Vela, Middle Sea Race - Con la vittoria del J/122 Artie, condotto dai co-skipper Lee Satariano e Christian Ripard, si è conclusa una Middle Sea Race deludente (tranne che per i maltesi) penalizzata da un meteo con troppi buchi di vento e dall’assenza di novità tra i maxi dove si è imposto con merito, ma per l’ennesima volta, Esimit Europa 2, avvero il vecchio Alfa Romeo di Crichton Neville.
Insomma niente di spettacolare tra i maxi e piccoli favoriti dal meteo che ha consegnato la vittoria alla piccola barca maltese. Artie ha completato il percorso di 606 miglia nautiche in un tempo di 4 giorni, 4 ore, 22 minuti e 54 secondi. L’ultima volta che una barca locale aveva vinto questa classica d’altura fu nel 2002 con il 35 piedi Market Wizard.
La classifica generale quindi parla “mini”, con tre piccole ai primi tre posti, Artie, AOC Rockall (il Corby 36 tedesco) e Otra Vez (un altro J/122 maltese), tutte barche inferiori a 40 piedi.
Per Leo Satariano, che si era piazzato secondo overall nel 2006 e 2010, è stata ovviamente una grande soddisfazione: “E’ un momento da assaporare, un sogno diventato realtà. Dal 2002 la flotta è cresciuta e il livello della competizione è straordinario. Il percorso della Rolex Middle Sea Race è bellissimo. E’ una regata che non puoi mai dimenticare. Ogni anno questa sfida esercita un richiamo particolare.”
Satariano ha anche elogiato Ripard e il resto del suo equipaggio: “Hanno lavorato tutto l’anno e si sono dedicati alle regate locali. La preparazione per questa regata è stata molto intensa. Uno sforzo particolare è stato fatto nell’ottimizzare la barca e le vele. In regata l’equipaggio ha lavorato senza sosta, a volte con 5-7 cambi di vele nell’arco di dieci minuti; ha manovrato velocemente in ogni tipo di condizione. Questa vittoria è molto gratificante per l’equipaggio perché ad ogni svolta abbiamo trovato condizioni inaspettate, venti diversi, pioggia, direzioni diverse, ed è stata una regata molto appassionante.”
L’unico contrattempo per l’equipaggio di Artie è stato durante la prima notte in regata al largo della costa sudorientale della Sicilia, quando si è reso conto di avere dei problemi con il race tracker, guasto irrisolto. Ripard ha dichiarato: “Psicologicamente questo ci ha consentito di concentrarci esclusivamente sul nostro lavoro, e forse questo ci ha aiutati. Potevamo vedere (fisicamente) i nostri diretti avversari, quindi avevamo un incentivo in più per spingere al massimo.”
L’equipaggio di Artie aveva seguito le previsioni pre-regata, ma le barche sottocosta sono passate oltre e Artie è slittata nelle retrovie. L’equipaggio si è reso allora conto di non essere messo bene quando si è ritrovato accanto a barche che avrebbero dovuto essere alle loro spalle. Satariano ha commentato: “Da lì in poi abbiamo lavorato ancora più duramente per recuperare lo svantaggio accumulato in quella prima notte.”
Il co-skipper e armatore Christian Ripard ha dichiarato: “E’ stata dura mentalmente. C’erano continue decisioni tattiche da azzeccare. Eravamo vicini a circa 30 barche e abbiamo regatato in mezzo a una flotta grande, quindi è stata una regata molto tattica. La prima notte è stata difficile poiché c’erano delle zone di bonaccia. Ne siamo usciti male. Ma abbiamo avuto tutto il resto della regata per rimontare. Eravamo motivati a non commettere errori. Direi che abbiamo fatto una bella regata. Abbiamo spinto la barca al massimo.”
I primi cinque in classifica – Artie, AOC Rockall, Otra Vez, Jaru Team EC (MLT), Oiltanking Juno (MLT) – si sono incrociati per tutta la regata. Ripard ha dichiarato: “Abbiamo davvero lottato l’uno contro l’altro sull’intero percorso. La prima notte i nostri avversari hanno avuto lo stesso problema (erano troppo a ovest) e abbiamo gradualmente ripreso la flotta. Ma continuavano ad apparire e a ogni svolta ci ritrovavamo insieme.”
