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ROLEX MIDDLE SEA RACE

Rolex Middle Sea Race: vera stoffa, vero spirito

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redazione

La Rolex Middle Sea Race 2012 è stata molto particolare. La regata, caratterizzata da un costante inseguimento del vento, instabile e ballerino, ha testato la determinazione e la pazienza degli equipaggi. Non è stata una competizione intensa e serrata, ma piuttosto una lunga, impegnativa e mentalmente faticosa regata tattica che ha richiesto grande concentrazione e spirito di squadra.

Un record di 83 partecipanti internazionali provenienti da quasi 20 paesi e territori hanno preso parte a questa competizione annuale che inizia e finisce a Malta – l’alto numero di iscritti conferma l’appeal globale della manifestazione e la sua crescita di livello da quando Rolex iniziò la sua partecipazione come sponsor nel 2002.

La 33a edizione della regata ha incoronato un nuovo campione da un continente che non aveva mai vinto prima, confermando il recente predominio della barca più veloce della flotta e suggellando nuovamente lo spirito corinzio che ha ispirato la regata fin dalle sue origini nel 1968 e che da allora anima questa manifestazione.

Un nuovo nome e una nuova nazione sono stati incisi nella lista dei destinatari del Rolex Middle Sea Race Trophy quando lo yacht sudafricano Hi Fidelity è stato confermato come vincitore assoluto della manifestazione. Hi Fidelity ha tagliato il traguardo a Marsamxett Harbour, Malta, mentre imperversavano violenti temporali con raffiche di vento di 37 nodi, condizioni ben diverse da quelle che avevano caratterizzato gran parte della regata lunga 606 miglia nautiche.

Il Welbourne 46 di Eddie De Villiers si è rivelato il maggiore protagonista della settimana, completando il percorso che comprende la circumnavigazione in senso antiorario intorno alla Sicilia, in poco più di quattro giorni e sei ore. La barca è in forma. Sotto la proprietà del famoso velaio Neil Pryde, aveva conquistato la vittoria assoluta e in tempo reale della Rolex China Sea Race 2010.

"Le regate d’altura impegnative mi hanno sempre interessato. Questa, insieme alla Rolex Sydney Hobart, era la regata che volevo fare una volta nella mia vita,” ha commentato De Villiers. "L'idea di portare Hi Fidelity in Europa era finalizzata a partecipare a questa regata e non ci ha deluso." Una serie di valide decisioni tattiche ha consentito a Hi Fidelity di mantenere una posizione ideale nella flotta. "Avere pazienza è la sfida più grande per non commettere errori stupidi, soprattutto quando c’è vento leggero e non hai grande spazio di manovra. Quando scegli una certa posizione sul percorso, devi vivere con quella decisione."

Il trionfo di Hi Fidelity è una testimonianza reale di un grande spirito di squadra. La maggior parte dell’equipaggio tutto sudafricano di De Villiers naviga insieme fin dall'infanzia e incarna perfettamente lo spirito corinzio nella vela. Il team comprende Michael Joubert e Mark Sadler, velisti professionisti che avevano fatto parte dell’ex-squadra di Coppa America sudafricana Team Shosholoza. "Quando il gioco si fa duro, devi avere i soldati giusti in campo," ha aggiunto De Villiers. "Vincere la Rolex Middle Sea Race è probabilmente il culmine della mia carriera di velista. E’ stata una bellissima esperienza che custodirò per il resto della mia vita.”

Il Sudafrica diventa il nono paese a fornire un vincitore della Rolex Middle Sea Race.

Alla fine, Esimit Europa 2
Anche prima che la flotta partisse, era evidente che il record della regata - stabilito da Rambler dell’americano George David nell’intesa edizione 2007 - non sarebbe stato seriamente messo in discussione. "Un record di regata nel 2012 è molto improbabile, poiché si prevedono condizioni leggere. Porteremo il minimo peso possibile a bordo," aveva spiegato Juan Vila, l’esperto navigatore della barca più veloce della settimana, Esimit Europa 2, poco prima della partenza.

L’obiettivo dell'equipaggio del Maxi sloveno era pareggiare il record dello yacht italiano Benbow, che aveva conquistato tre vittorie consecutive dei line honours dal 1975 al 1977. Diversamente rispetto alle due precedenti edizioni, Esimit Europa 2 non ha dominato da subito. Durante un lento passaggio verso il famigerato Stretto di Messina, si è trovata a giocare in secondo piano dietro al Mini Maxi di Niklas Zennstrom, Rán 2. Al passaggio dell'isola vulcanica di Stromboli, punto di riferimento principale della regata, Esimit Europa 2 ha fatto una mossa tattica chiave dirigendosi sottocosta. Il Maxi di 100 piedi è riuscito ad allungarsi guadagnando un vantaggio insormontabile, e alla fine ha tagliato il traguardo sette ore davanti alla barca inglese di Zennstrom.

