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THE OCEAN RACE EUROPE

The Ocean Race Europe:una tappa in "chiaroscuro" per Team Malizia

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Francesca Clapcich

Francesca Clapcich racconta la tappa che l'ha riportata in Italia con la tappa di Genova. Una disamina della regata con tanti mea culpa ma la consapevolezza che questa esperienza è fondamentale per il suo futuro in solitaria su questa barca.

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È stata una tappa difficile e complicata. Ora sono tornata “a casa” in Italia, dove sono cresciuta, è stato stupendo arrivare ieri a Genova, essere accolta da così tante persone, sentire di nuovo parlare italiano! Però continuo a ripensare agli ultimi tre giorni di regata e a cosa avrei potuto fare diversamente come navigatrice designata, e cosa avremmo potuto fare meglio come team.

 

Prima della partenza avevamo un'idea chiara riguardo la nostra strategia: volevamo davvero cercare di ottenere i due punti allo scoring gate subito dopo la partenza, quello era il nostro obiettivo principale. Abbiamo sbagliato una virata, rimanendo bloccati più al largo, e quello è stato il nostro primo errore.

 

E poi, dopo il cancello, credo di non essere stata abbastanza coraggiosa da andare più a ovest per prendere prima il vento: siamo stati troppo conservativi e siamo rimasti su una linea retta tra i due waypoint, perdendo un po' di terreno. Abbiamo fatto un cambio di vela che probabilmente non era necessario e avremmo dovuto restare con il nostro J0 versatile, e questo è stato un altro piccolo errore della tappa. A un certo punto avevamo cinque miglia di distanza laterale dai leader, ma con le zone di vento irregolari, le altre barche hanno preso l'aria prima e più velocemente e sono state in grado di sfruttarla. Da qui in poi è andata sempre meglio per loro…

Essere incaricata della navigazione è una grande responsabilità, ed è un'esperienza nuova per me. Non sono una Navigatrice (con la N maiuscola!), ma pensando ai prossimi anni e a ciò di cui dovrò occuparmi quando sarò sola in barca, mi rendo conto che dovrò essere una figura polivalente. Riesco a capire abbastanza bene il tempo e i modelli meteorologici, ma non sono un navigatore professionista [con la N maiuscola!]... almeno non ancora... quindi è stata una vera sfida prendere decisioni per conto di tutto il team. Sono stata felicissima di avere Loïs e Boris accanto a me con cui condividere il carico di lavoro, parlare e scambiare opinioni su ciò che vedevo sullo schermo.

 

A volte può essere più facile prendere decisioni insieme, ma altre volte può rivelarsi più difficile perché non c'è una voce univoca a prendere le decisioni. Ci sono molti punti di vista diversi e ognuno vede le cose in modo leggermente differente, quindi a volte si perde tempo  prima di decidere abbastanza rapidamente, oppure si fa una scelta che non è esattamente quella che si voleva.

Se c'è una persona che si occupa esclusivamente della navigazione, la decisione viene presa da una sola voce. So che altri team hanno questa impostazione e penso che nella prossima tappa proveremo qualcosa di simile, con un navigatore specifico che non è di guardia, che può prendersi il tempo per analizzare la meteo, capire gli schemi e rivedere tutti i dati. È quello che faremo per la tappa finale di The Ocean Race Europe da Genova a Boka Bay, in Montenegro.

 

Quello che mi piace davvero di questo team è vivere l'atmosfera a bordo, che è davvero positiva. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal modo in cui abbiamo affrontato i momenti complicati: non li volevamo né ci aspettavamo che accadessero, ma nessuno si è tirato indietro, abbiamo dato il massimo e abbiamo cercato di navigare veloci fino alla fine.

 

In fin dei conti si tratta di una regata e di sport. Ovviamente è brutto quando non si va bene, a nessuno piace perdere, ma è così. Dobbiamo andare avanti, imparare e sfruttare quanto appreso nella prossima tappa.

 

A bordo, ognuno di noi ha compreso che tutti gli altri facevano del proprio meglio per dare il massimo e navigare bene. Penso sempre che non abbia senso essere negativi o scontrosi perché il risultato non cambia, si vive solo un'esperienza peggiore e lo stesso vale per tutti quelli che ti circondano! Penso che sia importante tenere a mente che abbiamo l'opportunità di regatare contro alcuni dei migliori velisti del mondo, su barche incredibili, in eventi straordinari. Dobbiamo sempre considerarlo e mantenere il sorriso sulle labbra, e continuare a regatare bene.

 

Essere su Malizia-Seaexplorer e navigare tutti i giorni è fantastico, perché alla fine di questa regata prenderò il comando della barca e inizierà davvero la mia campagna con 11th Hour Racing. Sto imparando qualcosa di nuovo ogni giorno e ora mi sento decisamente più a mio agio quando ci sono dei problemi sulla barca. So dove cercare le soluzioni, anche dal punto di vista tecnico, so come scollegare e collegare i sistemi, dove sono sistemati i vari oggetti sulla barca, quindi per me è davvero positivo, ed è qualcosa che si ottiene solo passando tanto tempo a bordo, in regata.

Avere Boris a bordo nelle ultime tappe è stato importante perché conosce molto bene la barca. Ogni volta che qualcosa non va, o c'è una vela sbagliata, lui se ne accorge. Può capitare che stia dormendo nella sua cuccetta, si svegli e dica: “Non credo che dovremmo navigare con il J3 in questo momento”, e io gli rispondo: “Come fai a saperlo, stavi dormendo?!”, ma lui riesce a percepire queste cose perché ha trascorso tre mesi della sua vita su questa barca, da solo, ascoltando e sentendo ogni singolo rumore, ogni singolo movimento della barca, sapendo quando è impostata correttamente e quando no. Quindi è un'esperienza davvero preziosa per me poter condividere con lui queste conoscenze in modalità regata.

Will Harris tornerà a bordo per la prossima tappa, quindi saremo lui, Boris, Cole e io. Will è molto bravo nella navigazione e mi fido molto delle sue decisioni, perché è molto preciso e si prepara bene per ogni tappa. Ha trascorso un po' di tempo con la sua famiglia, quindi tornerà con nuova energia, con le batterie cariche, con occhi  e sentimenti nuovi per questa tappa finale.

 

Tutti pensano a Genova come alla loro casa, ma in realtà la baia di Boka è molto più vicina al luogo in cui sono cresciuta, sul mare Adriatico a Trieste. Non capita tutti i giorni di poter navigare con un IMOCA in quella parte del mondo, quindi non vedo l'ora. Il Montenegro è un paese in cui non sono mai stata e tutti dicono che sia un posto davvero incredibile. È bellissimo che regate come questa ci portino in posti nuovi e ci facciano conoscere nuove culture; è davvero un modo per unire l'Europa!

 


06/09/2025 08:33:00 © riproduzione riservata






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