare il Defender dall'imminente confronto in mare.

“BMW Oracle è già riuscito a eliminare 18 team attraverso il sistema giudiziario americano per guadagnare l'accesso diretto alla finale dell'America's Cup. Ora stanno cercando di vincere la Coppa senza aver mai regatato” ha dichiarato Brad Butterworth. “Questa ultima azione legale arriva come uno shock proprio nel momento stavamo pianificando un altro incontro per inalizzare tutti gli argomenti affrontati oggi e ciò dimostra la loro assoluta cattiva fede. Chiaramente non sono pronti per regatare. Hanno inoltre completamente ignorato la giurisdizione della Giuria dell'America's Cup nominata dall'ISAF, giuria che loro stessi avevano fortemente caldeggiato, e si sono ripresentati davanti alla Corte di New York, dove chiaramente pensano di avere maggiori possibilità di successo”, ha aggiunto.

L'imbarcazione del Defender è stata costruita in Svizzera nel pieno rispetto di quanto previsto dal Deed of Gift. SNG non concorda con l'interpretazione del GGYC.

La dichiarazione di BMW Oracle secondo cui Alinghi utilizzerà vele realizzate negli USA è sbagliata. Le vele per partecipare all'America's Cup sono state costruite in Svizzera in una veleria a Villeneuve. Inoltre il procedimento 3DL per la realizzazione di queste vele è protetto da diritti di proprietà intellettuale svizzeri. Gli inventori di questo procedimento di costruzione, Jean Pierre Baudet e Luc Dubois, sono due ingegneri svizzeri. Tutti i challenger e i defender dal 1995 hanno sempre utilizzato vele in 3DL di tecnologia svizzera.

“Il tentativo di BMW Oracle di far deragliare l' America's Cup, di ignorare la giurisdizione dell' ISAF e il comportamento antisportivo sono inaccettabili” ha dichiarato Fred Meyer, vice commodoro di SNG. “Alinghi è pronto a regatare l'8 Febbraio come ordinato dalla sentenza del 7 Aprile 2009” ha aggiunto “abbiamo guadagnato il diritto di difendere l'America's Cup sull'acqua vincendo la 31° e la 32° edizione. Vogliamo tornare a regatare, non vogliamo che il risultato dell'America's Cup sia determinato dalla Corte di New York” ha concluso Meyer.

 


14/01/2010 00:50:00 © riproduzione riservata






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