"Spero che sia la regata più lunga che dovrò mai disputare!”, ha ammesso lo skipper Jochen Schümann all'arrivo al Royal Malta Yacht Club dopo 3 giorni, 13 ore, 33 minuti e 15 secondi in mare.
Una flotta unita
Nonostante gli ostacoli incontrati durante la regata e la difficoltà dell’impresa di arrivare a Malta entro il tempo limite, si sono ritirati meno di 15 equipaggi: una prova della determinazione di fronte alle avversità.

Lo skipper di Trustmarque Quokka, Philippe Falle ha ammesso: "Non ci è mai passato per la mente di ritirarci. E’ stata una gara interessante, un po' anomala per le condizioni e le bonacce. L'andamento complessivo della squadra e il paesaggio hanno compensato tutto il resto. Questo è la mia preferita delle quattro Rolex Middle Sea Race che ho disputato, nonostante la lentezza."

Una delle difficoltà principali da affrontare è la gestione degli equipaggiamenti. "Non ci aspettiamo di vedere venti sopra 10-12 nodi, quindi cerchiamo di essere leggeri. Passiamo tutto in rassegna, vele, pezzi di ricambio, provviste e tutto il possibile per ridurre il peso di qualche chilo,” aveva dichiarato il team manager di Ran 2, Tim Powell, prima della partenza. Nelle ultime 24 ore della regata, entrambi gli equipaggi su Esimit Europa 2 e Rán 2 hanno dovuto razionare il cibo, una prova del regime rigoroso a bordo di yacht con equipaggi completamente professionisti. Al suo arrivo a Malta, Schumann ha detto scherzando che all’equipaggio erano rimasti solo alcuni pacchetti di cracker per alimentarsi.

Le provviste a bordo della maggior parte degli equipaggi “Corinthian” - più pronti per una settimana in mare e meno preoccupati di portare peso aggiuntivo - sono durate un po’ più a lungo. Molti hanno affrontato il lento ma incredibilmente panoramico passaggio intorno a Stromboli gustandosi un lauto pasto. Per queste squadre, la difficoltà maggiore negli ultimi giorni è stata la fatica.

"E’ stata una regata molto tattica. L'equipaggio ha lavorato giorno e notte. La barca è stata spinta al suo passo ottimale per tutta la regata," ha spiegato Lee Satariano, co-skipper del campione in carica Artie nonché barca maltese più veloce sul percorso. "Questa gara è stata mentalmente estenuante, con cambi di vele continui," ha aggiunto il co-skipper Christian Ripard.

Un'altra caratteristica interessante della regata è stata come la flotta si è continuamente espansa e compressa. "Abbiamo navigato spesso con sei o sette barche intorno a noi, cosa che non accade spesso nelle regate d'altura," ha riferito Mitch Booth, co-skipper di Kuka-Light mentre la barca svizzera si stava avvicinando al punto di metà strada del percorso all’altezza di Favignana. I duelli che erano iniziati alla partenza della regata da Grand Harbour di La Valletta sono continuati fino al passaggio finale nel Canale di Comino. Un esempio è la battaglia tra le barche maltesi Oiltanking Juno ed Elusive. Dopo cinque giorni e 23 ore di navigazione praticamente fianco a fianco, le due barche hanno tagliato il traguardo a soli 16 secondi l’una dall’altra.

Forse la storia più appassionante è quella del duo irlandese composto da Barry Hurley e Andrew Boyle, che con il loro 35 piedi Dinah è arrivato a Malta a soli 25 minuti dal tempo limite della regata. I due velisti hanno trascorso sei giorni e 20 ore navigando con l’un l’altro. La ricompensa è stata la vittoria di classe e l'ammirazione di tutti i presenti alla premiazione finale tenutasi presso il Mediterranean Conference Centre di La Valletta.

Questo spirito combattivo ha caratterizzato una regata che non è stata molto drammatica ma carica di grande spirito umano. "Questa è sempre una regata difficile. Ogni tappa ha portato qualcosa di nuovo. Non abbiamo dormito molto," ha spiegato Joubert, co-skipper su Hi Fidelity. "Avevamo un gruppo di velisti straordinari a bordo. Ci sono state un sacco di battute e risate, pur essendo concentrati al massimo. L'obiettivo era divertirci e finire.” Un feeling echeggiato dall'intera flotta.
Photo Credit: Kurt Arrigo


30/10/2012 12:58:00 © riproduzione riservata






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