La situazione ambientale delle aree pertinenti al porto di Napoli è tra i temi prioritari dell’Adsp Tirreno Centrale. “In merito a notizie diffuse sulla stampa, periodicamente, precisiamo che i rilevamenti effettuati da strutture private, non hanno alcun valore ai fini dell’analisi dei parametri di vivibilità ambientale. Le valutazioni dell’Adsp Tirreno Centrale si basano sui rilievi giornalieri effettuati dall’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e, anche gli ultimi dati consegnati nelle ultime 24 ore, confermano che lo stato di salute dell’aria del porto di Napoli non è a rischio ed è in linea con quello della città e di tutte le grandi città portuali”, così precisa Andrea Annunziata, Commissario dell’Autorità di Sistema portuale del Tirreno Centrale. In un’ottica di trasparenza e a sostegno delle valutazioni degli organi portuali sui temi ambientali, questi gli ultimi rilevamenti dell’Arpac.
Ecco le conclusioni:
1. Per quanto riguarda il black carbon, i valori misurati sono in linea con quelli che ci si deve
aspettare in aree dove l’inquinamento è prevalentemente dominato dal traffico veicolare.
Riferimento: Linee guida dell’OMS.
2. In merito al biossido di azoto (NO2) i valori orari presentano picchi elevati, con 7 superamenti del limite orario registrato fra febbraio e maggio del 2024 presso il laboratorio mobile installato alla Radice Molo 21, ma la media annuale (2024) misurata dal laboratorio mobile installato permanentemente al molo Angioino ha comunque registrato un valore medio annuo inferiore al limite di legge (36,6 μg/m3 a fronte di un limite di 40 μg/m3). Valori della media annua più elevati si registrano da anni nelle stazioni cittadine del Museo Archeologico Nazionale e della Stazione Centrale e l’NO2 misurato al porto risente sia delle sorgenti cittadine (traffico veicolare, riscaldamenti in inverno) che di un contributo proveniente dal Porto stesso.
3. In merito alle polveri ultrafini (PM1.0) non esistono limiti fissati dalla normativa a tutela della salute umana, e la criticità di gran lunga più significativa riscontrata al Porto di Napoli è associata ai botti di Capodanno. I valori registrati al Porto sono in linea con quelli riscontrati presso altre stazioni della Campania. Sono necessari ulteriori approfondimenti per valutare un eventuale specifico contributo del Porto.
“Questo non vuol dire - aggiunge Annunziata - che possiamo abbassare la guardia. Dobbiamo arrivare al più presto a navi ormeggiate con i motori spenti. Per questo l’Adsp porterà avanti con forza il progetto del cold ironing il cui cantiere è partito e a breve si passerà al cablaggio dei cavi. Non basterà. Lo sforzo successivo dovrà mirare ad una produzione propria di energia pulita. Su questo, come sempre, siamo impegnati in perfetta sintonia con le amministrazioni locali”.
Potranno iscriversi gli Yacht in legno o in metallo antecedenti il 1950 (Yacht d’Epoca) e al 1975 (Yacht Classici), gli Spirit of Tradition, i Classic IOR (varo compreso tra il 1970 e il 1984) e le repliche di yacht in possesso di certificato CIM
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