In 80 giorni, 6 ore e 15 minuti di regata in solitario nei mari più tempestosi del globo Charlie Dalin è ingrassato di 3 Kg! Charlie ha quindi un altro record: non è solo stato il primo skipper del Vendée Globe a tagliare il traguardo a Les Sables-d'Olonne il 27 gennaio, secondo poi dietro Yannick Bestaven dopo la compensazione di tempo concessa per il salvataggio di Kevin Escoffier, ma anche quello che, al momento, è ingrassato di più.
Lo skipper di Apivia ha pubblicato il suo rapporto medico post-gara sui social network dal quale sono risultati un dolore alle costole causato da una caduta e un occhio nero per aver preso in pieno una porta. Tempo di recupero stimato tra sei e otto mesi. Ma quello che ha lasciato stupiti è il peso registrato: ben tre chili in più sulla bilancia dal giorno della sua partenza. La realtà è che il “caso Dalin” è quasi un’eccezione, perché normalmente si registra una perdita di peso in quasi tutti i velisti che affrontano il Vendée Globe. Armel Le Cléac'h, per esempio, aveva perso otto chili durante l'edizione 2008-2009. Visto il risultato sarebbe veramente interessante conoscere il menu adottato!
Il cantiere francese protagonista di tantissime importanti regate che hanno consentito ai proprietari splendide prestazioni in tempo comprensato. Anche per Min River, un JPH 10.30, una vittoria epica alla Rolex Sydney Hobart 2025
"Veloce", timonata da Matt Hyes, conclude al 33° posto in tempo reale, 10ma overall e 4a nella Classe 1, confermando la qualità e le alte prestazioni delle barche del cantiere italiano
Assegnati i premi dopo una sola giornata di prove. Nel golfo di Napoli che ospiterà l’America’s Cup 2027 circa 100 velisti da 8 nazioni
Sodebo Ultim 3 di Thomas Coville e The Famous Project CIC di Alexia Barrier e Dee Caffari, stanno scrivendo pagine indelebili nella corsa al Jules Verne Trophy con entrambi i maxi-trimarani lanciati a tutta velocità nei Mari del Sud
L'equipaggio del maxi-tri The Famous Project CIC si dirige verso Capo Horn in un mare fortemente agitato. Alexia Barrier: "Capo Horn non si conquista attaccando di petto, ma con costanza”