Lo stop di 18 mesi con cui M5S e Lega hanno raggiunto l’accordo sulle trivellazioni nel Mediterraneo incassa un pollice verso da Slow Food Italia, che da sempre in questo dibattito si è schierata contro le operazioni di ricerca.
Netta è la posizione di Silvio Greco, presidente del comitato scientifico di Slow Fish: «Se la deroga vuol dire posticipare il problema di un anno e mezzo allora si tratta di un accordo miope che non dà alcuna garanzia rispetto a quello che ci interessa di più, ossia la tutela del mare come bene comune. Confidiamo piuttosto nelle intenzioni del Ministro dell’Ambiente di impiegare questo tempo per bloccare tutte le operazioni che mettono a rischio il nostro mare. È noto infatti che il petrolio del Mediterraneo non serve a nessuno, nemmeno alle società petrolifere che ne approfittano solo per motivi finanziari. E poi c’è il tema più delicato, quello delle tecniche impiegate, come l’airgun, che distruggono l’ecosistema marino addirittura a livello di zooplancton».
«Consideriamo anche il fatto che una volta esaurita la fonte fossile rimarranno le macerie di un ecosistema distrutto inesorabilmente. Crediamo che il referendum abbia già dato una risposta chiara rispetto a come gli italiani vogliono vivere il loro mare: il vero petrolio dell’Italia non è infatti sepolto sotto i fondali marini, ma sta nella bellezza e salubrità delle acque e delle terre, nel turismo e nelle risorse che la natura ci offre» ha commentato Massimo Bernacchini, del Comitato esecutivo di Slow Food Italia.
Di questi e altri temi si parlerà nella quattro giorni genovese di Slow Fish, la manifestazione biennale, dedicata ai pescatori, chef e ricercatori della rete internazionale di Slow Food, che anche quest’anno animerà il Porto Antico di Genova dal 9 al 12 maggio.
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