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AMBIENTE

Matteo Miceli: costruirò un’isola felice e pulita

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Tiziana Montalbano

VELA - E' abituato a navigare a largo anche su barche minuscole e non abitabili. Di certo però non è abituato a scalare montagne, specie "montagnole" che si chiamano Everest.
Matteo Miceli ha l'avventura nel sangue e le grandi imprese sono per lui all'ordine del giorno. Tra pochi giorni da Singapore prenderà il via la sua ultima "follia". Una veleggiata da Singapore a Calcutta che sarà seguita da una corsa in bicicletta fino alle pendici dell'Everest. E dopo? Dritto sulla montagna più alta del mondo.

Matteo, manca poco...l'Everest ti aspetta. Qual è l'emozione della vigilia di questa grande impresa? La vigilia è sicuramente un momento di apprensione e di preoccupazione visto che non ho nemmeno tanta esperienza. Proprio per questo motivo mi affido alla famiglia Schwörer (ndr. Dario e Sabine, promotori delle iniziative ecologiche di Top  to Top) che di esperienza ne hanno molta.
L'Everest e la vela. Cos'hanno in comune? Si dice che passare Capo Horn è scalare l'Everest del mare. Assecondare le condizione meteo e la natura, che si tratti di un oceano o di un grande montagna, è sempre un ‘avventura particolare che lascia il segno. Questa sarà una sfida con me stesso.
Parlando di preparazione, appunto, a che punto è la tua? Sono ancora un po' sovrappeso ma mi sto allenando tanto, sia con la bici sia con la corsa. Prima di scalare l'Everest, che avverrà tra aprile e maggio, andrò a fare un 4000 metri su una montagna europea. Ritengo sia fondamentale fare una prova generale perché le montagne himalayane non perdonano.
Da Singapore a Calcutta a bordo di un'imbarcazione ecologica. Quando taglierai il nastro della partenza? Parto fra una settimana. Arriverò a Singapore da dove salperò con la barca Top to Top, una barca di 15 metri in alluminio alimentata da pannelli solari e generatori eolici, per arrivare a Calcutta da dove inizierò la vera avventura.
Sempre all'insegna dell'ecologia, quindi. Ma qual è il rapporto di Matteo Miceli con l'ambiente? È un rapporto di rispetto e di lavoro continuo per sfruttare la nuova tecnologia in senso ecosostenibile. Il lavoro di questi giorni è proprio quello di rendere accessibile a tutti, e quindi commercializzabile, una barca  interamente autosufficiente dal punto di visto dell'energia. Costruirò un'isola felice e pulita!
Ricapitolando: barca, bici e poi la scalata dell'Everest. È scontato chiederti quale dei tre momenti ti preoccupa di più? È sicuramente scontato, l'Everest! La gente ci perde la vita per scalarlo, perché le variabili che possono ostacolare il viaggio sono numerose.  E' facile smarrire il percorso a causa del brutto tempo, per non parlare del problema più grande che è quello della respirazione e dell'altitudine (ndr. la scalata avverrà senza l'aiuto di ossigeno. La spedizione sarà comunque equipaggiata con delle bombolo per le situazioni di emergenza). Il percorso in bicicletta non mi preoccupa perché sono abituato a pedalare anche se, è fuor di dubbio, ci saranno delle difficoltà. Sulle vie dell'India verso il Nepal e  Katmandu, non sarà certo facile perché non troveremo strade asfaltate. Con noi, inoltre,  su carrellino e ancorati alle biciclette, avremo anche i tre bambini di Dario e Sabine Schwörer, il cui figlio più piccolo ha solo 4 mesi. Ma avventura vuol dire anche questo! 
Parlando ancora di ecologia e di grandi imprese. Da Roma a Roma girando intorno al mondo a bordo di una barca a vela a "impatto zero". Il tuo sogno che comincia piano piano a realizzarsi. Finalmente abbiamo trovato gli aiuti istituzionali così come la disponibilità del Cnr e di tante ditte private che ci vogliono aiutare. Il nostro è un grande progetto perché vogliamo che il concetto di "barche ibride" venga superato e sostituito con barche al 100% ecosostenibili.
Com'è nata l'idea di questa "traversata ecologica"? E' nata tantissimi anni fa dopo i vari record che ho stabilito attraversando l'Atlantico su un piccolo catamarano di 6 metri, non abitabile. "Biondina Nera" (ndr. il nome del cat) era già senza un motore con soltanto dei pannelli solari che mi servivano per la comunicazione a terra, per la sicurezza e per un piccolo pilota automatico. Diciamo, quindi, che il rispetto per l'ambiente è un progetto che è partito tanti anni fa. Gli sponsor abbiamo detto ci sono. Quali sono i prossimi step del progetto "Roma Ocean World"? Il prossimo è concludere la costruzione della barca. Speriamo di scendere in acqua a giugno-luglio del prossimo anno. Nel frattempo ho comunque una barca gemella che da un anno naviga per testare le attrezzature e studiare la manutenzione. In un secondo tempo proveremo a confrontarci con altre imbarcazioni Class 40.
Le regate di altura sono la tua professione e il tuo punto forte. Ma il fascino di un grande evento come l'Americas Cup, e quindi di una regata tra boe, ti ha mai sedotto? Tante volte ho regatato tra le boe ma la sensazione più bella e quella di prendere il largo per trovare il viaggio, l'avventura e l'elemento mare. Il fascino dell'altura ha qualcosa che mi appassiona di più.
C'è il progetto Italia70 per la prossima Volvo Ocean Race. Dato che l'Oceano è uno dei tuoi habitat naturali pensi che possa esserlo anche per una regata come la VOR? Si, è una della cose che più mi piacerebbe fare. Il mio entusiasmo è tanto ma non so se avrò mai le qualità e le capacità per arrivarci.
Giovanni Soldini ha detto a Italiavela che presto inizieranno i "provini" per i velisti che andranno a formare l'equipaggio di Italia70. Parteciperai? Si, mi piacerebbe essere messo alla prova e avere una possibilità come tanti altri. Ci andrò con molta umiltà e tranquillità. L'entusiamo per un'impresa del genere è grande e capita proprio bene per il progetto "Roma Ocean World" perché sia prima che dopo avrei la possibilità di completare la realizzazione della barca.     


17/11/2009 16:32:00 © riproduzione riservata






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