La fine del rapporto tra Giovanni Soldini e il mondo industriale guidato da John Elkann segna molto più di un semplice cambio di incarico: è il passaggio da una visione “romantica” e narrativa della vela a una dimensione sempre più industriale, tecnica e controllata.
Per anni Soldini è stato il volto di una vela capace di parlare anche fuori dal suo perimetro naturale. Dai progetti con Maserati fino all’ambizioso Hypersail di Ferrari, il navigatore milanese ha incarnato un modello unico: lo skipper non solo come atleta, ma come leader di progetto, ponte tra ingegneria, avventura e racconto. Una figura rara, soprattutto in un contesto dove i budget — tra i 20 e gli 80 milioni di euro per i programmi più avanzati — impongono una struttura sempre più simile a quella di un team di Formula 1.
La decisione di Ferrari di chiudere la prima fase del progetto e separarsi da Soldini si inserisce in questa evoluzione. Ufficialmente, il passaggio è legato al cambio di fase: dalla concezione e sviluppo alla validazione tecnica e alla performance. Una transizione che privilegia competenze ingegneristiche pure rispetto alla leadership carismatica di uno skipper. Nessuna rottura, nessuna polemica: piuttosto un riallineamento strategico, coerente con la logica industriale di Exor.
Eppure, è proprio in questo passaggio apparentemente lineare che si apre una frattura più profonda. Perché se è vero che Ferrari guadagna nel breve periodo — maggiore controllo, più coerenza tecnica, un progetto più “misurabile” — è altrettanto vero che perde qualcosa di meno quantificabile ma fondamentale: un ambassador credibile.
Soldini non era solo il team principal di Hypersail. Era il volto umano di un progetto complesso, colui che rendeva comprensibile e affascinante un programma altrimenti confinato tra laboratori, simulazioni e materiali compositi. In un’epoca in cui anche i brand più esclusivi hanno bisogno di narrazione autentica, perdere una figura così significa rinunciare a una parte della propria capacità di parlare al pubblico.
Nel lungo periodo, questo potrebbe pesare più dei benefici immediati. Ferrari rischia di trasformare Hypersail in un progetto impeccabile dal punto di vista tecnico, ma meno rilevante sul piano simbolico. Più efficiente, forse, ma anche più freddo. E in un settore dove l’emozione conta quanto la prestazione, non è un dettaglio.
Dall’altra parte, Soldini esce indebolito solo in apparenza. Certo, perde una struttura finanziaria solida e un brand globale alle spalle. Ma guadagna libertà. E soprattutto evita di restare intrappolato in una fase del progetto dove il suo valore specifico — la visione, la capacità di costruire e guidare un’idea — sarebbe stato inevitabilmente ridimensionato. La sua storia suggerisce che è proprio in questi momenti che riesce a ripartire, spesso con progetti ancora più ambiziosi.
Il bilancio, quindi, cambia a seconda dell’orizzonte temporale. Nel breve periodo, Ferrari e Elkann consolidano il controllo e riducono l’incertezza. Soldini, invece, entra in una fase di transizione. Ma sul medio-lungo periodo lo scenario potrebbe ribaltarsi: se il navigatore riuscirà a costruire un nuovo progetto credibile — come già fatto in passato — sarà lui a recuperare centralità, mentre Ferrari dovrà fare i conti con l’assenza di una figura capace di incarnare il senso profondo della sfida.
In tutto questo, c’è anche un terzo attore che esce ridimensionato: la vela stessa. Perché figure come Soldini sono sempre più rare e sempre più necessarie. Senza di loro, il rischio è quello di uno sport straordinario ma sempre più chiuso, tecnico, distante.
E forse è proprio questa la vera linea di frattura che emerge da questa vicenda: non tra due persone, ma tra due modi diversi di intendere la vela. Da un lato laboratorio industriale avanzato, dall’altro racconto di uomini, mare e innovazione. Per ora ha vinto il primo. Ma la storia, in mare, raramente finisce al primo bordo.
Domenica 27 settembre è stata la giornata degli arrivi e degli ultimi allenamenti, con il Golfo animato dalle vele dei Maxi e dei Modern e, nel pomeriggio, dall'ingresso delle imbarcazioni classiche provenienti da Cannes
Sabato 26 settembre alle ore 9 aprirà ufficialmente al pubblico e ai concorrenti il villaggio di Les Voiles de Saint-Tropez, uno degli appuntamenti più attesi della stagione velica internazionale
A La Baule si decide tutto nell’ultima giornata. Lorenzo Cerretelli è secondo negli Apprentice Master ILCA 7, Alice Grassi guida le donne negli ILCA 6
Le regate di prova nella vela sono piene di superstizioni e molti velisti fanno di tutto per non vincerle. Tuttavia, il team principale di Luna Rossa non ha seguito il copione superstizioso e ha dominato la flotta con margini enormi
La squadra americana, nata appena sei mesi fa, conquista la prima prova della Preliminary Regatta e chiude quarta nella classifica finale. Ken Read: «Siamo chiaramente gli outsider, ma possiamo crescere».
Due secondi posti e un terzo nella Preliminary Regatta non bastano a Tudor Team Alinghi per raggiungere la finale. Un errore in strambata nell'ultima regata di flotta compromette il risultato della squadra svizzera, che chiude settima
L'ARC Team USA vince la regata d'apertura, ma il team italiano si prende la seconda prova e chiude al comando della classifica. Giornata difficile per GB1, mentre i francesi di La Roche-Posay si ribaltano nella seconda partenza
Luna Rossa chiude con una giornata praticamente perfetta la Preliminary Regatta della Louis Vuitton 38th America’s Cup a Napoli. Due vittorie nelle regate di flotta e poi il successo netto nella finale di match race contro Emirates Team New Zealand
1.294 nuovi tesserati della Federazione Italiana Vela in Campania in una sola settimana, dal 22 al 28 settembre. È successo con il tennis, dove i successi di Jannik Sinner hanno contribuito a portare al tennis migliaia di giovani
Dal ritorno a ottobre al rafforzamento della fascia alta, passando per multiscafi, business internazionale e una nuova Blue Arena dedicata ai giovani: Genova si prepara ad accogliere la nautica mondiale