Ambrogio Beccaria su “Alla Grande – Pirelli” ha annunciato ieri pomeriggio il ritiro dalla Québec Saint-Malo, la più antica transatlantica in equipaggio da Ovest a Est, a causa di danni alla barca. La regata, circa 3.000 miglia nell’Atlantico del Nord, era cominciata bene per “Alla Grande -Pirelli”, dominando la gara per tutta la prima parte, per poi perdere posizioni a causa di una strategia sbagliata. Nelle ultime ore Ambrogio e il suo equipaggio stavano studiando una nuova tattica per rimontare quando si sono accorti di aver imbarcato circa 200 litri di acqua da una crepa sullo scafo a prua. Beccaria, alla sua sesta traversata atlantica a bordo di “Alla Grande – Pirelli”, è stato dunque costretto a ritirarsi dalla competizione e far rotta verso l’arcipelago delle Azzorre per quantificare e riparare il danno.
“Per me è il primo abbandono a una regata importante, e il primo in assoluto con il Class40” – dice Ambrogio Beccaria – “Non si è mai pronti a un ritiro, anche se nella vita di un marinaio sono cose che devi mettere in conto. Per ora sto pensando alla barca e a ripararla al meglio, la delusione arriverà dopo, quando saremo a terra. Inoltre, ieri ho avuto la notizia che il mio amico e rivale Alberto Riva è naufragato e di colpo ti rendi conto che questo sport non è un gioco”, continua Ambrogio che è supportato come sempre dal main e lead sponsor Pirelli e dal global sponsor Mapei.
“Alla Grande – Pirelli” stava navigando mure a dritta questa mattina attorno alle 10 quando Julien Villon, uno dei due co-skipper di Ambrogio, si è accorto della falla: “Stavamo uscendo da una depressione che avevamo cercato di aggirare facendo una rotta abbastanza conservativa lontani dalla parte più violenta perché non volevamo rompere la barca, sfortunatamente però non ha funzionato”.
Il team ha deciso di far rotta sulle Azzorre, distanti circa 370 miglia dalla posizione della rottura, e fermarsi a Horta nell’isola di Fajal, il porto più vicino: qui sarà possibile valutare il danno, capire se la barca può aver avuto un impatto con un Oggetto Sottomarino Non Identificato (OSNI) e, nel caso, procedere con la riparazione.
“Siamo riusciti a fare una riparazione veloce, per evitare almeno che l’acqua continui a entrare, incollando una grossa placca di monolitico con Mapeflex e delle viti. Per ora ha funzionato, ma questo non risolve il problema strutturale” - spiega Beccaria - “Abbiamo fatto navigazioni molto più intense di questa, tirando la barca sempre al limite ma effettivamente all’arrivo della The Transat abbiamo avuto dei problemi strutturali sulla prua e fatto una lunga manutenzione a Portland negli Stati Uniti, ma a quanto pare non è bastato”.
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