sabato, 28 marzo 2026

RICCI DI RICCI

Anche l’ignoranza uccide la vela

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Cino Ricci

Abbiamo un nuovo governo e un nuovo orizzonte di lacrime,  sangue e sacrifici. Parlare di vela in questo momento storico sembra quasi fuori luogo. Ma non è così. Siamo ad uno dei punti più bassi della nostra recente storia sportiva in questa disciplina e la ragione sembra essere semplice: i soldi non ci sono. Ripetiamo sempre le stesse cose: da noi nessuno investe sulla vela e anche un campione come Giovanni Soldini rimane a guardare una Volvo Ocean Race che avrebbe voluto vivere da protagonista. Panorama desolante, con un Marco Nannini che parte per un giro del mondo senza soldi chiamando l sua barca “Crisi finanziaria” e una flottiglia di entusiasti volontari alla Mini Transat partita quasi allo sbaraglio e solo per la loro grande forza di volontà. Ma se accade tutto questo non sarà anche per un problema di ignoranza? Le aziende non investono nella vela perché della vela nessuno sa nulla. Se andiamo in una scuola e chiediamo ad un ragazzo, anche nelle superiori, di dirci quali sono i grandi navigatori italiani, probabilmente non tireremmo fuori molto più che Cristoforo Colombo, se va bene! Di Giovanni Da Verrazzano o di Giovanni Caboto magari non ha sentito mai parlare nessuno. Eppure sono famosissimi in tutto il mondo. In Canada qualche hanno fa’ hanno festeggiato con delle incredibili parate il loro John Cabot (Giovanni Caboto) scopritore del Canada, e per evidenziare la fama di Giovanni da Verrazzano basta ricordare il famoso ponte newyorkese.  Nelle nostre scuole tutta la nostra storia marinara, fatta in gran parte di vela andrebbe insegnata. Nessuno sa nulla di tutta la nostra cultura marinara, delle navi a vela che doppiavano Capo Horn, dei nostri traffici,  della nostra marineria ottocentesca. Per fare un esempio concreto , con la storia di una grande compagnia di navigazione genovese come la Rubattino ci si potrebbe scrivere la storia d’Italia. Raffaele Rubattino, amico di Cavour e di Nino Bixio,  fornì prima a Carlo Pisacane e poi a Giuseppe Garibaldi le navi per le loro spedizioni nel sud d’Italia, denunciandone il furto per non mettere a repentaglio la sua attività. Se l’Italia è unita lo deve anche e soprattutto ai suoi uomini di mare. Facciamolo sapere.


08/12/2011 18:29:00 © riproduzione riservata






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