Gentile Presidente,
la nautica da diporto non è solo lusso e ostentazione. Esiste anche un mondo che vive il mare e la navigazione come risorse didattiche, educative e formative. Vi sono persone e associazioni che, con convinzione e spesso con sacrifici, mantengono barche che sono scuole di vita e di educazione ambientale.
Qualche numero: 16 mila persone diversamente abili, minori a rischio o del circuito penale, hanno navigato negli ultimi cinque anni sulla flotta di imbarcazioni dell'Unione Italiana Vela Solidale, un organismo composto da 25 associazioni che su tutto il territorio nazionale utilizzano la navigazione a vela come strumento educativo e di inclusione sociale. Ci sono imbarcazioni, come Goletta Verde di Legambiente, che da decenni navigano svolgendo una fondamentale funzione di sentinella del mare e del territorio costiero. Ci sono anche comunità che utilizzano la navigazione a vela come supporto ai percorsi di recupero delle tossicodipendenze. Ci sono scuole di vela che ogni anno accolgono e istruiscono decine di migliaia di giovani per insegnare loro una disciplina sportiva.
Queste barche dovranno pagare la tassa di stazionamento. E la pagheranno. Per le nostre associazioni che vivono di volontariato e di passione per il mare sarà un sacrificio pesante, ma lo faremo.
Quello che invece non possiamo fare e non faremo è accettare l'idea, sottesa alla tassa di stazionamento, che tutte le barche siano un lusso, che tutti i naviganti siano ricchi e quindi da tassare pesantemente. Se accettassimo quest’idea, dovremmo accettare che il mare sia un luogo per soli ricchi; non un bene comune ma privilegio di pochi. Non è così.
La nautica d’interesse sociale nulla ha mai chiesto alla Stato, ma al contrario si è messa al servizio della comunità attraverso protocolli d'intesa con Ministeri ed Enti Locali per offrire ai meno abbienti, agli esclusi, ai disabili e alle loro famiglie la possibilità di vivere esperienze formative, di crescita, educative, basate sui valori della marineria: solidarietà, rispetto delle regole, condivisione, salvaguardia dell’ambiente marino.
I proprietari di queste barche, siano essi privati o associazioni, faranno volentieri la loro parte di sacrificio. Le chiediamo solo che sia possibile commisurare questo sacrificio all’uso per il quale queste imbarcazioni sono utilizzate.
Grazie, signor Presidente, per la sua attenzione e le auguriamo, come si usa in mare, buon vento.
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