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PIRATERIA

Mamma li Somali!

mamma li somali
Roberto Imbastaro

Per noi che siamo cresciuti guardando in tv “La nonna del Corsaro Nero” il concetto è chiaro, ma per quei pochi che non lo sapessero ribadiamo la differenza tra un pirata e un corsaro: il pirata agisce per proprio conto assaltando e depredando qualsiasi imbarcazione, il corsaro è autorizzato da uno Stato ad assaltare e anche a depredare tutte le imbarcazioni nemiche. Il corsaro è un regolare combattente al quale veniva rilasciata addirittura una patente, detta “Lettera di Marca”, dallo Stato per il quale agiva. I corsari erano tenuti a rispettare i navigli degli stati neutrali e ad attaccare esclusivamente le navi e i beni degli stati nemici. E il dubbio se i cosiddetti “pirati somali” debbano essere chiamati pirati o corsari ci è sorto al sequestro di una nave ucraina che trasportava 30 carri armati russi. Non grano o turisti francesi, ma carri armati. Ma che bravi sono diventati questi pescatori somali spinti alla pirateria dalla crisi politica e economica del loro paese. Dei veri professionisti dell’arrembaggio quali non se ne erano più visti dai tempi di Francis Drake (inglese e al servizio di Sua Maestà Britannica tanto per inciso). E se è la crisi economica ad armare i pirati, tremiamo al pensiero che, una volta che la recessione - come tutti dicono - colpirà l’Italia, i terribili pirati chioggiotti, sulle loro turbosoffianti, spargeranno il terrore nell’Alto Adriatico. In Somalia la pirateria è nata si per fame, ma non solo per la crisi politica della Somalia: in quel tratto di mare senza alcun controllo ogni nave di passaggio ha fatto praticamente di tutto, compreso lo scarico a mare di ogni tipo di rifiuto. Se i primi assalti a barche di passaggio potevano essere considerati episodi di pirateria, questi di oggi ci sembrano tutt’altra cosa. Ed essendo consapevoli che la storia si ripete sempre e l'epoca di sir Francis Drake non è poi così lontana, c’è da chiedersi chi muove i cosiddetti pirati somali e a cosa serve una presenza navale europea in quella zona. Ma essendo un semplice giornale di vela, e quindi futile per definizione, lasciamo a altri ben più titolati queste considerazioni. Ora ufficialmente si è deciso di procedere con il pugno di ferro e domani sarà il giorno in cui comincerà la prima missione navale militare mai intrapresa dall' Unione Europea: Eunavfor Atalanta. Sotto uno squisito profilo giuridico la missione nasce su mandato ONU per scortare i mercantili che trasportano gli aiuti umanitari del programma alimentare mondiale PAM delle Nazioni Unite ma, nelle loro regole d’ingaggio, che saranno ufficializzate domani a Bruxelles dai Ministri degli Esteri dei 27, è prevista la possibilità di prestare soccorso a tutte le navi che incrociano nella zona nel caso di un attacco pirata, anche facendo uso delle armi da fuoco. Resta da risolvere il rebus della giurisdizione: nel caso di cattura chi potrà legalmente perseguire i pirati e a quale paese andranno consegnati? La domanda non è peregrina perché la base della forza navale è a Northwood, in Inghilterra, e gli inglesi mettevano alla forca i pirati ed accoglievano con tutti gli onori i corsari.
L’Italia, che ha nelle acque del Golfo di Aden il cacciatorpediniere Durand de La Penne, non partecipa alla missione, che sarà sotto comando greco e vedrà impegnate sei navi da guerra e tre aerei da ricognizione per sorvegliare un'area che si estende per circa due milioni di chilometri quadrati e in cui rientra il Golfo di Aden


07/12/2008 11:16:00 © riproduzione riservata






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