Oggi 16 Febbraio 2015 alle ore 06:32 UTC Matteo Miceli a bordo di Eco40, il suo Class40, ha finalmente passato Capo Horn, alla latitudine di 56°22' SUD e alla longitudine di 67° 15' OVEST. Ora è un Cap Hornier, e può giustamente fregiarsi dell’orecchino d’oro al lobo sinistro.
Una lunga rincorsa iniziata 19 ottobre del 2014 e finalmente conclusasi, anche se la via da percorrere verso casa è ancora molto lunga, oltre 9.000 miglia. Matteo entra così nella ristretta élite dei navigatori italiani che hanno passato il Capo in solitario: Ambrogio Fogar, Giovanni Soldini, Simone Bianchetti, Pasquale de Gregorio e Alessandro di Benedetto.
Tra un mesetto e mezzo dovremmo rivederlo spuntare dalle parti di casa e lo riconosceremo dalla gallina che lo accompagna, perché questo suo giro del mondo, non solo senza assistenza e senza scalo ma anche in completa autosufficienza energetica ed alimentare, sta lasciando qualche segno sul fisico e anche nell’aspetto.
Dalle foto sembra un’altra persona e non solo per la barba e i capelli lunghi che non ha mai portato. Soprattutto perché privato dei sughetti di mammà, della pastasciutta e delle sue abbondanti razioni di Coca Cola, è diventato praticamente la metà. Se non meno.
Al passaggio di Capo Horn, avvenuto di notte, ha pensato al suo team a terra: un’organizzazione fatta da tanti amici, pur se con eccellenze assolute, ma molto poco francese e tanto “matriciana”, che si è dimostrata comunque professionalmente impeccabile anche se mossa prima di tutto dall’affetto per Matteo.
“Senza di loro non ce l’avrei mai fatta” ha esclamato. Ed ha detto una sacrosanta verità.
Gli ultimi giorni sono stati durissimi. L’ultimo inconveniente serio è avvenuto la notte del 15 febbraio quando si è rotta la mura della trinchetta mentre il vento soffiava da molte ore ad una velocità media, superiore ai 50 nodi con raffiche superiori ai 60 nodi. Non potendo fermarsi alla cappa, ha dovuto effettuare la riparazione nel caos totale. Ma questa è stata la sua forza maggiore fino ad oggi. Una manualità incredibile, che gli ha consentito di riparare l’irriparabile. Nell'ultima settimana Matteo ha superato tre burrasche con vento superiore a 40/50 nodi e onde che hanno superato i 6,0 metri di altezza media con valori massimi anche superiori ai 10,0 m di altezza. Ora inizia la lunga risalita dell'Atlantico. Il suo prossimo obiettivo è quello di arrivare a latitudini inferiori a 50 gradi sud dove finirà il pericolo degli iceberg.
Comunque c’è il vanto della “Mora”, la prima gallina livornese ad aver passato Capo Horn in solitario. Ora c’è da chiedersi dove metterà il cerchietto d’oro che spetta ai Cap Hornier.
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