sabato, 28 marzo 2026

VELA OCEANICA

Matteo Miceli: le cose al proprio posto

matteo miceli le cose al proprio posto
Roberto Imbastaro

E’ passato poco più di un mese dal naufragio. Il rientro doloroso, il confronto con la vita di tutti i giorni, i problemi, le ansie, le difficoltà che in mezzo al mare ti scordi. Vorresti battere i pugni contro qualcosa di solido che non sia la stupida acqua del mare che ha inghiottito il tuo sogno. Non puoi farlo. Benvenuto nel mondo reale, dove la barba o la fai o non la fai e dove la vita ti perdona poco, ancor meno del mare. Tra i progetti e la realtà, Matteo ha anche ripreso il suo lavoro. E' anche sempre in giro a tenere corsi o a spiegare la sua avventura. La routine lavorativa ha il pregio di darti certezze. Necessarie. E’ dimagrito, ha la barba fatta e i capelli in ordine. E’ anche ritornato in regata, per una breve corsetta sottocosta con l’amico Mario Girelli. Ride, scherza, invita gli amici a casa con un’ospitalità che non gli è mai mancata. L’uomo quadrato di sempre ha preso il sopravvento. Quasi in tutto. Non negli occhi. Sono acquosi. Quasi da vecchio. Aggiungiamoci marinaio, così non si offende. Lo sguardo a volte lo abbassa. Non è da Matteo. Ma la strada per tornare a vincere nella vita la conosce. La percorrerà presto e bene in compagnia di tanti amici e di tante persone che gli vogliono bene. Ma da solo. Il suo essere “solitario” non si vede in mare.

Si è fatto da solo le domande che seguono e si è anche dato le risposte. Questo suo “essere  Marzullo” (Matteo non avendo la tv non sa nemmeno chi sia - ndr) un po’ sorprende, ma forse ha necessità di chiarire qualcosa. Comunque sono domande che un po’ tutti gli fanno  e questa volta hanno il pregio di avere risposte ponderate. A quelle vere non risponde e non risponderà mai. Anzi, come fosse da Marzullo, se le è fatte e si è dato la risposta da solo. Forse è l'unico modo per rimettere le cose al proprio posto.

   

CHI E' MATTEO MICELI DOPO L'ESPERIENZA DELLA ROMA OCEAN WORLD?

Un uomo sereno, sempre più innamorato del mare, motivato a proseguire nell’azione di sensibilizzazione, soprattutto dei giovani, sui temi dell’ambiente e dello sviluppo eco-sostenibile.
Non deve trarre in inganno il cartello A’MARE’GGIATO che ho esposto al mio rientro a Fiumicino.
Forse non tutti hanno colto il particolare che ‘MARE’ era scritto tra virgolette a significare che resta per me un elemento centrale.
Molti mi chiedono :”Lo rifaresti?”. La mia risposta è secca, senza dubbi: ”Si!”.
Eco40 è stata la mia casa per quasi 5 mesi: dalle giornate tiepide e limpide dell’Atlantico a quelle gelide e burrascose dell’Indiano e del Pacifico con raffiche fino a 70 nodi ed onde alte fino a 10 metri.
Non ho mai perso la voglia di farcela, nonostante i tanti problemi incontrati, perché ero psicologicamente predisposto ad affrontarli in una impresa così lunga e così estrema.
Gli oltre 7.000 followers che mi hanno seguito ed incoraggiato sul web sono stati una incredibile iniezione di energia ed ottimismo…
Eco 40 è stata per me la metafora del pianeta in cui viviamo dove giornalmente mi sono confrontato con il fatto che le risorse imbarcate, alimentari ed energetiche, sono destinate ad esaurirsi se non vengono utilizzate e rinnovate con criterio.
Mi sono messo in gioco non solo come navigatore ma anche come cittadino del mondo: non è possibile continuare a restare inerti sapendo che gli Oceani rappresentano oltre il 70% della superficie terrestre e sono le prime vittime dell’inquinamento, quasi fossero spazi che non appartengono a nessuno…
Ed anche se il mio rientro è stato all’Aeroporto di Fiumicino e non al Porto di Riva di Traiano, non completando l’impresa sportiva, le 25.000 miglia percorse circumnavigando il globo in condizioni estreme hanno dimostrato che, puntando sull’energia alternativa, è possibile fondere la tecnologia avanzata con il rispetto per l’ambiente.

LA PERDITA DELLA CHIGLIA: COSA RIFARESTI COL "SENNO DI POI"?

Chiariamo subito che i vincoli a livello progettuale e strutturale per una barca destinata ad una impresa come la ROW devono tener conto di esigenze contrastanti:
• Affidabilità per far fronte a condizioni estreme che si protraggono per tempi lunghi;
• Leggerezza e performance dato che si mira ad un record certificato.
(Volendo fare un parallelo con le auto, un sasso può non provocare danni significativi ad una normale automobile, mentre sicuramente causa rotture determinanti ad un’auto di Formula 1)
Il coefficiente di sicurezza utilizzato per la chiglia è stato scelto come ottimale sulla base delle caratteristiche previste per l’impresa.
Sicuramente ci sono state concause che hanno determinato uno stress superiore a quello previsto: un grosso cavo impigliato alla vigilia di Natale, un urto avvertito poco prima del rovesciamento (non sono in grado di determinarne la causa) unitamente alle tante miglia condotte in condizioni estreme (preventivate).
Nelle ultime regate d’altura (Vendee Globe, Barcellona Word Race, Volvo Ocean Race) si sono verificati diversi ritiri dovuti a problemi e danni strutturali.
“Con il senno del poi” probabilmente si potrebbe giungere alla determinazione di aumentare i coefficienti di sicurezza strutturale incrementando il peso della barca a scapito delle performance.

 


28/04/2015 19:03:00 © riproduzione riservata






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