Che non proprio tutto vada bene nei porti italiani è cosa nota. Ma, obtorto collo, ditte e spedizionieri devono vivere e convivere con tali mastodontiche strutture e, soprattutto, con l’insormontabile fardello della burocrazia. Ma Ikea, ora, ha gettato il sasso nello stagno e ha fatto intendere di “poter” lasciare il porto di Genova. Problemi di costi? Assolutamente no. Con buona pace del governo Monti non è il costo del lavoro che rende inappetibile l’Italia per gli investitori stranieri, bensì (insieme ad altre concause non meno importanti come la lentezza della giustizia civile) la Burocrazia. E’ arcinoto che Ikea abbia dovuto lottare duramente già in passato contro la Burocrazia (sempre con la B maiuscola) ad ogni suo nuovo insediamento commerciale. Ma, anche se dopo lunghe ed estenuanti battaglie, alcune tanto famose da essere portate ad esempio in Europa anche dal Presidente Barroso, ha quasi sempre portato a casa un buon risultato. Ma ora, contro il Porto di Genova, sembra che l’azienda svedese sia soccombente. Sul quotidiano genovese Il Secolo XIX la responsabile italiane per le dogane dell'Ikea, Milena Benzi ha dichiarato: “Le nostre merci restano bloccate in porto per il triplo del tempo necessario. In altri Paesi la durata massima di una visita merci è di tre giorni, nei porti italiani è di nove, quando va bene! Non solo a Genova, ma ovunque nel nostro paese, manca una sintonia tra le varie autorità”. Quindi per burocrazia asfissiante e inefficienze ataviche cresce nel management dell’azienda svedese la voglia di andare altrove. Magari a Marsiglia, che dista solo 400 chilometri. Dall’Ikea fanno sapere che non hanno ancora deciso. Forse l’allarme serve a far si che qualcuno intenda (autorità portuali e politica), anche perché l’Ikea ha deciso di localizzare in Italia grandi quantitativi di acquisti nel campo delle rubinetterie e del mobilio, proprio per la convenienza di molte nostre produzioni industriali (ancora un memo per il governo Monti sul costo del lavoro e l’Art. 18). Ma già in passato al Porto di Genova hanno semplicemente fatto orecchie da mercante. Molti grandi spedizionieri liguri, infatti, ora usano addirittura il terminale merci di Séte, a 550 chilometri da Genova. Il problema è grave, perché ora dall'Italia parte il 9% del totale delle forniture mondiali dell’Ikea, ovvero circa 500 container alla settimana di prodotti fabbricati qui da noi. Ma se il tempo di stazionamento in porto è il triplo di quello necessario in altre nazioni, si perde tutto il vantaggio competitivo di far partire la merce dal paese di produzione anziché dai porti francesi. I 400 chilometri per Marsiglia non sono tanti e ci si impiega meno di sei giorni. Chissà come si dice addio in svedese!
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