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America's Cup: Alinghi, la pazienza svizzera

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redazione

Se la stampa francese ha riscoperto l'entusiasmo per la partecipazione del team transalpino alla prossima America’s Cup, quella svizzera sembra aver riscoperto una virtù ancora più tipicamente elvetica: la pazienza.

Emerge infatti una differenza evidente rispetto ad altri Paesi: in Svizzera si parla relativamente poco di classifiche, di favoriti o di polemiche. L'attenzione è concentrata soprattutto sulla ricostruzione di Alinghi, uno dei nomi più prestigiosi nella storia dell'America's Cup, chiamato ancora una volta a reinventarsi.

Dopo la conclusione della campagna di Barcellona e la nascita del Tudor Team Alinghi, i media elvetici sembrano aver accettato un'idea precisa: il nuovo ciclo non si giudicherà dalle regate del 2026, ma da quello che la squadra riuscirà a diventare da qui all'inizio della Louis Vuitton Cup.

È un approccio molto svizzero, quasi ingegneristico, che attraversa trasversalmente quotidiani generalisti e testate sportive.

Fra i quotidiani che hanno seguito con maggiore continuità il nuovo corso di Alinghi c'è Blick.

In occasione della Preliminary Regatta di Cagliari il giornale dedica ampio spazio al debutto del Tudor Team Alinghi, sottolineando il buon avvio della squadra e il quarto posto provvisorio dopo la prima giornata di regate. Ma la cronaca sportiva lascia presto il posto a un'altra considerazione.

Per Blick, infatti, il dato più significativo è che la nuova formazione svizzera regati finalmente sotto la propria bandiera con un gruppo completamente rinnovato, dopo la profonda riorganizzazione seguita alla campagna precedente. Più che il risultato numerico, il quotidiano mette in evidenza la qualità dell'esordio e il fatto che il nuovo equipaggio abbia mostrato subito un buon livello di competitività.

Il peso della storia

È curioso osservare come, nella stampa svizzera, ogni articolo dedicato ad Alinghi finisca inevitabilmente per confrontarsi con il passato.

Le due vittorie conquistate nel 2003 e nel 2007 continuano a rappresentare il punto di riferimento di qualsiasi analisi. Non si tratta di nostalgia, quanto piuttosto della consapevolezza che nessun'altra squadra europea abbia lasciato un'impronta così profonda nella storia moderna dell'America's Cup.

Per questo motivo si evita accuratamente di parlare di "rifondazione", previlegiando termini come continuità, ricostruzione e rilancio, quasi a sottolineare che il patrimonio tecnico e culturale di Alinghi non sia mai realmente andato perduto.

Le Temps e Tribune de Genève: la credibilità prima della velocità

Nei quotidiani della Svizzera francofona il racconto assume un tono ancora più misurato.

L'interesse non si concentra tanto sulle singole regate quanto sulla solidità della nuova organizzazione.

La scelta di Tudor come title sponsor, l'ingresso di nuovi partner industriali e la costruzione di un programma pluriennale vengono interpretati come elementi essenziali per garantire stabilità a una campagna che, secondo molti osservatori, dovrà evitare gli errori del passato.

L'America's Cup viene raccontata soprattutto come un progetto industriale, tecnologico e organizzativo. Le prestazioni in mare rappresentano soltanto la conseguenza di un lavoro molto più ampio.

Una squadra profondamente cambiata

Un altro elemento ricorrente riguarda la composizione del team.

I giornali svizzeri insistono sul fatto che il Tudor Team Alinghi non sia semplicemente la prosecuzione della precedente campagna, ma una struttura profondamente rinnovata.

Nuovi partner, nuovi processi decisionali, nuove competenze tecniche e una diversa impostazione organizzativa vengono descritti come il vero valore aggiunto del progetto.

La sensazione è che la stampa elvetica voglia preparare i propri lettori a un percorso di crescita graduale, senza creare aspettative irrealistiche.

Ernesto Bertarelli resta il punto di riferimento

Anche quando non compare direttamente nelle cronache, la figura di Ernesto Bertarelli continua a occupare un ruolo centrale.

Il fondatore di Alinghi rimane il simbolo della più grande impresa sportiva mai realizzata dalla vela svizzera e, inevitabilmente, ogni evoluzione del progetto viene letta anche attraverso la sua visione.

La presenza di una proprietà stabile e fortemente coinvolta viene considerata una garanzia per affrontare un ciclo tecnico sempre più complesso e costoso.

Nessuno promette miracoli

Forse è proprio questo l'aspetto che distingue maggiormente la stampa svizzera da quella di altri Paesi.

Quasi nessun commentatore inserisce oggi Alinghi tra i favoriti per la conquista della prossima America's Cup.

Per gli osservatori elvetici il riferimento resta Emirates Team New Zealand, mentre Luna Rossa Prada Pirelli e la britannica Athena Racing vengono considerate le due challenger oggi più complete.

Il Tudor Team Alinghi viene collocato immediatamente alle loro spalle, insieme alla Francia, come una squadra capace di crescere ma ancora alla ricerca della continuità necessaria per competere ai massimi livelli.

È una valutazione sorprendentemente prudente per un Paese che ha già conquistato due America's Cup.

La fiducia costruita con il metodo

Il messaggio che emerge è diverso da quello che arriva da Francia, Gran Bretagna o Nuova Zelanda. Mentre altrove si discute soprattutto di velocità, di foil e di risultati, in Svizzera si parla di metodo.

Il Tudor Team Alinghi viene raccontato come un progetto che ha scelto di rallentare per costruire fondamenta più solide. Nessuno sembra avere fretta di proclamare una squadra vincente dopo una buona regata preliminare.

È una filosofia che ricorda quella dell'orologeria svizzera: precisione, pazienza e attenzione ai dettagli prima della ricerca della prestazione assoluta.

Se questa strategia sarà sufficiente per riportare Alinghi ai vertici dell'America's Cup lo dirà soltanto il mare di Napoli.

Ma leggendo la stampa elvetica, una cosa appare già evidente: in Svizzera il successo non viene misurato soltanto dal cronometro. Si misura soprattutto dalla qualità del progetto che lo rende possibile.


03/07/2026 15:48:00 © riproduzione riservata






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