C’è una nuova generazione di solitari italiani che mi piace molto, soprattutto tra i ministi. C’è qualche raro fighetto, ma quasi tutti hanno grinta, volontà, determinazione e voglia di andare in mare senza starci troppo a pensare.
A tutti loro, consiglio di mettere sul tavolo da carteggio, oltre alle immaginette dei quattro santi ufficiali protettori dei marinai, anche una foto di Capitan Simone Bianchetti. Per cavarsela in mare, quando l’aiuto divino viene meno, non c’è niente di meglio che chiedersi cosa avrebbe fatto Simone. Come tagliare la prua ad una barca non tua per rientrare nella classe? Come risalire il fiume San Lorenzo senza motore? Come far aggiustare la tua barca in culo al mondo senza avere una lira? Come navigare senza albero e non perdere posizioni? Sono solo alcune delle tante domande a cui Capitan Bianchetti ha già dato una risposta.
Sono dieci anni che se n’è andato, ma non c’è un altro che lo possa sostituire come esempio per chi è completamente pazzo per la vela, il mare, l’oceano. Per parlarne ho aspettato la notte (e poi l’alba) di questo maledetto 28 giugno. Perché preparare un pezzo prima e con cura? Cosa potrei aggiungere che altri non hanno scritto in questi giorni? Meglio una birra alla salute di Simone e scrivere di getto. La carriera sportiva di Simone Bianchetti, una grande carriera, è tutta scritta, nero su bianco, anche sulle pagine di Wikipedia, per chi non vuole scordare nulla.
Posso chiedermi invece perché, dopo dieci anni, Simone è vivo. In modo impressionante, palpabile, quasi fisico. E’ sulla bocca di tutti e tutti lo ricordano. Come mai? La risposta l’ho trovata. Perché era un genio. Un lucido pazzo, un programmatore imprevedibile, un bravo ragazzo dedito agli eccessi, un uomo mite in preda all’ira. Uno che scrive “Poemetti furiosi di un navigatore” come potreste descriverlo? E la sua arte non finiva qui. Ho davanti agli occhi un quadro che mi aveva regalato dopo il suo ritorno dalla Transat des Sables, dove per pochissimo non ci aveva rimesso la vita. Un cielo blu con sotto tanta sabbia. Sabbia vera. “E’ quella che avevo ancora nelle scarpe quando sono tornato a casa”. Magari era di Cervia, ma chi se ne frega!
Ci eravamo conosciuti ed annusati mentre io seguivo Giovanni Soldini per Telecom Italia. Noi, la programmazione. Bianchetti, il caos totale. Noi la tecnologia. Lui solo istinto. L’ho visto arrivare dopo una traversata dell’Atlantico con il pilota automatico rotto legato al sedile per non lasciare la barra, sveglio da giorni. Cosa dire di un uomo così? Che lo devi solo rispettare, anche se, in teoria, era un concorrente e rivale da distruggere. Anche come comunicazione.
Ma le regole sono più belle quando le infrangi e così, a dispetto della concorrenza “teorica”, ne abbiamo fatte di cose insieme, a partire da quella traversata del deserto della Mauritania con il carro a vela Desert Fox sponsorizzato da Tin.it. Quando Simone si era perso nel deserto ed era stato ritrovato svenuto, disidratato, ma ancora vivo accanto, purtroppo, al cadavere di Philippe Poulet, ne avevano parlato tutti i giornali. In Azienda qualcuno si era chiesto chi avesse sponsorizzato quel carro, ma la resa mediatica era stata così alta che aveva sopito ogni possibile polemica.
Poi il Vendée Globe: il suo incubo, la sua fissazione, uno scopo centrale nella vita. Per lui l’andare a vela era finalizzato a fare il Vendée. Quasi un’ossessione. C’è un termine con cui i francesi definiscono i marinai che partecipano al Vendée Globe senza possibilità di successo e con il solo scopo di finirlo: Aventurier.
