E’ stato diffuso il primo rapporto sullo stato di salute delle Aree Marine Protette (AMP) dal titolo “Riserve marine ai raggi X”, nato da una collaborazione intersettoriale tra NASE (National Accademy of Scuba Educators), Greenpeace e DAN (Diving Action Network) che hanno avviato a giugno di quest’anno il progetto DES – Divers Environmental Survey.
DES è un programma di ricerca scientifica subacquea e tutela del mare che consiste nell’attivazione di un monitoraggio sulle condizioni ambientali dei fondali e nella raccolta sistematica dai computer subacquei dei dati tecnico/scientifici delle immersioni da parte di tutti i sub che frequentano i diving NASE.
Il rapporto è il primo risultato delle attività di ricerca attivate nell’ambito del progetto DES ed illustra i risultati di un monitoraggio effettuato in 11 AMP italiane sulla base di 12 parametri ambientali identificati dagli esperti di Greenpeace (presenza di mucillagini, rifiuti, attrezzi di pesca abbandonati, torbidità dell’acqua e di determinate specie di flora e fauna).
La ricerca ha interessato le principali aree marine protette italiane in 7 regioni italiane: Liguria, Toscana, Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio (http://www.naseitalia.it/Index.aspx?idmenu=2677) ed è stata condotta da Vittorio Bianchini, CEO di NASE, Alessandro Giannì, responsabile della Campagna mare di Greenpeace, e Massimo Pieri, coordinatore della ricerca per DAN.
La realizzazione del progetto è stata possibile grazie al prezioso contributo dei Centri immersioni, delle stesse AMP e delle Capitanerie di Porto che sono da sempre impegnate sul fronte della tutela e dei controlli dell’ambiente marino.
“Con DES lo scopo di NASE è contribuire ad un prestigioso progetto di ampio respiro e sempre all’avanguardia”, dichiara Vittorio Bianchini, CEO di NASE. “Per realizzarlo, NASE ha attivato i suoi 150 centri dislocati in tutta Italia, 2.500 istruttori, 7.000 nuovi subacquei l’anno e 30.000 brevettati sino ad oggi. Partecipare al progetto DES darà a tutti i sub la possibilità di coniugare la passione per il mare e la sua salvaguardia e contribuire alla messa a punto di parametri di sicurezza sempre più al passo coi tempi”.
“Abbiamo deciso di monitorare il meglio dei fondali marini italiani, 11 tra le 21 AMP esistenti: nell’ottica del subacqueo, abbiamo tracciato luci ed ombre di aree che si confermano uno strumento valido al ripopolamento in presenza di controlli severi e in assenza di prelievo da pesca.” afferma Alessandro Giannì, responsabile campagna Mare di Greenpeace.
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