A sei settimane dall'inizio del Vendée Globe, con il duo di testa Yoann Richomme (PAPREC ARKÉA) e Charlie Dalin (MACIF Santé Prévoyance) pronti a doppiare Capo Horn domani sera, la fatica è la costante onnipresente e logorante. Ormai la stanchezza di fondo non viene alleviata da nessuna quantità di sonnellini concatenati o da un sonno più lungo... ammesso che il meteo lo consenta.
I leader sono stati fortunati con un Pacifico che ha onorato il suo nome in termini di sistemi meteorologici e stato del mare. Nel loro duello testa a testa regna l'adrenalina che alimenta le loro performances spinte al massimo. Detto ciò, guardano avanti al passaggio in Atlantico e all'uscita dal Grande Sud, come se fosse il miglior regalo di Natale di sempre.
Ai ritmi attuali, sembra certo che il leader (chiunque sarà) batterà il record di Armel Le Cléac'h del 2016 per il passaggio di Capo Horn, fissato a 47 giorni e 34 minuti. Richomme oggi è circa 1200 miglia avanti rispetto al ritmo di Le Cléac'h, e uno dei due leader, Richomme o Dalin, sembra destinato anche a stabilire un nuovo record per il Pacifico – da Tasmania a Capo Horn – fissato da François Gabart nel 2012 in 14 giorni, 11 ore e 8 minuti, quando passò con soli 65 minuti di vantaggio su Armel Le Cléac'h durante un duello molto simile a quello attuale tra Dalin e Richomme.
Nel frattempo, i loro primi inseguitori sperano di evitare anche se per poco una depressione tropicale, ma quasi certamente affronteranno un mare formato, agitato e irregolare durante il loro passaggio previsto per il 26 e il 27 dicembre.
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