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AMERICA'S CUP

America's Cup: la Francia torna a crederci

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redazione

C'è una parola che ricorre con insistenza nella stampa francese di queste settimane: credibilità.

Scorrendo gli articoli pubblicati tra il 1° giugno e il 2 luglio, dopo la Preliminary Regatta di Cagliari, si coglie subito un cambiamento di tono. Non ci sono titoli trionfalistici né proclami di vittoria, ma qualcosa è decisamente cambiato nel modo in cui i media d'Oltralpe raccontano il French Challenge, la sfida francese alla 38ª America's Cup sostenuta dal title sponsor La Roche-Posay.

Per la prima volta dopo molti anni, quotidiani e riviste specializzate sembrano concordare su un punto: la Francia non è ancora tra le favorite per conquistare la Coppa, ma ha finalmente costruito una campagna che merita di essere presa sul serio.

È una differenza sottile, ma sostanziale. Fino a poco tempo fa il racconto ruotava soprattutto attorno al divario con i grandi protagonisti della Coppa, alle difficoltà economiche e organizzative, alle occasioni perdute. Oggi, invece, l'attenzione si concentra su ciò che è stato costruito e, soprattutto, su quello che questa squadra potrebbe diventare da qui a Napoli 2027.


Il primo a sottolinearlo è L'Équipe, che nelle settimane successive a Cagliari dedica ampio spazio non tanto al risultato della regata quanto alla trasformazione del progetto. Il quarto posto conquistato dal team di Quentin Delapierre viene quasi messo in secondo piano rispetto alla qualità del lavoro svolto negli ultimi mesi.

Secondo il quotidiano sportivo francese, il vero salto di qualità è rappresentato dalla nuova organizzazione. L'arrivo di Philippe Presti, uno degli uomini più esperti dell'America's Cup moderna, insieme al rafforzamento del gruppo tecnico e all'ingresso di velisti del calibro degli spagnoli Diego Botín e Florian Trittel, viene interpretato come il segnale che la Francia abbia finalmente deciso di affrontare la Coppa con un approccio internazionale.

È un passaggio che la stampa francese considera quasi inevitabile. Nessuno sembra vivere con fastidio la presenza di campioni stranieri all'interno del team. Al contrario, viene vista come la conferma che anche il French Challenge ha ormai adottato il modello delle grandi campagne moderne: scegliere i migliori talenti disponibili, indipendentemente dalla loro nazionalità, mantenendo però una forte identità progettuale e gestionale francese.


È un tema che ritorna anche sulle pagine di Voiles et Voiliers, probabilmente la testata che più di ogni altra entra negli aspetti tecnici della campagna.

Qui il risultato sportivo passa quasi in secondo piano. Gli articoli parlano soprattutto di ore di navigazione accumulate sugli AC40, dello sviluppo delle procedure, del controllo del volo e dell'integrazione tra progettisti, ingegneri e velisti. La sensazione è che la rivista voglia trasmettere un concetto preciso: una Preliminary Regatta serve soprattutto a misurare la qualità del metodo di lavoro.

Da questo punto di vista, secondo Voiles et Voiliers, il French Challenge esce rafforzato. Il distacco da Emirates Team New Zealand e da Luna Rossa Prada Pirelli rimane evidente, ma viene giudicato ormai molto più contenuto rispetto a quanto visto nel ciclo precedente.

Anche la stampa regionale contribuisce a costruire questa narrazione.


Per Ouest-France e Le Télégramme, entrambe profondamente legate alla tradizione nautica della Bretagna, il vero protagonista non è nemmeno la squadra, ma Lorient, la base operativa del progetto. I due quotidiani raccontano la città come il cuore tecnologico della vela francese, il luogo dove si incontrano competenze provenienti dalla vela olimpica, dall'ocean racing e dall'America's Cup.

Il messaggio è chiaro: prima ancora di costruire una barca competitiva, la Francia ha costruito una struttura.

È probabilmente questo l'aspetto che colpisce di più leggendo la stampa francese. Si parla molto meno delle singole regate e molto di più dell'organizzazione, della pianificazione e della continuità del lavoro. Un cambio di prospettiva che riflette una maggiore maturità dell'intero progetto.


Persino Le Figaro, che dedica uno spazio più limitato alle vicende sportive, affronta l'argomento soprattutto dal punto di vista economico e industriale. L'America's Cup viene raccontata come un laboratorio di innovazione, mentre il sostegno del title sponsor La Roche-Posay viene considerato un elemento decisivo per garantire stabilità finanziaria e prospettive di lungo periodo.

Naturalmente non mancano le valutazioni tecniche sul livello degli avversari.


Su questo punto esiste una sostanziale unanimità. Per la stampa francese Emirates Team New Zealand rimane il punto di riferimento della flotta. Subito dietro vengono collocate Luna Rossa Prada Pirelli e la sfida britannica Athena Racing, considerate oggi le due candidate più credibili a contendere ai neozelandesi la prossima America's Cup.

Il French Challenge viene sistematicamente inserito alle loro spalle. Non ancora una squadra da titolo, ma nemmeno più una presenza marginale. È una posizione che, fino a pochi mesi fa, difficilmente i media francesi avrebbero rivendicato con tanta convinzione.

Anche il giudizio su Quentin Delapierre è cambiato sensibilmente. Se nelle campagne precedenti il dibattito riguardava soprattutto il potenziale del timoniere francese, oggi quasi tutti gli osservatori lo considerano il leader naturale della squadra. L'esperienza accumulata nel SailGP viene descritta come uno dei principali punti di forza del progetto, soprattutto in una Coppa sempre più dominata dalla gestione del volo e dalla velocità decisionale.

Accanto a Delapierre, il nome che compare con maggiore frequenza è quello di Philippe Presti. Per molti editorialisti rappresenta il valore aggiunto capace di trasferire al French Challenge quella cultura della vittoria che in passato era mancata.

Ma il dato forse più interessante emerge leggendo l'insieme degli articoli, più che i singoli commenti.

È cambiata la narrazione.

La stampa francese sembra aver definitivamente abbandonato la tentazione di misurare il valore della propria campagna esclusivamente sulla base dei risultati immediati. Oggi prevale una convinzione diversa: una sfida all'America's Cup si costruisce nell'arco di un intero ciclo tecnico, attraverso investimenti, organizzazione, continuità e capacità di attrarre competenze.

In fondo, è proprio questo il messaggio che emerge con maggiore chiarezza dai media d'Oltralpe. Il French Challenge non viene ancora raccontato come il favorito della prossima America's Cup. Sarebbe prematuro, e la stessa stampa francese evita accuratamente di alimentare aspettative irrealistiche.

Viene però raccontato come una squadra che, finalmente, ha smesso di rincorrere il passato e ha iniziato a costruire il proprio futuro.

Ed è probabilmente questa, più del quarto posto ottenuto a Cagliari, la notizia che in Francia viene considerata il vero successo dell'ultimo mese.

 


02/07/2026 13:07:00 © riproduzione riservata






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