Il protrarsi dell’emergenza coronavirus oltre aprile-maggio potrebbe tradursi in una riduzione del Pil dello 0,3-0,4% con un pesantissimo impatto nel turismo – a rischio, tra marzo e maggio, 21 milioni 700 mila presenze con una riduzione di spesa di 2,65 miliardi di euro - e nel settore dei pubblici esercizi che, con un rischio occupazionale già ora valutato in circa 100 mila unità, chiede il riconoscimento, a livello nazionale, dello stato di crisi: è quanto si legge in una nota di Confcommercio che partecipa oggi al tavolo di confronto con il ministro Patuanelli.
Secondo Confcommercio le linee di intervento, con una portata territoriale e temporale coerente con le connotazioni di una crisi che rischia di farsi sistemica, dovrebbero, tra l’altro, riguardare:
- la proroga delle scadenze fiscali e contributive;
- la moratoria dei mutui e l’attivazione del fondo centrale di garanzia;
- l’utilizzazione degli strumenti di cassa integrazione e del fondo di integrazione salariale anche in favore dei dipendenti di micro e piccole imprese;
- un sistema di indennità per i lavoratori autonomi;
- una mobilitazione straordinaria dei piani promozionali per l’export e della diplomazia commerciale a tutela del made in Italy e del turismo italiano;
- misure per il settore dei trasporti quali la sospensione delle tasse di ancoraggio nei porti, il rafforzamento della sanità marittima e la riduzione dei canoni di concessione demaniale per le imprese terminaliste dei porti.
Sul tema ha preso posizione anche Conftrasporto, con Luigi Merlo, presidente di Conftrasporto-Federlogistica :“Solo in un’emergenza come quella che stiamo vivendo, forse ci si rende conto di quanto sia fondamentale per la vita di un Paese il settore logistico, oltre al trasporto marittimo e terrestre. In condizioni normali si da tutto per scontato, ma nel mercato globale la logistica è divenuta l’asse portante e indispensabile della nostra economia.
L’assenza di direttive univoche, lo spontaneismo regionale, un allarmismo in taluni casi eccessivo rischiano di complicare moltissime attività - prosegue Merlo - Nel settore portuale assistiamo a iniziative di singole Autorità di sistema portuale quando sarebbe necessaria una linea chiara e unica. Mai come ora ci si rende conto di quanto i nostri ripetuti solleciti, inascoltati, per sbloccare lo sportello unico doganale e dei controlli e incrementare gli organici della sanità marittima fossero opportuni - incalza Merlo - Nel settore portuale gli effetti negativi sulla riduzione degli scambi gli avvertiremo solo a partire dal mese di marzo e si annunciano preoccupanti. Crediamo che il Governo dovrebbe valutare di azzerare la tassa di ancoraggio e di ridurre per alcuni mesi i canoni demaniali portuali. Le aziende stanno rispondendo con responsabilità ed efficienza, ma la babele di provvedimenti e ordinanze nazionali, regionali e comunali rischia di fare danni enormi all’economia e allo stesso tempo di non garantire un adeguato servizio ai cittadini”.
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