“Vogliamo tornare a casa”. Questo il desiderio espresso dai giocatori del Togo dopo l’assalto a colpi di mitra di cui sono stati vittime oggi e che ha causato un morto, l’autista del pullman che li trasportava, e quattro feriti di cui due calciatori. I calciatori feriti sono Serge Akakpo, difersore della squadra rumena del Vaslui che è stato colpito alla schiena, e Kodjovi Obilale, portiere della squadra bretone del GSI Pontivy.
L’inferno si è scatenato non appena il pullman ha attraversato la frontiera tra il Congo e l’Angola, diretto nell’enclave angolana di Cabinda dove avrebbe dovuto disputare le partite del girone B della Coppa d’Africa nel quale era inserito insieme a Costa d'Avorio, Burkina Faso e Ghana.
Colpi di mitra sono partiti da un gruppo che l’organizzazione ha definito di “ladri” e che hanno crivellato di colpi il primo pullman che per fortuna trasportava i bagagli. La scorta militare che accompagnava i giocatori ha risposto al fuoco e la battaglia è durata per circa 20 minuti prima che gli assalitori si ritirassero.
Ma a Cabinda è attivo un movimento secessionista, il Fronte per la liberazione dell’Enclave di Cabinda, che potrebbe essere l’autore dell’assalto, altrimenti immotivato per la dinamica. L’enclave di Cabinda estrae 700.000 barili di petroli al giorno e la Cabinda Oil è associata con grandi compagnie petrolifere internazionali, principalmente la Chevron, che sono nel mirino dei separatisti. Importanti le partecipazioni nell’estrazione del greggio anche dell’Agip Nigeria e dell’Eni. L’enclave, ex dominio portoghese, è stata assegnata all’Angola nel 1975, ed ha sempre aspirato all’indipendenza che il governo angolano non ha mai voluto concedere. In Francia esiste anche un Governo della Repubblica di Cabinda in esilio. Insomma un sito altamente a rischio con una guerriglia pesantissima in atto da anni e nel quale sarebbe stato saggio non far disputare alcun incontro. Era un’occasione irripetibile per i ribelli per portare all’attenzione del mondo la loro lotta e l’hanno sfruttata in pieno.
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