Oltre a Ripard e Satariano, l’equipaggio di otto a bordo di Artie include tre velisti ventenni. Ripard ha commentato: “Questo dimostra che i velisti maltesi, nonostante non siano delle ‘rock star’ di professionisti, possono dare ottimi risultati e combattere ad armi pari. Questa regata non è stata un’eccezione – l’anno scorso abbiamo lavorato bene e quest’anno abbiamo dimostrato di potercela fare.”
Ripard ha cercato di mantenere l’equipaggio concentrato sull’obiettivo: “Ho voluto tenere tutti lontani dalle news esterne, creano troppa agitazione e tensione, ma a 30 miglia dal traguardo abbiamo iniziato a seguire le news sulla nostra posizione.”
A quel punto Artie era tra Lampedusa e Gozo e Ripard aggiunge: “Il vento era molto leggero, avevamo tutti la stessa aria. Sapevamo che il vento sarebbe entrato da ovest-nordovest. E’ così è stato, ma le barche alle nostre spalle erano più a ovest rispetto a noi quindi hanno preso il vento prima. Quando siamo entrati nel canale (di Sud Comino), Jaru era circa sette miglia dietro di noi, un puntino sull’orizzonte, ma abbiamo finito solo mezzo miglio davanti a loro. Il tragitto lungo la costa è stato molto difficile poiché ci è mancato il vento. Siamo arrivati sul traguardo appena in tempo.”
A parte la battaglia con il J/133 Jaru, entrambi testa-a-testa in tempo compensato, Artie ha anche regatato contro il Corby 36 AOC Rockall (GER) di Chris Opielok che secondo i dati del sistema di race tracking è stato il leader overall per buona parte della regata. Dopo l’arrivo di Artie, AOC Rockall ha avuto una finestra di due ore per raggiungere il traguardo. Sebbene questo sarebbe stato possibile, con le condizioni giuste, gli dei del vento non hanno cooperato con la “new entry”. Il Corby 36 ha tagliato l’arrivo poco prima delle 18.00 ora locale, 29 minuti troppo tardi per strappare la vittoria ad Artie.
Opielok, che ha regatato con successo con AOC Rockall negli ultimi due anni, ha appena venduto la barca ma aveva deciso di partecipare alla Rolex Middle Sea Race come ultima regata. Ha riunito un equipaggio competitivo, tra cui il tattico John Brinkers ex-commodoro del Royal Hong Kong Yacht Club e il regatante di Etchells Warwick Downs, oltre al progettista dello yacht, John Corby. A causa di una defezione dell’ultimo minuto, la barca è stata condotta da un equipaggio a sette, pertanto i turni di guardia sono stati un po’ a corto di manodopera con soli tre velisti ciascuno, mentre Opeilok ha aiutato con il meteo, il cibo e le manovre.
Il risultato overall non ha intaccato la passione di questi velisti tedeschi per la regata, in cui si sono piazzati secondi overall in tempo compensato e secondi in Classe 4. Opielok ha dichiarato: “E’ stata una regata davvero magnifica. Abbiamo avuto vento fino a 20 nodi, bonacce, un po’ di corrente e previsioni meteo inattendibili. Eravamo tutti alla nostra prima Rolex Middle Sea Race e la consideriamo come la migliore regata d’altura in assoluto – è stata davvero bellissima.”
Opielok, capitano professionista di navi da rifornimento, è abituato a studiare le previsioni meteorologiche, ma ciò nonostante questa regata è stata complessa: “La situazione meteo generale era stata prevista bene, ma sul percorso è stata interrotta da sistemi meteo locali, gruppi di dense nubi e venti termici. Dalla barca, la situazione era completamente diversa e abbiamo dovuto cambiare la nostra strategia. Abbiamo deciso di non andare oltre le due miglia dalla rhumb line, ci siamo spinti nelle nubi per cercare una maggiore pressione di vento e abbiamo sfruttato tutti i salti di vento. Abbiamo seguito le barche davanti a noi con il race tracker e abbinato le loro rotte con i gruppi di nuvole. Quindi sapevamo che cosa ci aspettava lungo il percorso e questo è un notevole vantaggio per una barca piccola.”
Opielok ha riferito che non ci sono stati problemi a bordo e prevede di tornare a Malta: “La barca era come un serpente nell’olio. L’amo molto e mi spiace averla venduta, ma devo dedicare più tempo alla famiglia e al lavoro. Giuro che tornerò.”
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