Oggi, giovedì 12 giugno, con la prima immersione sportiva organizzata da un “diving center” sul relitto della petroliera HAVEN, si chiude definitivamente la vicenda del più grave disastro ambientale verificatosi nel Mediterraneo. Vengono così restituiti, per l’apertura della stagione estiva, il relitto della motonave HAVEN e la sua area marina, ormai diventata habitat di numerose specie, ed il “Gigante del Mediterraneo” continuerà ad essere un punto di riferimento per tutti i subacquei, senza rappresentare un potenziale pericolo e causa di possibili nuovi disastri ambientali.
Nella notte di martedì 10 giugno, con una settimana di anticipo sui tempi previsti, sono infatti terminate le ultime attività relative alla bonifica definitiva della petroliera HAVEN, affondata l’11 Aprile del 1991 al largo del porto petroli di Genova. Cinque delle trentasei persone presenti a bordo della motonave, compreso il capitano, persero la vita in seguito all’esplosione e all’incendio avvenuti a bordo.
Malgrado la tempestività degli interventi di gestione del disastro ed il recupero del greggio disperso in mare, all’interno del relitto, adagiato sul fondale ad 80 metri di profondità ed ad un miglio e mezzo dal porto di Arenzano, rimasero all’interno del relitto 102 tonnellate di idrocarburi (greggio degradato 19 % , nafta 44 %, gasolio 23 %, oli lubrificanti 14 %). I rischi legati a possibili ulteriori fuoriuscite di materiali inquinanti hanno reso necessario il definitivo risanamento che è stato portato a termine dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Regione Liguria.
I lavori, iniziati mercoledì 23 aprile 2008, si sono conclusi con la fine dei periodi di decompressione dei sommozzatori e con lo smantellamento e la partenza, dal porto di Voltri, della piattaforma AD3, base marina dell’intera operazione.
Le attività sono durate 49 giorni: dopo un’ispezione preventiva del relitto, finalizzata a individuare i comparti più adatti alla localizzazione del deposito temporaneo e delle manichette di aspirazione, dal 26 aprile al 07 giugno si è proceduto con il prelievo degli idrocarburi mediante il sistema di rimozione “HOT-TAP SYSTEM”. Tale tecnica, la più sicura dal punto di vista ambientale e già collaudata con successo in molte operazioni, consiste nell’aspirazione degli olii e nel loro stoccaggio in un locale, all’interno della struttura, adibito a deposito temporaneo (TSP), il cui contenuto viene periodicamente trasferito, tramite connessione “Hot-tap”, alla nave ricevente in superficie.
Dalla data del 19 maggio alla modalità operativa subacquea “in aria”, è stata affiancata quella con tecnica di immersione in saturazione, che ha permesso ai tecnici di poter raggiungere gli ambienti più profondi del relitto, consentendo di poter lavorare in sicurezza e per periodi di tempo prolungati.
Dal pontone AD3 che, ormeggiato al di sopra del relitto, ha assolto la funzione di stazione operativa, hanno operato un totale di 26 sommozzatori: di questi, 9 al giorno in media hanno lavorato in modalità “in aria”, per un totale di 435 immersioni; circa 3, invece, si sono alternati all’interno dell’impianto integrato di saturazione (Sat System) per un totale di 201 ore di immersione.
Gli interventi, realizzati sotto il coordinamento del Dipartimento della Protezione Civile, in stretto contatto con la Regione Liguria e la Capitaneria di Porto, effettuati con particolare riguardo per la salvaguardia dell’ambiente marittimo e per la sicurezza degli operatori, hanno consentito il recupero di circa 105 m³ di idrocarburi residui all’interno del relitto, che sono stati conferiti alla società preposta al loro smaltimento.
I lavori di bonifica del relitto sono stati curati dalla società olandese SMIT Salvage, con lunga esperienza in materia di bonifica e messa in sicurezza di relitti, mentre a MWH-Drafinsub srl è stato assegnato il ruolo di soggetto preposto alla sorveglianza e al controllo, e a Rina Industry l’incarico di soggetto preposto al collaudo delle attività di bonifica. Il materiale recuperato è già in fase di smaltimento: la società Ecosider ha già separato 15 m³ di acque inquinate, avviandole al trattamento finale, ed inviato la restante porzione ad un’impresa specializzata nel recupero di olii usati.
La Capitaneria di Porto ha garantito il rispetto dell’interdizione ai natanti nell’area del relitto per tutta la durata delle operazioni, assicurando la sicurezza della navigazione nello specchio d’acqua interessato, mentre l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure, durante e dopo lo svolgimento dell’intervento effettuato un costante controllo e monitoraggio ambientale.
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