Si, Simone era un avventuriero e pur di poter correre il Vendée Globe avrebbe fatto qualsiasi cosa. E la fece… e non scendiamo nei particolari! Io non ho mai conosciuto nessun altro che avesse tanta determinazione. Mi chiese degli adesivi Telecom. Gli diedi quelle delle nostre Panda. A che ti servono? “Li attacco sulla fiancata. Un grande sponsor attira altri sponsor”. Pazzesco! Partì, inseguito anche da terra. Ma il sogno si stava realizzando e andate un po’ a mettergli il sale sulla poppa!
Penso che basti così. La parentesi Tiscali non mi ha riguardato, anche se eravamo rimasti sempre in contatto. Quando se ne è andato ci eravamo appena ritrovati ed ero diventato ufficialmente il suo ufficio stampa. Ci eravamo visti, avevamo parlato della presentazione del suo nuovo libro e dei programmi futuri. Questo due giorni prima di quel maledetto 28 giugno. “Sono tanto stanco” mi aveva confidato. Ma di riposo non se ne poteva parlare. Magari una volta tanto avesse fatto il bravo ragazzo! Ecco, proprio un bravo ragazzo Simone non lo era. Inutile negarlo. Un navigatore maledetto e un poeta maledetto. Per questo era il più forte. Un cattivo esempio… da seguire, senza tentennamenti!
La foto di James Robinson Taylor l’ho scelta perché è bellissima e perché è rassicurante. Simone era questo: tutto e il contrario di tutto, un incendiario che studiava da pompiere. Un’altra birra ci concilierà il sonno.
Vento tra 15 e 20 nodi, sole e 251 equipaggi in acqua per una giornata intensa. Al via anche le 77 barche della flotta Tradition, mentre NorthStar III sorprende ancora tra i Maxi
Domenica 27 settembre è stata la giornata degli arrivi e degli ultimi allenamenti, con il Golfo animato dalle vele dei Maxi e dei Modern e, nel pomeriggio, dall'ingresso delle imbarcazioni classiche provenienti da Cannes
Sabato 26 settembre alle ore 9 aprirà ufficialmente al pubblico e ai concorrenti il villaggio di Les Voiles de Saint-Tropez, uno degli appuntamenti più attesi della stagione velica internazionale
A La Baule si decide tutto nell’ultima giornata. Lorenzo Cerretelli è secondo negli Apprentice Master ILCA 7, Alice Grassi guida le donne negli ILCA 6
1.294 nuovi tesserati della Federazione Italiana Vela in Campania in una sola settimana, dal 22 al 28 settembre. È successo con il tennis, dove i successi di Jannik Sinner hanno contribuito a portare al tennis migliaia di giovani
La squadra americana, nata appena sei mesi fa, conquista la prima prova della Preliminary Regatta e chiude quarta nella classifica finale. Ken Read: «Siamo chiaramente gli outsider, ma possiamo crescere».
Due secondi posti e un terzo nella Preliminary Regatta non bastano a Tudor Team Alinghi per raggiungere la finale. Un errore in strambata nell'ultima regata di flotta compromette il risultato della squadra svizzera, che chiude settima
L'ARC Team USA vince la regata d'apertura, ma il team italiano si prende la seconda prova e chiude al comando della classifica. Giornata difficile per GB1, mentre i francesi di La Roche-Posay si ribaltano nella seconda partenza
Luna Rossa chiude con una giornata praticamente perfetta la Preliminary Regatta della Louis Vuitton 38th America’s Cup a Napoli. Due vittorie nelle regate di flotta e poi il successo netto nella finale di match race contro Emirates Team New Zealand
Dal ritorno a ottobre al rafforzamento della fascia alta, passando per multiscafi, business internazionale e una nuova Blue Arena dedicata ai giovani: Genova si prepara ad accogliere la nautica mondiale