All’Università Ca’ Foscari esiste ormai da parecchi anni la possibilità di studiare Archeologia marittima, ma recentemente l’ateneo ha esteso questo tipo di studi proponendo un percorso tematico dedicato all’archeologia costiera o archeologia dei paesaggi e delle comunità marittime e lagunari. Si tratta di una offerta didattica che non esiste in Italia, le uniche proposte simili sono a livello europeo e sono strettamente indirizzate all’archeologia marittima che è solo una declinazione di questo ambito più vasto. A Ca’ Foscari, questo agglomerato di studi tematici si trova all’interno del corso di laurea magistrale in Scienze dell’Antichità, Letterature, Storia e Archeologia, corso ad accesso libero
Venezia è sicuramente il luogo naturale in cui studiare e fare ricerca nel campo dell’archeologia degli insediamenti costieri.
L’ambiente costiero è sempre stato nel corso dei secoli luogo di incontro tra civiltà, area che ospitato punti di snodo per le comunicazioni verso l’interno, sia di merci, sia di uomini, sia di saperi.
Il mare, visto come collegamento e non elemento divisorio tra le comunità, suggerisce una nuova prospettiva di studio. Nell’Adriatico erano sicuramente più “connesse” Pirano e Venezia che Venezia rispetto ad alcune località dell’entroterra. La navigazione permette collegamenti veloci e trasporto di merci in grande quantità che, in passato, via terra erano complessi, lunghi, costosi e rischiosi. Abbiamo perso questa dimensione in cui il mare unisce e non divide anche da un punto di vista culturale.
Lo studio dell’archeologia può permettere di riprendere coscienza di questa dimensione.
“Le comunità costiere sono realtà del tutto particolari – spiega Carlo Beltrame, docente di Archeologia Marittima - dotate di una loro specifica caratterizzazione identitaria, che si riflette nella “cultura materiale”, presentano interessanti aspetti di adattamento ambientale che stanno tornando molto attuali. Pensiamo al problema delle variazioni climatiche ossia dell’innalzamento del livello del mare (eustatismo) non ignoto in passato così come i fenomeni della subsidenza e del bradisismo (caso dell’area flegrea). Venezia è un caso studiato eccezionale per studiare le forme di adattamento all’ambiente marino, lagunare e fluviale”.
Ca’ Foscari in questi anni ha portato avanti numerose attività di ricerca strettamente focalizzate su questi temi nell’ambito del Dipartimento di Studi Umanistici e del Centro Studi di Archeologia Venezia (Cesav) in particolare, punti di forza sono gli studi sulla portualità e sulla circolazione delle merci nel mondo antico, medievale e moderno nel Mediterraneo
- Scavo del porto romano fluviale di Aquileia (Daniela Cottica)
- Scavo dell’area medievale Le Antiche Mura a Jesolo (Sauro Gelichi)
- Scavo del porto altomedievale di Comacchio (Sauro Gelichi)
- Progetto FOOD AND STONE sulla circolazione delle merci dal 7° all’10° secolo in Adriatico (Sauro Gelichi e Carlo Beltrame, Margherita Ferri)
- Indagine sulle navi romane che trasportavano carichi di marmo (Carlo Beltrame)
- Progetto Underwater Muse sulla valorizzazione del patrimonio archeologico subacqueo dell’Adriatico (Carlo Beltrame)
- Progetto Arca Adriatica sulla valorizzazione e lo studio del patrimonio etnografico nautico e dei mestieri legati alla laguna e al mare dell’Adriatico (Carlo Beltrame)
- Scavo dello scalo commerciale altomedievale di Torcello (Diego Calaon)
- Porto etrusco di San Basilio in Polesine (Giovanna Gambacurta)
- Studio del porto romano di Altino (Carlo Beltrame).
L’ambiente costiero è la fascia di territorio maggiormente antropizzata del Mediterraneo, uno spazio che ospita numerosi insediamenti, strutture produttive e impianti portuali. Questo ambiente ha sempre svolto un ruolo di snodo per le comunicazioni verso l’interno, favorendo la circolazione di uomini e merci. Gli insediamenti costieri e le città portuali sono dunque luoghi di incontro tra culture e di scambio di conoscenze, oltre che di mercanzie ospitano forme di culto e di superstizione legate al mare, alla navigazione e al commercio.
La ricerca archeologica applicata a questi contesti indaga aspetti di adattamento all’ambiente, specialmente quello lagunare caratterizzato dal problema delle variazioni di marea e dei suoli paludosi, e dello sfruttamento del mare e delle acque lagunari (ossia delle tecniche alieutiche, dell’allevamento ittico e della coltivazione del sale); lavora inoltre sul tema della costruzione navale (spesso esercitata in cantieri posti sulle spiagge o in aree arsenalizie) e indaga le dinamiche commerciali attraverso l’evidenza materiale delle merci che circolavano, sia diretta – gli oggetti stessi arrivati a destinazione o immagazzinati in attesa di imbarco – sia indiretta – dai resti dei contenitori anforici ai piombini tessili.
Presenze caratterizzanti l’ambiente costiero sono le strutture, sommerse o interrate, perlopiù, ma non solo, di tipo portuale, da cui possiamo conoscere le tecniche costruttive ad uso marittimo, e i relitti che forniscono dati preziosi per lo studio delle navi, della circolazione di beni e della vita a bordo.
Le attività sul campo, aperte agli studenti, vengono annualmente condotte sui siti portuali antichi di Aquileia, Altino e laguna nord, San Basilio (Rovigo) e sui contesti portuali lagunari altomedievali di Comacchio e Jesolo e Torcello. Ma le attività di ricerca proseguono in mare su relitti di varie epoche e a varie profondità nonché in contesti isolani (Creta e Cipro) anche extra Mediterranei con un focus sull’archeologia di aree costiere in età postcoloniale (Mauritius e l’Oceano Indiano).
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